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Dal grano alla tavola, un viaggio dentro una filiera italiana che mette insieme agricoltura, industria, ricerca e territorio.
È la storia di Pasta Armando, nata in Irpinia e cresciuta fino a diventare una realtà internazionale, senza perdere il legame con la materia prima e con gli agricoltori.
Dove tutto comincia: il grano
«Che ne sai tu di un campo di grano…», cantava Lucio Battisti nel 1971. Il Cavalier Armando Enzo De Matteis, di quel campo di grano ne sapeva, e ne ha fatto invece il punto di partenza di un progetto imprenditoriale destinato a costruire una delle filiere più strutturate della pasta italiana.
L’occasione per conoscerla da vicino è stato un appuntamento, immersivo, nello stabilimento di Pasta Armando. Dopo aver indossato i dispositivi di sicurezza, il percorso porta dentro il loro molino, unicum in questo ambito, e poi nel grande pastificio, seguendo il grano dalla selezione fino alla trasformazione in pasta.
È un mondo industriale che normalmente resta dietro le quinte, ma che qui diventa leggibile in ogni passaggio: il profumo della semola, del pane e dei cereali tostati si mescola agli odori di terra e fieno, mentre il rumore continuo degli impianti accompagna il lavoro preciso degli operatori. Tecnologia e gesti quotidiani convivono con una logica molto semplice: controllare la materia prima in ogni fase per portare nel piatto un prodotto riconoscibile.

Un viaggio nel cuore dell’Irpinia
Il viaggio ha avuto come cornice la tenuta di Mastroberardino e il Radici Resort di Mirabella Eclano, nel cuore dell’areale del Taurasi Docg. Sessanta ettari tra vigneti e uliveti hanno fatto da sfondo a una riflessione più ampia sul rapporto tra agricoltura, territorio e filiere d’eccellenza.
A raccontare il progetto, durante il percorso, sono stati l’Amministratore Delegato Marco de Matteis, Fabrizio Nucifora, Global Sales & Marketing Director, e lo stesso Cavaliere del lavoro Enzo Armando De Matteis. L’incontro con il fondatore è avvenuto anche intorno a un piatto apparentemente semplice ma emblematico: gli spaghetti Armando al pomodoro, preparati dallo chef della tenuta.
Un pranzo che ha permesso di ascoltare prima di tutto la storia dell’uomo e poi quella dell’imprenditore. Perché la Filiera Armando nasce proprio da una visione personale: costruire un progetto industriale senza perdere il rapporto con la terra e le persone che quella terra la coltivano da generazioni.

L’intuizione di Armando De Matteis
La storia comincia nel 1993, quando Enzo De Matteis, insieme alla famiglia Grillo, rileva un piccolo pastificio a Flumeri, in provincia di Avellino.
L’idea è ambiziosa: non limitarsi a produrre pasta, ma intervenire a monte, sulla selezione del grano. In un momento in cui la pasta italiana deve confrontarsi sempre più con la concorrenza internazionale, De Matteis sceglie di puntare sul grano duro del Mezzogiorno e, in particolare, sull’Irpinia, la sua terra.
Nel 2010 questa intuizione prende una forma precisa con la nascita di Pasta Armando e della Filiera Armando, uno dei primi modelli italiani di integrazione diretta tra industria e agricoltura.
La filiera parte dagli agricoltori
Il meccanismo è semplice, ma richiede un controllo rigoroso. Gli agricoltori che aderiscono alla Filiera Armando sottoscrivono ogni anno un contratto e si impegnano a rispettare un disciplinare preciso per la coltivazione del grano e l’utilizzo dei fitosanitari.
In cambio ricevono assistenza tecnica da agronomi dedicati e un prezzo di conferimento superiore, legato alla qualità del raccolto. Tra i parametri richiesti c’è un contenuto proteico minimo del 14,5%, superiore al 10,5% previsto dalla normativa.
Un modello che, secondo l’azienda, ha contribuito ad aumentare del 15% la resa delle coltivazioni, trasformando la relazione tra industria e agricoltura in una collaborazione strutturata.
Dal campo al molino, senza perdere il controllo

Oggi De Matteis Agroalimentare Società Benefit è tra i principali produttori mondiali di pasta secca. Guidata dalle famiglie De Matteis e Grillo, nel 2025 ha raggiunto un fatturato di circa 230 milioni di euro, con una presenza in oltre 55 Paesi e circa l’80% del giro d’affari generato all’estero.
Uno degli elementi distintivi è il modello produttivo integrato: il molino è direttamente collegato al pastificio di Flumeri. Questo permette di seguire il grano lungo tutto il percorso, dalla selezione alla macinazione, fino alla trasformazione in pasta.
Durante la visita, questo significa vedere concretamente come ogni fase venga monitorata e sottoposta a controlli di laboratorio, con l’obiettivo di garantire qualità e tracciabilità. A questo si aggiunge la certificazione Bureau Veritas “Metodo Zero Residui di Pesticidi e Glifosato”, che attesta livelli inferiori al limite tecnico di rilevabilità per i principali fitosanitari.
Sostenibilità, dalla produzione al packaging
La filiera non si ferma alla qualità del prodotto. La sostenibilità è diventata parte integrante del progetto industriale. L’azienda privilegia l’approvvigionamento di grano italiano, riducendo anche l’impatto legato ai trasporti, e ha investito nell’efficienza energetica. L’impianto di cogenerazione dello stabilimento di Flumeri, realizzato nel 2013 e potenziato nel 2021, oggi copre circa il 90% del fabbisogno energetico del sito.
Anche il packaging è stato ripensato: la linea retail da 500 grammi di Pasta Armando utilizza confezioni completamente riciclabili nella carta. Dal 2021 De Matteis Agroalimentare è inoltre Società Benefit, con obiettivi statutari legati allo sviluppo della filiera agricola, all’uso responsabile delle risorse e al percorso di decarbonizzazione.

Pasta Armando, il volto premium della filiera
Al centro del progetto c’è Pasta Armando, il marchio premium del gruppo. La pasta è prodotta esclusivamente con grano duro 100% italiano della Filiera Armando ed è caratterizzata dalla trafilatura al bronzo e da un elevato contenuto proteico.
La gamma comprende pasta di semola, integrale biologica, farro, gluten free e pastine, mentre la ricerca sul prodotto si è sviluppata anche attraverso la collaborazione con lo chef Alessandro Borghese, iniziata nel 2017. Da questa partnership sono nati formati come lo Spaghettone, la Penna Liscia e la Pasta Mista ReMix, pensati per offrire una buona tenuta di cottura e valorizzare il rapporto tra pasta e condimento.

IncotrArmando: quando la filiera si incontra
C’è poi un momento che racconta bene la filosofia dell’azienda: IncotrArmando, l’incontro annuale dedicato agli agricoltori della Filiera. È un’occasione per condividere risultati, aggiornamenti e prospettive, ma soprattutto per mantenere aperto il dialogo tra chi coltiva il grano e chi lo trasforma. Un rapporto diretto che rappresenta uno degli elementi centrali del progetto: la filiera non è soltanto una parola stampata sulla confezione, ma una rete di persone e competenze.
Oltre la pasta
Negli ultimi anni Armando ha ampliato la propria proposta, mantenendo il focus sulle materie prime italiane. La gamma comprende I Rossi, linea a base di Datterini 100% italiani, i Pesti Armando, realizzati con Basilico Genovese DOP e formaggi DOP, gli gnocchi di patate e la Birra Armando, nata dalla collaborazione con il birrificio artigianale Serrocroce.
Un’estensione naturale del progetto, che porta il marchio oltre il mondo della pasta senza abbandonare il principio da cui tutto è partito: la ricerca e la valorizzazione della materia prima.
Dal chicco alla tavola
Alla fine del viaggio mi resta un’immagine semplice: quella di un chicco di grano che attraversa una filiera fatta di agricoltori, tecnici, mugnai, operatori e pastai prima di arrivare nel piatto. È questo il racconto più interessante di Armando: non soltanto quello di una pasta, ma di un modello produttivo che prova a tenere insieme la terra e l’industria, la tradizione agricola e l’innovazione. Perché, alla fine, la qualità di un piatto di pasta comincia molto prima dell’acqua che bolle. Comincia nel campo.








