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Trentodoc: l’eleganza del tempo e la vocazione della montagna
Pisoni appartiene a quei produttori che hanno intuito precocemente le potenzialità delle bollicine di montagna, contribuendo a delinearne l’identità. La superficie vitata destinata al Trentodoc è di circa 16 ettari, con una produzione annua di circa 200 mila bottiglie.
La Valle dei Laghi offre condizioni particolarmente favorevoli alla coltivazione di Chardonnay, Pinot Bianco, Pinot Nero e Meunier, varietà che, vinificate in purezza o assemblate, danno origine a etichette accomunate da freschezza, eleganza e complessità. Grazie a terreni calcarei e dolomitici, morenici, fluvioglaciali e alluvionali, le altitudini dei vigneti tra i 300 e 550 mt slm e la ventilazione dell’Ora del Garda, contribuiscono al mantenimento dell’acidità e quindi della freschezza, della tensione e verticalità degli spumanti Pisoni.

La permanenza sui lieviti si attesta mediamente intorno ai trentasei mesi, raggiungendo circa novanta mesi nelle Riserve con la volontà espressa di superare i 120 mesi. Una scelta orientata a preservare la vitalità espressiva del vino senza sacrificarne profondità aromatica e volume gustativo.
Significativa è la fedeltà al remuage manuale, ancora oggi eseguito su ogni bottiglia. A testimoniarlo è la piccola tacca di vernice bianca apposta sul fondo del vetro per individuare lo stadio della rotazione: un dettaglio che diventa emblema di una lavorazione nella quale il gesto dell’uomo conserva un ruolo “artigianale” imprescindibile.
L’arte della distillazione: l’anima più antica
Se la spumantizzazione rappresenta uno dei volti più raffinati dell’azienda, la distillazione ne custodisce l’anima più antica.
Produrre una grappa artigianale di elevata qualità richiede esperienza, sensibilità e un’attenzione rigorosa alla materia prima. Fin dalla seconda metà dell’Ottocento, in casa Pisoni vige un principio irrinunciabile: selezionare esclusivamente le migliori vinacce e lavorarle immediatamente, quando conservano ancora intatta la freschezza originaria, con particolare attenzione a quelle provenienti dalle uve a bacca bianca.
La distillazione avviene attraverso alambicchi di rame riscaldati a vapore, utilizzando caldaie a bagnomaria con colonna di rettifica, anch’essa in rame. Strumenti ancora oggi legati all’ingegno di Tullio Zadra, il maestro ramaio trentino che ideò questo particolare sistema.
Accanto al patrimonio tecnico, la famiglia custodisce una profonda conoscenza delle erbe spontanee di montagna: piante, radici e botaniche raccolte personalmente, secondo i ritmi della natura, che diventano protagoniste di grappe aromatiche e di un gin capace di evocare l’essenza del paesaggio alpino.

Le degustazioni
Trentodoc Nuova Riserva Extra Brut 60 Mesi 2020
Blanc de Blancs da Chardonnay in purezza. La permanenza sui lieviti è di 60 mesi, con sboccatura a giugno 2026 e residuo zuccherino inferiore a 3 g/l.
Nel calice si presenta giallo paglierino, ravvivato da un perlage sottile e persistente. Il profilo olfattivo si articola intorno a suggestioni agrumate, speziate e lievemente tostate, accompagnate da una nitida impronta minerale, evocativa del territorio d’origine. Il sorso è teso e verticale, scandito da freschezza vivace e sapidità ben calibrata. La progressione gustativa conduce a un finale armonioso, nel quale affiorano gentili richiami fruttati che ne ingentiliscono l’austera eleganza. Un Trentodoc degustato in anteprima, la cui commercializzazione è prevista per novembre 2026.
Trentodoc Nature Metodo classico Pas Dosè
Prodotto con uve chardonnay, millesimato cioè da singola annata, riposa sui lieviti oltre 36 mesi, senza aggiunta di zuccheri mostrando così il vero profilo gusto olfattivo del territorio. L’impatto è raffinato, pulizia aromatica, e complessità. La prima fragranza della mela rossa trentina, si fonde a scorze di cedro, sambuco, fieno e erbe aromatiche come salvia e rosmarino. Una mineralità gessosa chiude la beva con un sorso prolungato e sapido di pregio stilistico.
Trentodoc Extra Brut – Pinot Nero
Pinot Nero in purezza, con il 20% della massa che compie un breve passaggio in legno. Seguono 28 mesi sui lieviti; sboccatura ottobre 2025 e dosaggio di 2,5 g/l. Luminoso, veste un giallo paglierino impreziosito da sottili riverberi ramati. Al naso esordisce con eleganti tostature dolci, raggiunte da richiami fruttati e minerali che conferiscono profondità e articolazione al quadro aromatico.
Il palato rivela una struttura generosa, piena e avvolgente, sostenuta da una morbidezza ben integrata. La persistenza si distende su suggestioni di legni orientali, delineando un finale di particolare fascino. Uno spumante dalla spiccata vocazione gastronomica, sperimentato al ristorante del Castello di Toblino in abbinamento a trota iridea, patate dolci, melagrana, pistacchio e indivia marinata agli agrumi: un connubio nel quale sapidità e concentrazione dei sapori valorizzano la precisione del Trentodoc.
Trentodoc Extra Brut – La dedica alla nonna Erminia Segalla
Un’etichetta dal particolare valore affettivo, dedicata alla nonna degli attuali proprietari: un omaggio alla memoria familiare che trova nel lungo affinamento la propria cifra espressiva.
Chardonnay in purezza, 90 mesi sui lieviti e dosaggio di 5,1 g/l. Il colore è giallo paglierino intenso, attraversato da luminosi riflessi dorati; il perlage è minuto e persistente. Il bouquet si apre su un ventaglio aromatico ampio e sfaccettato: frutta matura e candita, mela e fiori di campo si intrecciano a suggestioni di miele, panificazione e delicate tostature, componendo una trama olfattiva ricca e armoniosa.
La bocca conferma le promesse del naso: il sorso è pieno, voluminoso, dalla tessitura cremosa e avvolgente. Una freschezza ancora ben presente ne sostiene lo sviluppo, conferendo slancio e verticalità a una struttura di considerevole complessità e carattere.

Grappa all’Asperula – Il profumo gentile del sottobosco alpino
Tra le espressioni più delicate della tradizione liquoristica Pisoni, nasce dall’infusione in finissima Grappa Trentina della piantina di asperula appena fiorita, raccolta a maggio sulle pendici del Monte Bondone, all’ombra di faggi secolari.
È la meno amara tra le grappe alle erbe della collezione, contraddistinta dal caratteristico profumo dell’asperula, sottile e inconfondibile, con sfumature dolci che richiamano il fiore della camomilla.
Curiosa anche l’etichetta dagli angoli tagliati, che rievoca un’antica consuetudine austroungarica: le etichette delle bevande destinate al consumo presentavano gli angoli smussati per distinguerle da quelle delle sostanze velenose, che li conservavano integri. Un frammento di storia che impreziosisce ulteriormente un distillato dal carattere squisitamente territoriale.
Pisoni Gin
Le botaniche alpine incontrano l’eleganza del London Dry. Dalla profonda familiarità della famiglia Pisoni con il patrimonio botanico montano nasce un gin dalla forte impronta identitaria. La scelta ricade sul metodo London Dry, che prevede un’unica distillazione delle botaniche immerse in soluzione idroalcolica.
La ricetta riunisce ginepro, asperula, menta, rabarbaro, genziana, centaurea, liquirizia, calamo e china: un mosaico di essenze che restituisce un profilo aromatico complesso e profondamente evocativo. Dominano le suggestioni balsamiche, accompagnate da sfumature vegetali ed erbacee che richiamano la freschezza dei boschi, l’intensità delle radici e i profumi delle alture trentine.

Parole d’ordine: famiglia, tempo e memoria
Nella storia dei Pisoni, famiglia, territorio e tempo sono le coordinate inscindibili di un’identità che attraversa le generazioni senza smarrire le proprie radici. La famiglia custodisce e interpreta il sapere tramandato, il territorio e la memoria sono le matrici di ogni espressione produttiva, mentre il tempo diventa valore, pazienza e consapevolezza.
È il tempo della memoria, quello che accompagna la maturazione di un Trentodoc, ad affinare il carattere di un distillato e consentire ad un’eredità di rinnovarsi senza disperdersi.

Dal 1852, Pisoni racconta una storia di appartenenza e continuità, nella quale il passato non è un luogo in cui indugiare, ma una radice viva da cui trarre la forza per immaginare il futuro. Perché il lascito più prezioso di una famiglia non è soltanto ciò che ha saputo costruire e preservare con tenacia e resilienza, ma ciò che le generazioni successive sapranno custodire e far evolvere ancora.







