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La giovane e ambiziosa denominazione Canelli Docg pone il territorio al centro del progetto e supera gli stereotipi sulla longevità e gli abbinamenti gastronomici
A Canelli c’è sempre stata la Docg
Le prime notizie di vini prodotti con il moscato bianco in Piemonte risalgono al tredicesimo secolo, mentre fonti accreditate indicano che nel 1600, nella zona di Canelli e nei Comuni limitrofi, sulle colline a cavallo tra il Monferrato e le Langhe, si produceva un vino bianco dolce, più o meno vivace, padre dell’attuale Moscato d’Asti. La simbiosi tra il vitigno moscato e l’aerale di Canelli è tanto profonda da spingere da sempre gli studiosi di ampelografia a identificare il “Moscato Bianco di Canelli” come vitigno autoctono della zona.
“Una serie di comuni contigui appartenenti rispettivamente alle tre regioni dell’Astesana, dell’Alto Monferrato e delle Langhe costituiscono nel loro insieme un’area che, a buon diritto, può chiamarsi zona del Moscato”, sono le parole utilizzate nel 1895 da Arnaldo Strucchi e Mario Zecchini, autori di una monografia sul moscato di Canelli, che sanciscono il ruolo di fulcro territoriale e storico giocato da Canelli e dai comuni limitrofi, riconosciuto nel 2023 dal Disciplinare della Docg che ripropone la zonazione che la storia enologica ed economica del territorio aveva costruito nel tempo.
Il territorio al centro del progetto

Ad aprile 2026 si realizza il desiderio dei produttori del moscato di Canelli di avere una mappa dettagliata del territorio e dei vigneti: viene presentata la mappa ufficiale della denominazione realizzata da Alessandro Masnaghetti, strumento che fornisce un’identità geografica definita e scientifica alla Docg, il cui territorio non è più una distesa indifferenziata di vigne, ma un mosaico di micro-aree, ognuna con caratteristiche pedoclimatiche e storiche uniche. La mappa è uno strumento strategico perché identificare i vigneti e le zone del Canelli tramite 186 unità geografiche significa etichettare la qualità per poterla presentare al mercato.
La mappa cartografica completa il lavoro di ricerca della qualità iniziata con il Disciplinare. Non tutti i terreni dei comuni coinvolti sono idonei, solo i pendii inclinati e soleggiati, quelli che il moscato predilige. L’altitudine minima è fissata a 165 metri s.l.m., quella massima a 500 metri, le esposizioni a nord non posso superare i 400 metri s.l.m. Le rese sono più contenute rispetto all’Asti Docg. I vini devono essere 100% moscato bianco. I suoli sono principalmente composti da sabbie poggiate su argille marnose, mentre il microclima, con primavere piovose seguite da estati asciutte con ventilazione ed escursioni termiche marcate, conferisce all’uva spiccata aromaticità ed equilibrio. È stata introdotta la menzione Riserva, che prevede un affinamento minimo di 30 mesi, di cui almeno 20 in bottiglia, tempi lunghi per dimostrare le capacità evolutive del Moscato. È consentita anche la menzione Vigna, per valorizzare cru e parcelle storiche.
Oltre gli stereotipi
Le versioni invecchiate e la Riserva puntano al ruolo di punta di diamante della Docg. Con l’evoluzione, il Canelli assume caratteristiche non attese: luminosità più intensa e dorata, profumi complessi di pasticceria, frutta lavorata, sensazioni speziate, balsamiche e minerali nonché la sapidità e la persistenza del sorso. Il Canelli, come il Moscato, può essere proposto come vino gastronomico, non solo da dessert; inoltre è un vino moderno perché la gradazione contenuta, tra 4,5% e 6,5%, soddisfa gli amanti del low alcol e del consumo consapevole. Non si tratta di un adeguamento alle mode attuali ma la consapevolezza che il Moscato da sempre è poco alcolico e si propone per abbinamenti extra dessert.
La longevità e versatilità gastronomica del Canelli
Canelli DOCG Moscato 2025 – Cantina L’Armangia
Uve dai vigneti di Canelli, a circa 190 metri s.l.m., esposti a sud sud-est. Declivi di pendenza media del 15%; suoli di arenaria e limo, ricchi di scaglie di calcare.
Paglierino carico e brillante. Profilo olfattivo di fiori d’acacia, pesca bianca, pera, mela golden, agrumi, ananas, il tutto su sfondo balsamico di muschio ed erbaceo di salvia. Cenni di zenzero fresco. Il sorso è pieno, ricco di ritorni fruttati, elegante grazie alla capacità della vena acida, aiutata dalla sapidità, di bilanciare gli zuccheri. Si abbina alla pasticceria secca, alle torte di frutta, al panettone. Da provare sui salumi freschi, sui formaggi erborinati, su pane burro e acciughe.
Moscato d’Asti DOCG Canelli 2017 Vecchia annata – Cantina L’Armangia
Il prolungato affinamento sviluppa note di marmellata di pera, marmellata di pesca bianca, mela grattugiata, di miele, di frutta candita, nonché note balsamiche di menta, salvia secca, citronella. La chiusura aromatica fa percepire cenni di idrocarburi e di cipria. Sorso elegante per l’armonica sinergia tra le componenti zuccherine e il tessuto acido-sapido che allunga il finale sulla caramella alla salvia e le spezie dolci. Oltre ai consueti abbinamenti con pasticceria secca e torte, da provare con i crostacei, i molluschi, salumi e formaggi, mozzarella di bufala affumicata.

Canelli Docg Moscato Tenuta del Fant 2025 – Tenuta Il Falchetto
Nasce su terreni ricchi di calcare, con elevata percentuale di sabbia e limo negli aerali di Santo Stefano Belbo e Calosso d’Asti.
Giallo paglierino brillante. Al naso sprigiona note di fiori bianchi, pesca, albicocca e agrumi, accompagnate da eleganti sfumature di salvia, miele e zafferano. Al palato è fresco e armonico, con una piacevole cremosità e una vivace acidità che bilancia perfettamente la componente zuccherina. Il finale è aromatico e persistente, con ritorni di salvia e pesca. Vino di grande bevibilità. Con la pasticceria, biscotti di meliga, torte di nocciole, panettone, macedonie di frutta fresca. Da provare anche con formaggi, pane burro e acciughe, prosciutto crudo.
Canelli Moscato d’Asti DOCG Tenuta del Fant 2017 – Tenuta Il Falchetto
Giallo paglierino brillante. Quadro olfattivo che parla di fiori d’acacia essiccati, marmellata di pesca bianca, di pera, scorze d’agrumi candite, cenni di salvia essiccata, di miele, lievi note di idrocarburi, zafferano e cannella. Sorso ampio, bilanciato, armonico sui toni zuccherini, quasi di miele, ben bilanciati dalla tensione acida, che non arretra, e dalla decisa sapidità. Con i formaggi, i salumi, il prosciutto crudo, con lo speck e gli affumicati di pesce.

Moscato d’Asti DOCG Canelli Surì Sandrinet 2024 – Cascina Cerutti
Vigneti a Cassinasco (AT) a 350-380 metri s.l.m., con densità d’impianto di 4500-5000 ceppi/ha. Suoli friabili di stampo marnoso, con inserti ferrosi, con decisa componente sabbiosa mentre quelle limose e argillose sono più contenute.
Giallo dorato carico e luminoso. Profilo olfattivo fine e delicato di pesca bianca, fiori d’acacia, biancospino, frutta tropicale, zenzero fresco. Infine giunge la salvia fresca. Entra sul palato fresco e dinamico, il sorso ripropone la frutta e la salvia, progressione gustativa elegante per il sostegno del tessuto fresco-sapido al tono zuccherino. Finale persistente sulle erbe aromatiche. Con il panettone, torte di frutta, formaggi, salumi, alici con il bagnetto verde.
Moscato d’Asti DOCG Canelli Surì Sandrinet 2019 – Cascina Cerutti
Giallo dorato brillante. Profilo olfattivo evoluto verso i fiori d’acacia essiccati, bouquet di fiori bianchi secchi, marmellata di pesca bianca, di ananas, su sfondo erbaceo di salvia essiccata, speziato di zafferano e zenzero. Il sorso è fresco, dinamico, vivo, elegante sul gioco di contrapposizione tra lo zucchero e la vena acida e gli inserti sapidi e minerali. Lungo finale sulla salvia essiccata. Lo consiglio con pane burro e acciughe, gorgonzola, mozzarella di bufala affumicata, provola affumicata, provolone della Sila.

credit photo: @canelliconsorzio







