La Campania si racconta a sorsi e morsi

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Centouno aziende, cinque Consorzi e un obiettivo comune: fare sistema per raccontare e valorizzare il vino campano

A Napoli, la terza edizione di Campania Wine convince, riunendo all’unisono i principali territori vitivinicoli regionali consorziati: Vesuvio e Campi Flegrei, Irpinia, Sannio, Caserta e Cilento. Una vetrina unica per la Regione con oltre 100 vitigni autoctoni censiti, la Campania custodisce uno dei patrimoni ampelografici più ricchi e articolati d’Italia. È anche un’occasione per mettere a fuoco una sfida sempre più centrale per il settore: trasformare la ricchezza del vino campano in un’offerta integrata e di qualità, capace di connettere produzione, territori, cultura, turismo e accoglienza. La galleria Umberto I e il palazzo MUSAP fanno da splendide cornici artistico-architettoniche all’evento.

La masterclass dei vini bianchi

La prima masterclass davvero immersiva tra i vini campani bianchi è condotta da Othmar Kiem (direttore di Falstaff Italia) e Cesare Avenia Presidente del Consorzio VITICA (tutela vini di Caserta) e produttore.

Trentapioli, Asprino d’Aversa Doc Spumante Brut, Martusciello

Asprinio d’Aversa Doc Brut di Salvatore Martusciello, da uve 100% Asprinio coltivate secondo l’antico sistema dell’alberata aversana, con viti che raggiungono anche i 12-15 metri di altezza. Il nome richiama la lunga scala di 30 pioli, utilizzata per la vendemmia manuale. Spumantizzato con Metodo Martinotti, al naso richiama agrumi e fiori bianchi; al palato è fresco, teso e sapido, con una spiccata acidità che ne definisce il carattere. Una bollicina territoriale, agile e verticale.

IX Denari, Cantine Palazzo Marchesale

Asprinio di Aversa da uve 100% Asprinio, coltivate sulle tradizionali alberate dell’agro aversano. Un bianco territoriale, secco e verticale, caratterizzato da spiccata freschezza e sapidità, con profumi agrumati e richiami alla macchia mediterranea. La vendemmia manuale sulle alte alberate e la storia delle famiglie Benfidi e Vanacore, legate alla produzione dell’Asprinio fin dall’Ottocento, ne rafforzano il carattere identitario.

Vigna del Vulcano, Lacryma Christi Vesuvio Doc 2023, Villadora

Un bianco che racconta il carattere vulcanico del Vesuvio. Fresco e sapido, propone al naso profumi di agrumi, fiori bianchi e leggere sfumature minerali. Al palato è agile e ben equilibrato, con una piacevole scia sapida e una chiusura persistente.

Summa, Catalanesca del Monte Somma Igp 2024, Cantine Olivella

Bianco da uve Catalanesca, vitigno identitario delle pendici del Monte Somma dell’area vesuviana. Fresco e minerale, esprime note di agrumi e frutta bianca, con una piacevole vena sapida e minerale, e una chiusura pulita.

Identitas, Falanghina del Sannio Dop, Cantina di Solopaca

Falanghina sannita fresca e fragrante, con profumi di agrumi, fiori bianchi e frutta a polpa chiara. Al palato è equilibrata e sapida, con una piacevole freschezza che ne valorizza la beva. Un bianco territoriale, immediato e versatile.

Pian di Stio, Cilento Fiano Dop 2025, Azienda Agricola San Salvatore 

Fiano di grande espressività, prodotto nel cuore del Cilento. Al naso offre profumi di fiori bianchi, agrumi e frutta a polpa chiara, con delicate note erbacee. Il sorso è fresco, sapido e strutturato, con una trama minerale che accompagna una chiusura lunga e persistente. Un bianco elegante e territoriale, capace di esprimere con precisione il carattere mediterraneo del Cilento.

Cesco dell’Eremo, Falanghina del Sannio Doc 2022, Cantina del Taburno

Falanghina sannita dalla personalità evoluta, con profumi di frutta matura, fiori bianchi e delicate sfumature minerali. Il sorso è fresco e sapido, ma più morbido e articolato rispetto a una Falanghina giovane, con una buona persistenza finale. Un bianco che mostra anche la capacità del vitigno di sviluppare complessità con l’affinamento.

Verginiano, Pallagrello Bianco Terre del Volturno Igp, Il Verro

Pallagrello Bianco, vitigno storico dell’area casertana, dal profilo elegante e tipico. Al naso esprime agrumi, fiori bianchi e frutta a polpa chiara; il sorso è fresco, sapido e ben strutturato, con una piacevole componente minerale e una chiusura persistente. Un bianco che valorizza una delle varietà più identitarie dell’alto Casertano.

Coda di Volpe, Beneventano Igp, Masseria Frattasi

Masseria Frattasi è una casa vinicola storica del Sannio, fondata nel 1779 e legata alla famiglia Clemente. Si trova a Bonea, nel Beneventano, ai piedi del Monte Taburno, nell’area di Montesarchio. Coda di Volpe proviene da viti secolari, anche prefillossera, nella zona di Cirignano, a circa 600-750 metri di altitudine, su terreni argillosi con depositi calcarei e vulcanici. Al naso richiama frutta a polpa bianca, agrumi e fiori, mentre il palato è morbido, sapido e ben equilibrato, con una piacevole freschezza finale.

1930 Metodo Classico Brut Nature, Cantine di Marzo

Cantine di Marzo, storica realtà di Tufo attiva dal 1647, lega la propria identità al Greco di Tufo e a una tradizione spumantistica che risale agli anni Venti del Novecento. Oggi questa storia prosegue anche con il 1930, Metodo Classico millesimato e Brut Nature dedicato alla nascita dell’amministratore storico Filippo Di Somma. Bollicina irpina da uve Greco, prodotta con Metodo Classico e senza dosaggio. Fresca e verticale, esprime note agrumate e floreali, accompagnate da una trama minerale e da una piacevole sapidità. Il sorso, secco e teso, esalta la personalità del territorio di Tufo e del Greco.

Le nostre scoperte di GCV

Masseria dello Sbirro

Masseria dello Sbirro è una piccola realtà agricola di Ercolano, alle pendici del Vesuvio, all’interno del Parco Nazionale. L’azienda dispone di circa 7 ettari tra Ercolano, Portici e Massa di Somma, su terreni di origine vulcanica. Il focus è fortemente territoriale: produce Lacryma Christi del Vesuvio, Caprettone e Piedirosso, valorizzando i vitigni autoctoni vesuviani. Il Caprettone e il Piedirosso vengono coltivati anche a piede franco sui terreni sabbiosi vulcanici.

Acquamara, Falanghina Roccamonfina Igp 2022, Porto di Mola 

Falanghina da clone beneventano, insieme a Greco e Fiano, dell’Alto Casertano, coltivata sui suoli vulcanici di Roccamonfina Igp nella Doc Galluccio. Fermenta in botti di rovere con un lungo affinamento sui lieviti. Fresco, sapido e fragrante, offre profumi di agrumi e fiori bianchi, con una piacevole vena minerale e una chiusura pulita. Un bianco territoriale, immediato e versatile.

Falerno del Massico Bianco Dop, Villa Matilde Avallone

Bianco identitario dell’area del Massico, nel Casertano, alle pendici di Roccamonfina, ottenuto da Falanghina. Fresco e sapido, presenta profumi di agrumi, fiori bianchi e frutta a polpa chiara, con una piacevole vena minerale. Il sorso è equilibrato e persistente, con una freschezza che ne sottolinea il carattere mediterraneo. Un vino che racconta un territorio dalla lunga tradizione vitivinicola, legato alla storia del Falerno e alla grande qualità e pregio dei suoi prodotti.

Sheep, Extra Brut Metodo Classico, Il Verro

Una bollicina decisamente fuori dagli schemi, ottenuta da Coda di Pecora, raro vitigno dell’Alto Casertano recuperato e vinificato in purezza da Il Verro. Metodo Classico con 30 mesi sui lieviti, si presenta con perlage fine e persistente, profumi di ginestra e agrumi e un sorso fresco, teso e spiccatamente sapido. Una lettura originale di un vitigno quasi dimenticato, capace di trasformare la biodiversità viticola campana in una bollicina di carattere.

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Acquamara, Sheep, Falerno

I Rossi campani

Il trono dei rossi campani spetta all’Aglianico, protagonista di alcune delle principali denominazioni regionali: dal Taurasi Docg in Irpinia all’Aglianico del Taburno Docg nel Sannio, passando per i Campi Taurasini Doc e l’Aglianico del Sannio Doc.

Accanto all’Aglianico trova spazio il Piedirosso, vitigno simbolo dei Campi Flegrei e presente anche nella viticoltura di Ischia. È inoltre tra le uve del Lacryma Christi del Vesuvio Rosso DOC, insieme all’Aglianico, e del Falerno del Massico Rosso Doc, storica denominazione dell’area casertana.

Nel Cilento si incontra il Castel San Lorenzo Rosso DOC, a prevalenza di Barbera, mentre l’Aglianicone rappresenta una delle varietà più identitarie del Salernitano. Nel Casertano, infine, spiccano due antichi vitigni riscoperti e valorizzati negli ultimi decenni: Pallagrello Nero e Casavecchia, capaci di esprimere rossi dalla forte impronta territoriale.

Territori diversi ma un unica identità

Bianchi, rosati, rossi e bollicine: Campania.Wine mette in fila la ricchezza di una regione che nel vino ha uno dei suoi patrimoni più riconoscibili. Falanghina, Fiano, Greco e Caprettone raccontano la vocazione dei bianchi; Aglianico, Piedirosso, Aglianicone e gli altri rossi ne restituiscono struttura e carattere. A completare il quadro, le bollicine, sempre più presenti, mostrano quanto i vitigni campani sappiano misurarsi anche con la spumantizzazione di qualità.

L’espressione nella cucina tradizionale

Ma è a tavola che questa varietà trova la sua dimensione più immediata. Bianchi, rosati, rossi e spumanti dialogano con la pizza napoletana quella sottile, proprio per essere comodamente piegata a portafoglio. Nata come cibo di strada nel ventre popolare di Napoli, semplice, economica e pensata per essere mangiata velocemente. Viene piegata in quattro e avvolta nella carta, adatta ai lavoratori, che potevano mangiarla in piedi durante una breve pausa, senza bisogno di posate o di un tavolo.

E non solo pizza sottile degustata nella storica pizzeria Trianon, ma abbinamento naturale per una regione che ha fatto della convivialità una cifra identitaria: dai bianchi freschi e sapidi ai rosati freschi ma con struttura, fino ai rossi più agili, e alle bollicine, capaci di alleggerire anche la pizza fritta e la sua componente più ricca e succulenta.

È questa, in fondo, la fotografia ricordo che mi lascia Campania Wine: una viticoltura fatta di territori diversi, vitigni identitari e stili sempre più articolati, ma unita dalla capacità di portare il vino fuori dalla bottiglia e dentro la sua cultura, così come la sua cucina e l’esperienza turistica fuori dagli schemi preordinati e dentro lo straordinario. Un patrimonio che può diventare sempre più centrale nel racconto della regione, dal calice alla tavola, dalle città, al mare fino ai borghi delle aree interne. Un patrimonio inestimabile che fa stare bene.

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Bonomo Sexaginta Custoza Riserva Doc
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Friuli Venezia Giulia
Friuli Colli Orientali DOC Schioppettino di Prepotto
2020
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Biancone Toscana IGT Chardonnay
2024
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Squilla Mantis Romagna Docg Albana secca
2014
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Germania
Verbena Jasmine Riesling Sparkling Juicy Tea
Spumanti

van Nahmen

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San Paolo Riserva Verdicchio Classico Castelli di Jesi Docg
2021
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