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Grandi Langhe 2026 è stato un successo!
Come testimonia la partecipazione di oltre settemila operatori professionali, dei quali oltre cinquecento stranieri, e più di trecento tra giornalisti, blogger, podcaster e comunicatori esperti. La manifestazione, organizzata dal Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani e dal Consorzio Tutela Roero, in collaborazione con Piemonte Land of Wine, che riunisce tutte le denominazioni vinicole regionali, ha coinvolto 515 cantine che hanno presentato alle Officine Grandi Riparazioni di Torino oltre tremila etichette in rappresentanza dell’intero patrimonio enologico piemontese.
Anche quest’anno il gradimento dei produttori per la manifestazione è stato alto, perché si svolge a Torino, che è considerata casa, e per l’alto livello qualitativo dell’organizzazione, mantenutosi costante negli anni, anche nel passaggio da “Grandi Langhe a Grand Piemont” come ha declinato in dialetto piemontese un produttore di Langa, confermandosi un palcoscenico di incontro, confronto e promozione, in particolare con gli operatori stranieri, nonché un evento concepito e organizzato per gli operatori.
I solidi risultati di “Grandi Langhe e il Piemonte del vino 2026” sono ancora più lusinghieri alla luce dei dubbi che da più parti vengono sollevati sull’efficacia e l’utilità degli eventi fieristici, piccoli e grandi.
Perché due etichette diverse per la medesima manifestazione?
Non si tratta di un errore, ma dell’uso ancora molto in voga di “Grandi Langhe”, vecchia denominazione della manifestazione, nata come vetrina dei vini di Langa e cresciuta fino a diventare strumento di promozione dell’intera filiera vinicola piemontese, fino a modificare il nome in “Grandi Langhe e il Piemonte del vino”.
Il cambio di etichetta è andato di pari passo con l’introduzione della Menzione Geografica Allargata “Piemonte”, presentata nel corso di Grandi Langhe 2025, la facoltà ma non l’obbligo, di indicare il nome della regione, oltre a quello della Denominazione, in etichetta. Nel corso dell’edizione 2026 di Grandi Langhe e il Piemonte del vino, è stato dato grande risalto alla favorevole convergenza sulla proposta da parte di tutte le denominazioni piemontesi, grandi e piccole, più famose e ancora da scoprire.
I produttori interpellati si mostrano consci che la Menzione Geografica Allargata “Piemonte” sarà uno strumento di supporto alla comunicazione e alla vendita del vino piemontese, grazie alla maggiore facilità di comprensione di un marchio regionale in rapporto alle tante parcellizzazioni territoriali.
La Menzione Geografica Allargata “Piemonte” è un unico ombrello, semplice e immediato, al di sotto del quale continueranno ad esistere le tante e diverse denominazioni di una delle regioni di traino del vino italiano, ricca di 19 Docg e 41 Doc, tutelate da 15 Consorzi diversi.
A meno di qualche lungaggine burocratica, dall’anno prossimo, in riferimento alla vendemmia 2026, potremmo trovare le prime etichette che aggiungono al nome della denominazione l’etichetta “Piemonte”. E sarà importante che, soprattutto per le denominazioni che hanno dei lunghi periodi di invecchiamento, potrà essere “retroattiva”, e quindi valere per le annate precedenti.
Le annate: Barolo 2022 e Barbaresco 2023

Gli assaggi di Grandi Langhe restituiscono un’immagine chiara delle nuove annate di Barolo 2022 e Barbaresco 2023: vini figli di un clima difficile, ma anche di una viticoltura sempre più consapevole e reattiva. Il Piemonte del vino si racconta oggi senza retorica, con bottiglie che non cercano l’effetto spettacolare, ma la coerenza, l’equilibrio e l’identità territoriale.
Il Barolo 2022 nasce in un contesto segnato da caldo intenso e siccità prolungata, tra le annate più complesse degli ultimi anni. Le criticità climatiche sono evidenti e si leggono nei vini: meno potenza, meno concentrazione forzata, meno opulenza. In compenso emergono Barolo più tesi, misurati, lineari, costruiti sulla precisione più che sulla forza. I tannini sono presenti ma meno aggressivi, il frutto è pulito, il profilo complessivo privilegia la bevibilità e l’equilibrio. Non è un’annata “monumentale”, ma è un’annata onesta, leggibile, che racconta bene il territorio senza sovrastrutture.
Il Barbaresco 2023 mostra un volto diverso ma coerente: più fresco, luminoso, immediato, con vini che puntano su eleganza e scorrevolezza. Anche qui il clima ha inciso, ma il risultato è una generazione di Nebbiolo più aperti, più agili, meno rigidi, con una bella tensione acida e una bevibilità già evidente in fase giovane.
Il messaggio che emerge è chiaro: Barolo e Barbaresco non inseguono più modelli di potenza, ma una nuova classicità fatta di equilibrio, identità e misura. Annate complesse, con limiti evidenti, ma interpretate con intelligenza e rispetto del territorio. Vini meno dimostrativi, più veri. Più Langhe, meno costruzione.
Qualche etichetta che ci ha colpito
Alcune etichette, tra quelle assaggiate, all’interno di un palcoscenico qualitativo di altissimo livello, non limitato alle denominazioni più iconiche ma a tutte quelle presenti.

Barbaresco Marcorino 2021, Guido Rivella
Raffinato, più che potente. Naso delicato ma profondo, con profumi che ricordano i fiori secchi, la frutta rossa matura e leggere note speziate. In bocca è equilibrato, non aggressivo, con una struttura importante ma composta. È il classico vino che non stanca, che accompagna il pasto con eleganza e lascia una sensazione di pulizia e continuità.
Barbaresco Bricco San Giuliano 2022, Pasquale Pelissero
Neive, azienda che ha toccato le 100 vendemmie, poco conosciuta, Barbaresco profumato, di elegante struttura e tannini setosi.
Barbaresco Lorens Giacone 2022, Walter Lodali
Di Treiso, fine, complesso e armonico sia al naso sia al palato.
Barolo Annunziata 2020, Giuseppe Grasso, La Morra
Barolo intenso e profondo, con un carattere deciso ma elegante. È ricco, con profumi di frutta matura, spezie e leggere note scure. Strutturato, serio, con una bella forza e una lunga persistenza, ma senza essere pesante. Un vino importante, da bere con calma, che comunica solidità, tradizione e personalità.
Barolo Bussia Bricco Visette 2020, Attilio Ghisolfi
Monforte d’Alba, meravigliosamente sabaudo e austero, di elegante struttura e lunghissimo finale.
Barolo Villero 2021, Livia Fontana
Castiglione Falletto, vino ottimo a pochi anni dalla vendemmia, profumi seducenti e una gratificante complessità al palato, che promette grandi cose in proiezione 2040.
Roero La Val dei Preti Riserva 2022, Matteo Correggia
Canale d’Alba, in rappresentanza dell’intero Roero che non è più il cugino “povero” delle Langhe. Un nebbiolo avvincente, dinamico, generoso, complesso, strutturato, persistente, ossia buonissimo.
Roero Rosso Dog 2023, Casa Tallone
un nebbiolo che esprime il carattere del terroir sabbioso del Roero con frutti rossi nitidi, fine struttura e tannini morbidi, pensato per essere più accessibile giovane ma con una buona profondità.
Sorì di Giul Freisa d’Asti Superiore 2018, Tenuta Santa Caterina
Grazzano Badoglio Monferrato, cantina che produce ottimi Grignolino, il Monferace, ottimi bianchi e crede nella Freisa, autoctono piemontese, cugino del nebbiolo, sontuoso profilo olfattivo e generosa e affascinante struttura.
Carema Riserva 2021, Cantina Produttori Nebbiolo di Carema
Dall’omonima cittadina al confine tra Piemonte e Valle d’Aosta, nebbiolo di montagna con suggestioni alpine di aghi di pino, menta di montagna, genziana e altri bellissimi profumi, e al palato fascinoso, fine, di carattere.
Langhe Nebbiolo 2023, Cristina Prandi
Giovane, vivace, profumato, con sentori semplici e piacevoli di frutta rossa e fiori. In bocca è scorrevole, leggero, facile da bere, senza perdere identità. È il classico vino che si beve volentieri anche senza un’occasione formale: conviviale, sincero, quotidiano, ma fatto bene. Perfetto per pranzi informali e cene tra amici.
Vareij 2022, Hilbert Pasquero
Un vino “fuori dagli schemi” prodotto con uve autoctone. Equilibrato, nel mezzo tra struttura e bevibilità. Profumi caldi, fruttati, con una componente speziata leggera, e un gusto rotondo, morbido, piacevole. Non è né troppo potente né troppo leggero: è un vino che accompagna la beva ma con una personalità netta.







