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A Neive, sulle colline del Barbaresco, una vera famiglia contadina delle Langhe
La famiglia Pelissero
La storia dei Pelissero è un trattato di sociologia e di storia contadina delle Langhe, che inizia con i nobili che alienano i loro beni: il 5 gennaio 1921 i fratelli Giuseppe e Giovanni Pelissero acquistano dai Conti Cocito la storica Cascina Crosa di Neive. La destinano all’agricoltura promiscua e conferiscono le uve dai due ettari di vigne alla cantina sociale di Neive.
Pasquale, unico figlio maschio di Giuseppe tra nove sorelle, in ossequio alla tradizione piemontese di trasmissione ereditaria ai maschi, nel 1956 alla prematura morte del padre eredita, a 17 anni, l’azienda. Anche Pasquale cede al fascino del posto fisso, i tempi sono difficili, ed entra alla Ferrero, ma dopo pochi anni, in anticipo rispetto al futuro fenomeno di ritorno alla terra, torna nella sua vigna. Nel 1971 imbottiglia il primo Barbaresco Cascina Crosa e fa partire la storia vinicola dei Pelissero. Pasquale ha tre figlie e chiama la primogenita Ornella ad aiutarlo nell’azienda, spingendola a lasciare i promettenti studi presso la Scuola Enologica di Alba. Altri tempi. Ornella entra in azienda nel 1986 e ne assume la guida alla morte del padre, il 27 settembre 2007.
Inizia la guida femminile della Cantina, che aggiunge ai vini prodotti dal padre, il Barbaresco Cascina Crosa, la Favorita, il Dolcetto d’Alba, il Nebbiolo, la Freisa, le novità del Barbaresco Bricco San Giuliano, dall’omonima MGA, prima vendemmia nel 2007, l’omonima Riserva, prima vendemmia 2009, l’Alta Langa, il Sauvignon, l’Arneis. Oggi accanto a Ornella lavora il figlio Simone, classe 1999, diplomato alla Scuola Enologica nel 2018, cui si deve il Langhe Nebbiolo Simone.
I vigneti e i vitigni autoctoni

L’azienda possiede otto ettari di vigneti a corpo unico attorno a Cascina Crosa, quasi tutti reimpiantati da Pasquale negli anni ’90. La vigna iconica è la San Giuliano, quattro ettari attorno a un ciabot – casetta in mattoni o tufo che viene utilizzata dai contadini per ricoverare attrezzi agricoli o per ripararsi dai temporali – dove campeggia la statua di San Giuliano, di proprietà della Curia e Bene Culturale.
Ornella afferma che la vigna e il ciabot sono il genius loci, dell’azienda.
Non c’è documentazione certa ma il ciabot c’era già quando nacque mio nonno Giuseppe nel 1901 – racconta Ornella – era falegname, e fece la porta e le finestre del ciabot. Mi piace pensare che questa vigna e questo vino siano il legame che unisce le nostre quattro generazioni di contadini di Neive: da mio nonno a mio figlio Simone.
Altri vigneti sono il Cascina Crosa, un ettaro sotto il campanile di Neive, piantato 65 anni fa da nonno Giuseppe, un piccolo vigneto di Freisa, poco meno di 4 mila metri, infine, una «giornata» (misura piemontese per 3800 metri) di Favorita, vitigno bianco autoctono piemontese. Tutti i suoli sono marnosi calcarei, le esposizioni variano tra sud est e sud ovest, le altitudini tra i 250-400 slm. Unica eccezione i filari di Arneis a Vezza d’Alba nel Roero su suoli di calcare e sabbia.
Le tradizioni
Ornella e Simone proseguono l’insegnamento di papà Pasquale: «Quando curi tanto e bene la tua vigna, in cantina hai poco da fare»; dedicano tante cure e tempo alla terra con potature attente, niente chimica (l’azienda ha ottenuto la certificazione SNQI), inerbimento tra le vigne, con l’obiettivo di preservare il territorio. Anche in cantina, viva la tradizione: «Siamo rimasti produttori tradizionali – dice Ornella – utilizziamo solo botti grandi (da 25/30 hl e acciaio ndr) e metodi di fermentazione tradizionali». L’azienda produce 45 mila bottiglie, di cui il 60% va all’estero.

I vini di Pasquale Pelissero
Alta Langa Leslie 2020
70% pinot nero – 30% chardonnay. 36 mesi sui lieviti. Paglierino brillante e bollicine fini, preludio di un’olfatto intrigante di gelsomino, rosa bianca, pesca bianca, poi caffè e pepe verde. Il sorso si alimenta delle durezze dell’acidità e sapidità e delle componenti morbide che, pur restando distinte, viaggiano in sincrono appoggiandosi sulla piacevole e cremosa carbonica. Ornella ama le bollicine e decise di produrle invece di acquistarle: ottima scelta.

Langhe Sauvignon Gregoria 2024
100% sauvignon blanc Fermentazione e affinamento in acciaio. Il vino quotidiano di Ornella, ottimo nella sua semplicità. Origano, timo, basilico, fieno fresco. Sorso intenso e fresco.

Langhe Favorita Emanuella 2025
100% favorita, il vermentino diventato autoctono. Acciaio. Piacevole olfatto di fiori bianchi, rosmarino e origano che si ritrovano nel sorso dinamico, fresco, sapido.

Langhe Arneis Brunet 2025
100% arneis. Affina 4 mesi in vasche d’acciaio. Bouquet olfattivo intenso: fiori d’acacia, pesca bianca, mela Golden, salvia. Sorso elegante, piacevolmente fresco e sapido, morbido e persistente.

Dolcetto d’Alba Cascina Crosa 2025
100% dolcetto. Malolattica e affinamento in acciaio. Al naso: rosa rossa, ciliegia, prugna, mandorla fresca. Il sorso è prima vinoso, poi lascia spazio al corpo e al tannino, solido e classico, un tannino tradizionale delle Langhe, che lascia il palato soddisfatto. Un vero vino quotidiano.

Langhe Freisa Doc La Ferma 2024
100% freisa. Un anno di botte grande. Vino di corpo e profondità. Bouquet olfattivo ampio di rosa, lampone, spezie dolci, pepe e balsamico di eucalipto. Al palato è elegante, corposo, vellutato, con tannini ampi, fitti e classici. Finale persistente.

Langhe Nebbiolo Doc Pasqualin 2024
100% nebbiolo. Un anno di botte grande di rovere francese. Vino di fascino sin dai profumi di rosa, viola, lampone, pepe nero, foglie di tabacco, cacao. Prosegue con un sorso elegante, caldo e avvolgente, trainato dalla sapidità e dal minerale, che si appoggiano sui tannini, sempre classici e fitti.

Langhe Nebbiolo Doc Simone 2025
100% nebbiolo. Malolattica e affinamento in acciaio. Il nebbiolo per la pizza e, se fresco, da godere anche in estate. Profumi primaverili di rosa, violetta, fragolina, poi giunge il pepe nero. Al palato si presenta con grinta e sfacciataggine, fresco e sapido. Un nebbiolo di compagnia.

Barbaresco Cascina Crosa
100% nebbiolo; fermentazione di 10-15 giorni, malolattica, 2 anni in botti di rovere francese da 25 – 30 hl, infine in bottiglia per 6 mesi.
Annata 2022. Bei profumi di viola, geranio, lampone, poi giungono sottobosco, cuoio fresco, tabacco biondo e un insieme di erbe aromatiche. Al palato è austero, robusto, ripresenta la viola e il lampone in caramelline nonché la liquirizia, prima di chiudere con cenni vanigliati. La struttura e la persistenza del sorso austero sono sostenuti dai tannini fitti e tradizionali.
Annata 2021. Elegante e corposo, con profumi di marmellata di ciliege, di arancia sanguinella, viole e rose secche, noce moscata. Sorso austero con un tessuto tannico fine, elegante, che porta avanti la beva fino al finale teso e speziato. Buono e intrigante.
Annata 2019. Barbaresco dinamico, con spunti olfattivi floreali appassiti, di composta di mandarino, pepe, sandalo e bacche di ginepro. Sempre ottimo il sorso, sostenuto dai fitti e “classici” tannini. Persistente, passionale.
Annata 2009. Naso che cattura sentori metallici, minerali, ematici, mentolati e l’etereo del cassetto della nonna. Dopo anni il sorso non ha ceduto, è fresco, continuo, incisivo, sempre tannico e fiero.
Annata 1998. Dopo 28 anni emergono sentori terrosi di tartufo, cannella, pepe nero, nuance balsamiche, tostate, liquirizia gommosa e cacao. Il sorso è dominato da tannini vellutati, che si integrano con la freschezza sempre vibrante. Lungo finale sul sottobosco e il cacao. Un vino che invoglia alla lettura di belle storie.








