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A Berat, città Patrimonio UNESCO nel cuore dell’Albania, il vino diventa strumento di memoria e rinascita
È qui che la famiglia Çobo, con Çobo Winery, sta contribuendo in modo decisivo alla riscoperta dell’enologia albanese contemporanea, attraverso il recupero di vitigni autoctoni e una visione produttiva profondamente legata al territorio.
La cantina si estende su 38 ettari di vigneti terrazzati tra i 50 e i 350 metri di altitudine, in un’area dove l’influenza dell’Adriatico incontra le correnti del monte Tomorr, favorendo una maturazione lenta e profili aromatici distintivi. Rifondata ufficialmente nel 1998, Çobo Winery nasce dall’impegno di Pashko Çobo e dei figli Petrit e Muharrem, con l’obiettivo di restituire identità e qualità al vino di Berat dopo decenni di isolamento produttivo.
Il cuore del progetto è rappresentato dai vitigni storici locali – Vlosh, Puls, Shesh i Zi, Shesh i Bardhë e Kallmet – interpretati in chiave contemporanea. Il vino simbolo è E Kuqja e Beratit, rosso da uve Vlosh, vitigno rarissimo coltivato esclusivamente in quest’area, inserito nel 2024 da La Guida Vini dell’Espresso tra i tre migliori vini al mondo. Grande attenzione internazionale anche per Shëndeverë, spumante metodo classico da Puls, definito da The Guardian“ “straordinario”.
L’approccio produttivo della cantina privilegia pratiche a basso impatto ambientale e interventi minimi, con una filosofia sostanzialmente biologica. Presente nei principali eventi di settore, da Vinitaly a Merano WineFestival, Çobo Winery rappresenta oggi una delle realtà più emblematiche del risveglio enologico albanese, affiancando alla produzione anche un progetto di ospitalità legato alla scoperta culturale di Berat.
Un racconto di vino che diventa chiave di lettura autentica di un Paese in piena riscoperta della propria identità.







