Flavia Del Seta

Flavia e Francesco_ritratti

Tempo di Lettura: 3 minuti

Flavia Del Seta, produttrice a San Gimignano

L’abbiamo conosciuta insieme a suo marito Francesco Galgani, durante un evento promosso dal Consorzio di Tutela del Borgo Medioevale delle 14 torri. Dopo una presentazione della loro realtà, Flavia ha interagito con noi su più aspetti.

Cappellasantandrea, nata nel 1959 a San Gimignano, in località Casale, come podere mezzadrile di Giovanni Leoncini, ora è condotta da Flavia Del Seta, nipote di Giovanni, con suo marito Francesco Galgani. Dopo essersi negli anni specializzata nella viticoltura del lugo, ha implementato la produzione in particolare della Vernaccia di San Gimignano, realizzandone tre tipologie differenti, di cui vi proponiamo la Riserva.

Sotto la guida dell’enologo Paolo Salvi, con il contributo dell’agronomo Ruggero Mazzilli, è stato scelto a partire dal 2010 di diventare biologici certificati.

Alla nostra domanda cosa rappresenta per lei questa cantina di famiglia risponde:

Cappellasantandrea è sempre stato il luogo della mia famiglia, delle feste tutti insieme e della vendemmia. Lo è stato da bambina, da adolescente e oggi da madre. Qui ci sono le mie radici, il mio passato e il mio futuro, il luogo dove ogni giorno mettiamo un tassello per costruire ciò che amiamo fare e tramandare ai nostri figli e a tutte le persone che passano da qui. Non solo vino ma soprattutto un insieme di valori che ci anima e ci sospinge ad andare avanti giorno per giorno”.

Da quanti anni la gestite con Francesco?

“Ho sempre seguito mio nonno fin da bambina. Francesco ha fatto la sua prima vendemmia con noi a 18 anni. Abbiamo preso le redini dell’azienda nel 2005 parallelamente ai nostri studi universitari. Dal 2010 ci dedichiamo anima e corpo a lei”.

Cosa rappresenta per te la varietà bianca di San Gimignano?

“La Vernaccia di San Gimignano è espressione autentica del nostro territorio, oltre a essere un vitigno che ci permette di esprimere il nostro concetto di tipicità declinato in tre diverse tipologie: annata, selezione anfora e riserva. Di quest’ultima trovate di seguito un approfondimento”.

Anche da voi si nota il cambiamento climatico e quali azioni fate per gestirlo?

“Certo anche noi stiamo vivendo le insicurezze prodotte dal cambiamento climatico, con temporali estivi sempre più imprevedibili e violenti, temperature molto calde già da giugno, inverni forse meno rigidi che in passato, gelate primaverili più frequenti. Fortunatamente le piante, e la vite in particolare, sanno rispondere con meno difficoltà di noi ai cambiamenti, resta nostro compito adattare le strategie colturali per aiutarle.

“Per i rischi di gelate abbiamo da qualche anno ritardato la potatura, che facciamo in due tempi, accorciando i tralci in maniera definitiva solo a germogliamento iniziato. Per proteggere il suolo dal caldo estivo ma anche dai rischi di erosione dovuti ai violenti temporali pratichiamo la pacciamatura (pratica agronomica che consiste nel ricoprire il terreno attorno alle viti con uno strato di materiale naturale. Serve a proteggere il suolo, impedire la crescita delle erbe infestanti, mantenere l’umidità e regolare la temperatura), a filari alterni, contro le scottature solari “imbianchiamo” le piante con una polvere di roccia, il caolino, che funge un po’ da “crema solare”. Infine cerchiamo di avere più vegetazione nella parte alta dei filari, per mantenere i grappoli più in ombra nelle ore più calde”.

Un tuo commento sui suoli

“Qui i suoli hanno origine pliocenica, con sabbie gialle (dette tufo) ricche di scheletro fossile che poggiano su argille grigie più profonde. Sono terreni estremamente delicati, soggetti a frane e smottamenti, ragione per cui spesso si trovano le argille grigie esposte. La grande presenza di fossili e depositi calcarei è caratteristica fondamentale per trasmettere ai vini una freschezza sapida e minerale. Nelle vigne cerchiamo di favorire il “dialogo” tra radici e suolo, limitando concimazioni spinte, mantenendo i terreni ricchi di vita attraverso l’autoproduzione di compost aziendale”.

Vernaccia di San Gimignano Riserva Rialto 2024

Ottenuta da una singola e vecchia vigna della varietà regina di San Gimignano, in cantina per far esprimere la profondità dei suoli di San Gimignano e il loro legame con il mare antico in cui erano immersi, le uve vengono diraspate e lasciate macerare per 20 ore prima della pressatura, a cui segue un “pied de cuve” da fermentazione spontanea. Tutta la vinificazione è fatta in acciaio. L’affinamento è compiuto per 12 mesi sulle fecce fini, prosegue con un imbottigliamento senza filtrazione, dove rimane per circa altri 6 prima dell’uscita. Nel calice dopo un colore dorato, con luce verde, al naso ha sentori di frutta tra cui prugna mirabella e mela mature, di agrumi canditi, seguiti da note di grano, orzo. Al palato questa nuova annata ha struttura e personalità, freschezza, con lievi sensazioni tanniche che le donano morbidezza, un finale lungo degno di un grande bianco.

 

 

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