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Un clima che cambia, anche in Piemonte
Negli ultimi vent’anni la viticoltura ha vissuto trasformazioni profonde, spesso guidate da un fattore silenzioso ma sempre più determinante: il clima. Vendemmie anticipate, estati con temperature elevate e siccità, grandinate improvvise e precipitazioni intense in pochi giorni stanno progressivamente modificando il calendario della vite e mettendo alla prova la resilienza dei territori vitati. Anche in Piemonte i produttori si confrontano ormai quotidianamente con maturazioni accelerate, squilibri tra zuccheri e acidità, nuove pressioni fitosanitarie e produzioni sempre più variabili. Il cambiamento non è più una prospettiva teorica, ma una realtà concreta che influisce sulla qualità dei vini e l’identità dei territori.
Una nuova piattaforma digitale
Per affrontare questa sfida negli ultimi anni si sono moltiplicati studi, ricerche e strumenti pensati per supportare viticoltori e addetti al settore. Tra questi si inserisce “Clima e vite”, una nuova piattaforma digitale promossa dalla Camera di Commercio di Torino, coordinata dal Laboratorio Chimico camerale e sviluppata da un gruppo di lavoro di Cia Agricoltori delle Alpi, con la supervisione scientifica del Disafa (Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari) dell’Università di Torino e della Fondazione Dalmasso.
Il progetto, presentato a Palazzo Birago, sede istituzionale della Camera di Commercio, alla presenza di Massimiliano Cipolletta, presidente della CamCom, Bruno Mecca Cici, presidente del Laboratorio Chimico camerale, Elena Massarenti, responsabile area progetti CIA, e Gian Luigi Orsolani, produttore e presidente di Confagricoltura.
La piattaforma, gratuita e ad accesso libero, è stata validata scientificamente e nasce con l’obiettivo di diventare uno strumento operativo per supportare produttori e consulenti nella gestione dei rischi climatici sempre più frequenti.
Come espresso da Cipolletta:
Abbiamo sostenuto questa iniziativa per offrire alle imprese strumenti utili a comprendere e affrontare gli effetti del cambiamento climatico sui vigneti. Il progetto è il risultato di un lavoro condiviso tra agronomi, tecnici e consulenti del settore vitivinicolo, con il supporto scientifico dell’Università di Torino.

Uno strumento di supporto per viticoltori e tecnici
Non nasce per sostituire il lavoro dei consulenti o fornire soluzioni definitive, ma per affiancarli e sostenerli. Le strategie proposte sono pensate in un’ottica di adattamento flessibile ai cambiamenti climatici, anche grazie al contributo dell’Associazione italiana per l’agricoltura biologica del Piemonte (Aiab). Proprio per questo le indicazioni rimangono volutamente indipendenti dai disciplinari delle denominazioni, lasciando spazio a possibili evoluzioni future in un contesto climatico sempre più dinamico.
Il cambiamento climatico non può più essere considerato un evento straordinario, ma un processo strutturale da conoscere e gestire. Se è vero però che gli eventi estremi possono provocare danni rilevanti, altrettanto lo è che alcune condizioni favoriscano una maturazione più completa delle uve. La sfida sarà quindi mitigare gli effetti negativi attraverso pratiche agronomiche mirate.
Tra le possibili strategie rientrano l’adozione di sistemi irrigui più efficienti, nuove scelte di esposizione dei vigneti, l’uso di reti antigrandine più performanti e un monitoraggio più attento delle specie invasive, come la Popillia japonica, che trovano nei vigneti ambienti sempre più favorevoli. Adattarsi, sì, ma senza rinunciare alla qualità.
Come funziona la piattaforma?
Mette in relazione le tre principali fasi stagionali della vite con 14 tipologie di rischio climatico individuate sul territorio, analizzando 164 possibili effetti sull’ambiente e sul vigneto. A queste la piattaforma associa 107 misure di adattamento, sia immediate che a medio e lungo termine.
L’affidabilità è garantita da 49 indicatori di monitoraggio, 67 fattori che influenzano la variabilità del danno e 84 riferimenti bibliografici quotidianamente aggiornati. A completare si aggiungono 159 parole chiave e 74 voci di glossario, pensate per rendere la consultazione più chiara anche ai non specialisti.
Operativamente, l’interfaccia, sviluppata da uno spin-off dell’Università di Firenze, è stata progettata per essere intuitiva ,per cui l’utente trova tabelle organizzate per stagioni, ciascuna identificata da un colore diverso. Su ogni periodo emergono i rischi climatici correlati, con gli effetti e le possibili strategie.
I primi dati evidenziano alcuni segnali preoccupanti, tra cui l’aumento delle temperature medie in autunno, che in alcuni comuni piemontesi hanno raggiunto incrementi fino a 3°C. Un cambiamento che incide direttamente sulla fenologia della vite e sulla maturazione delle uve.
Dai dati Arpa, negli ultimi sessant’anni il Piemonte ha registrato un aumento medio di 2,1°C nelle temperature massime e di 1,5°C nelle minime, valori superiori alla media globale. Nelle aree montane, che rappresentano quasi la metà del territorio regionale, l’incremento risulta ancora più evidente, con picchi di 2,8°C nelle massime e 1,8°C nelle minime.
Ma è il Canavese ad avere il primato: negli ultimi vent’anni l’incremento medio annuo si colloca tra 1°C e 2°C, con conseguenze dirette sui cicli produttivi.
Le proiezioni futuro indicano inoltre un possibile aumento medio annuo tra 1,5 e 2,5°C, scenario che potrebbe portare a un anticipo delle fasi fenologiche compreso tra 6 e 22 giorni, fino a ipotizzare, in alcuni casi, vendemmie già a fine luglio. Inoltre vi è una crescente incidenza di malattie come peronospora e oidio, segnale di un equilibrio biologico in trasformazione.
Adattarsi per continuare a produrre qualità

La questione non è più capire se il clima continuerà a cambiare, ma come adattarsi. In questo scenario, “Clima e vite” rappresenta molto più di un semplice progetto digitale. Offrire dati, analisi e possibili strategie di intervento significa fornire alle aziende strumenti concreti per affrontare con maggiore consapevolezza le sfide del futuro.
Perché il vino è da sempre espressione di un territorio e del suo clima. E oggi più che mai la viticoltura ha bisogno di strumenti capaci di leggere il presente e orientare le scelte di domani. Il futuro del vigneto passa anche da qui: dalla capacità di adattarsi, innovare e continuare a raccontare, attraverso ogni calice, la resilienza di un territorio.







