Il Canelli secondo Alessandro Masnaghetti

Canelli docg_Alessandro Masnaghetti

Tempo di Lettura: 4 minuti

La nuova mappa Enogea traduce colline e vigneti in linguaggio leggibile

Ci sono territori che si raccontano da soli, e altri che hanno bisogno di essere decifrati. Il Canelli Docg appartiene alla seconda categoria: un mosaico di colline, esposizioni e suoli che per troppo tempo è rimasto prigioniero di una narrazione uniforme. La nuova mappa Enogea firmata da Alessandro Masnaghetti interviene proprio su questo punto, trasformando la geografia in linguaggio e la complessità in strumento di lettura.

Presentata in un momento di particolare fermento per la denominazione, la mappa rappresenta una tappa fondamentale nel percorso evolutivo del Canelli Docg. Dopo l’introduzione della sottozona nel 2011 e il riconoscimento come denominazione autonoma nel 2023, il 2026 segna infatti il passaggio dalla definizione amministrativa a quella identitaria.

Disegnare il vino

Masnaghetti non usa mezze misure nel descrivere il significato di questo lavoro:

Personalmente questa mappa è il coronamento di un sogno lungo una carriera.

Un’affermazione che acquista ancora più peso se si considera che il suo rapporto con il moscato affonda le radici nei primi anni della sua attività, quando, agli inizi degli anni Novanta, già emergeva la convinzione che queste colline meritassero un’analisi più approfondita, simile a quella che stava rivoluzionando il racconto di territori come Barolo e Barbaresco.

Eppure, il percorso che porta a una mappa non è mai lineare. Non si tratta semplicemente di tracciare confini, ma di interpretare un sistema complesso. «Senza 25 anni di lavoro sul campo, incontrando persone e assaggiando vini, non sarei riuscito a costruire questo bagaglio di conoscenze», spiega Masnaghetti. È qui che si gioca la differenza tra una rappresentazione tecnica e una vera narrazione territoriale: nella capacità di mettere insieme competenze diverse, dalla geologia alla viticoltura, fino alla sensibilità degustativa.

Il risultato è una cartografia che va oltre la superficie. Le colline del Canelli emergono come un insieme articolato di microzone, ciascuna con caratteristiche proprie, ma senza cadere nella tentazione di gerarchizzare o semplificare eccessivamente. «Il Canelli è tante cose in un unico contenitore», sottolinea Masnaghetti, mettendo in guardia da ogni lettura riduttiva che rischierebbe di impoverire la complessità del territorio.

Geografia, memoria storica e visione per ridefinire l’identità del moscato

Uno degli aspetti più interessanti del progetto riguarda il rapporto con la memoria storica dei vignaioli. Lungi dall’essere un semplice lavoro di raccolta dati, la mappatura si fonda su un continuo dialogo tra conoscenza empirica e analisi oggettiva. «Il confronto con i produttori è determinante per essere il più preciso possibile nelle sfumature del racconto», afferma. Tuttavia, questo confronto non si traduce in un racconto “pilotato”: «Io non scrivo sotto dettatura», precisa, rivendicando l’importanza di uno sguardo esterno e indipendente.

È proprio questa indipendenza a garantirne la credibilità. In un settore spesso dominato da logiche promozionali, la mappa si propone come un elemento di rottura, capace di offrire una lettura autentica del territorio. «Solo quando il lettore capisce che è il lavoro di una terza persona, che dice le cose senza elogiare o denigrare, allora ha valore». In caso contrario, il rischio è quello di produrre l’ennesima brochure autoreferenziale, destinata a scivolare via senza lasciare traccia.

Masnaghetti_testo_Carta-Canelli-Docg

Ma una mappa, da sola, non basta se resta confinata a un oggetto da osservare

Una mappa può cambiare la percezione di un territorio solo se c’è un gruppo di produttori che la usa, la stropiccia, la pasticcia – afferma con una metafora concreta.

È nell’uso quotidiano, nella sua circolazione tra addetti ai lavori e appassionati, che diventa davvero uno strumento di trasformazione. Dal punto di vista della comunicazione, l’impatto potenziale è enorme. Identificare le vigne e le sottozone significa offrire nuove chiavi di lettura, permettendo di spiegare con maggiore precisione le differenze tra un vino e l’altro. In un contesto in cui il Moscato ha spesso sofferto di una percezione semplificata, questo passaggio può contribuire a ridefinire il posizionamento del Canelli Docg sui mercati internazionali.

Eppure, Masnaghetti invita a non cedere a facili entusiasmi. «Le bacchette magiche esistono solo nelle fiabe», sottolineando come il valore di uno strumento dipenda sempre dal suo uso. La mappa non è una soluzione, ma un punto di partenza per un nuovo racconto.

“La semplicità del linguaggio è fondamentale”

Un racconto che deve rimanere accessibile. «Per me è fondamentale usare un linguaggio semplice», toccando un tema cruciale per il mondo del vino contemporaneo. La sfida è quella di tradurre concetti complessi in una narrazione comprensibile, senza cadere nella banalizzazione. Un equilibrio delicato, che richiede non solo competenza, ma anche sensibilità comunicativa.

In questo senso, la mappa si inserisce in una riflessione più ampia sul linguaggio del vino. «Ogni generazione pensa di dover reinventare tutto», osserva Masnaghetti con una punta di disincanto, ricordando come molti dei dibattiti attuali siano in realtà ciclici. La vera innovazione, allora, non sta tanto nel cambiare linguaggio, quanto nel renderlo più consapevole.

Il Canelli Docg, oggi, si trova esattamente in questo punto: tra la necessità di affermare la propria identità e quella di comunicarla in modo efficace. La mappa diventa un passo decisivo in questa direzione, perché offre finalmente una struttura su cui costruire il racconto.

Mappa Masnaghetti_testo_Canelli Docg Enogea Pondini Carosso Masnaghetti Cerutti Canina
Pondini, Carosso, Masnaghetti, Cerutti, Canina

Non è un caso che Masnaghetti attribuisca grande importanza non solo alla rappresentazione grafica, ma anche al testo che la accompagna. «Riuscire a raccontare in poco spazio le cose fondamentali è la parte più difficile», spiega. Ed è forse proprio qui che si gioca la partita più interessante: nella capacità di trasformare dati, osservazioni e intuizioni in una narrazione coerente e condivisibile.

Ciò che emerge è una visione del vino come sistema complesso, in cui territorio, cultura e comunicazione sono indissolubilmente legati. La mappa del Canelli Docg non è soltanto uno strumento tecnico, ma un invito a cambiare prospettiva, a guardare il territorio non come uno sfondo, ma come un protagonista.

E forse è proprio questo il suo contributo più importante. Perché, in un mondo del vino che spesso tende a semplificare, imparare a leggere la complessità può essere il primo passo per valorizzarla davvero.

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