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Storia, territori e degustazione di alcune tra le interpretazioni più interessanti tra Piemonte e Toscana
Il Vermouth sta vivendo da alcuni anni una vera rinascita, con un crescente interesse da parte dei consumatori, soprattutto tra i più giovani. Anche noi, appassionati di questo vino aromatizzato, abbiamo seguito con attenzione le recenti evoluzioni del settore. A fine settembre 2025 è arrivato infatti il riconoscimento ufficiale del Consorzio del Vermouth di Torino da parte del Masaf. Approfondendo la storia di questo prodotto abbiamo però scoperto anche un’altra affascinante tradizione: a Firenze, già nel ‘500, dall’incontro tra la cultura degli speziali e dei farmacisti – produttori di rosoli ed elisir – e l’usanza contadina di aromatizzare il vino della vendemmia precedente per conservarlo più a lungo, prese forma una pratica che avrebbe portato nel ‘700 alla prima ricetta scritta del Vermouth di Prato.
Così abbiamo cercato diverse proposte da abbinare loro che vi raccontiamo con cinque appartenenti alla tipologia Torino, uno alternativo nel nome, uno di una nota cantina toscana, per terminare con la riscoperta del Vermouth di Prato.
Torino capitale del Vermouth: dal 1786 al riconoscimento ufficiale del 2025
Il Vermouth, vino aromatizzato che vanta una storia centenaria, è, secondo i più, nato a Torino nel 1786. Da allora dopo avere conquistato i palati di importanti personalità dell’epoca, tra cui alla corte i Savoia, andò alla ribalta dell’Europa e di tutto il mondo. Dopo essere stato creato ad aprile 2017 un Istituto, evoluto due anni dopo in un Consorzio per la Tutela, con relativo disciplinare. È stato necessario attendere il 30 settembre 2025 per il riconoscimento ufficiale dal MASAF, con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale avvenuta il 9 ottobre del 2025.
Dalla toscana una storia parallela, il Vermouth di Prato
Nel corso della nostra ricerca abbiamo scoperto, come accennato nel sommario, che nella Firenze del ‘500 veniva realizzato dalle massaie nella tradizione popolare un vino aromatizzato in cui univano uva bianca non ancora matura, erbe raccolte nei campi, talvolta zucchero, per accompagnare nel periodo natalizio i prodotti dolciari, al posto del Vin Santo riservato alle famiglie nobili. Si deve tuttavia attendere il 1737, anno in cui Stefano Buonamici scrisse la prima ricetta, codificata nel 1750, di cui una copia, datata 1773, è tuttora conservata all’Accademia dei Gergofili di Firenze.

Vermouth contemporaneo: tra sperimentazione, design e nuovi abbinamenti
Piemonte
Vermouth di Torino Bianco
Ottenuto da vino, mosto di moscato, alcol, zucchero, acqua, assenzio, maggiorana, achillea, salvia, cardo, timo, coriandolo, iris e un significativo quantitativo di liquirizia calabrese. Le erbe e le spezie vengono macerati assieme fatta eccezione per la liquirizia che viene lavorata a parte. Al palato è molto rinfrescante, con caratteristiche digestive, che lo rendono adatto all’aperitivo ma anche come fine pasto. 16% vol
Viene prodotto da Antica Torino, fondata da Vittorio Zoppi e Filippo Antonelli nel 2016 per produrre e riscoprire vini aromatizzati, liquori e distillati tradizionali del Piemonte, con ricette ispirate a quelle della tradizione. Diverso dalle altre tipologie è una ricetta che risale alla decade a cavallo degli anni ‘40 e ‘50 del secolo scorso. Questa è una reinterpretazione di un’antica ricetta appartenente a Carlin, lo zio di Paola Rogai, originario dell’albese. Come molti capi famiglia affiancava al lavoro in fabbrica alla FIAT, quello nelle vigne, producendo Vermouth e vino.
Vermouth di Torino Igp Rosso Il Beato
Primo Vermouth ottenuto da Verduno Pelaverga Doc, poi come di consueto con l’aggiunta di botaniche ed erbe officinali. Tra di esse oltre all’assenzio spiccano la china, la scorza d’arancio, il cardamomo, la salvia, anche santoreggia e timo, poi il floreale della genziana. Al palato è morbido, sostenuto da una dolcezza ben calibrata, una trama aromatica, accompagnati da una speziatura elegante che richiama rabarbaro e china. 17% vol.
Questo Vermouth, un’assoluta novità, è stato realizzato da Diego Morra vignaiolo a Verduno, sviluppato insieme alla moglie Francesca, oltre alla distilleria La Cava che li ha affiancati nella definizione dell’equilibrio finale. Il nome richiama la figura iconica del Beato Sebastiano Valfrè, profondamente legato a Verduno, dove nacque nel 1629, alla sua identità dato che fu proprio lui a credere nella varietà Pelaverga, si narra contribuendo alla diffusione di questo vitigno autoctono nel piccolo comune. L’etichetta sintetizza il territorio, mette in dialogo elementi simbolici forti come Torino e la Mole Antonelliana, icona della città, il Belvedere di Verduno e la cantina di questo produttore.
Vermouth di Torino Igp Rosso High Life
Ottenuto da uve Cortese, zucchero, alcool, infuso d’Assenzio Gentile prodotto in Piemonte, Assenzio Romano, Cardosanto, Quassio, Timo, Issopo, Veronica, sono solo alcune delle essenze sapientemente dosate. Lo stile di questa riedizione è quello di un tempo꞉ delicato ma austero, complesso ma immediato. 16,60% vol.
Viene prodotto da Isolabella della Croce, la cui famiglia, proprietaria di una tenuta a Loazzolo, nella zona dell’Alta Langa Astigiana. Lì Egidio avviò nel 1870 una produzione dei liquori tra cui un Vermouth bianco, per il quale scelse le fragranti uve Moscato, povere di alcool e ricche di zuccheri naturali, da cui ottenne il Vermouth Bianco Isolabella High Life, ancora oggi prodotto. Alla fine del 2025 Luigi Isolabella, figlio di Lodovico e che insieme al padre è alla guida della cantina, ha rieditato il Vermouth di Torino Igp Rosso High Life, derivato dalle ricette storiche di Egidio, reinterpretata secondo gli attuali canoni della modernità, dove gran parte delle erbe aromatiche e delle spezie originarie è rimasta immutata dalla ricetta originale.

Vermuth di Torino Igp Extra Dry Superiore
Prodotto da vino Piemonte Cortese Doc, a cui è aggiunto zucchero, alcool, caramello, un infuso di spezie naturali e piante tra cui l’assenzio maggiore, la balsamite, la salvia, lo zenzero, le bacche di ginepro, il fiore della camomilla e il limone che gli conferiscono al palato di essere asciutto, secco, piacevole con note di camomilla, retrogusto di limone. Avendo un grado alcolico di 18% può fregiarsi secondo il disciplinare di Superiore.
La famiglia Sconfienza, bottai a Calamandrana dalla fine dell’800, iniziò a produrre Vermouth nel 1947 con Alfredo che, grazie all’intuito della madre, perfezionò una ricetta del padre, fondando La Canellese. Nel 1957 con due fratelli trasformarono il vecchio laboratorio per le botti in una fabbrica di liquori pregiati. Oreste, figlio di Alfredo, conduce con i tre figli l’attività, con l’uso di materie prime di assoluta qualità, un metodo di produzione antico e lento, come per esempio la macinatura delle erbe con un vecchio mulino a martelli. A Torino sin dalla fine del ‘700 era possibile identificarli sia con la scritta Vermuth oppure Vermouth secondo la grafia francese.
Vermouth di Torino Rosso
Ottenuto da uve Cortese, con un tocco di Barbera d’Asti, vede l’aggiunta di assenzio gentile, assenzio romano, china, arancia amara, armonizzati con fiori, erbe aromatiche, spezie dolci, il tutto lasciato macerare lentamente in un’infusione fredda. Con un profilo complesso, avvolgente, ha un bilanciamento tra dolcezza e note amaricanti, speziate, erbacee, agrumate, per poi essere al palato misurato nella percezione alcolica, con un retrogusto persistente. 18% vol.
Uno degli ultimi diplomati a lasciare la classe di Aromatieri della Scuola Enologica di Alba, chiusa l’anno successivo, fu Carlo Di Luccio, entusiasta studente della materia che ha conservato negli anni numerosi quaderni scritti a mano, pieni di ricette, di indicazioni pratiche, con descrizioni precise per la creazione dei più disparati liquori. Questi quaderni donati al figlio Domenico, hanno permesso di produrlo e di creare il marchio Vecchia Scuola.
Vermouth Rosso Vandalo
Ottenuto da vino bianco, zucchero, alcool, infusione di rabarbaro, cannella, garofano, china, cardamomo, zenzero, vaniglia, cacao, assenzio gentile. Il colore è dovuto all’aggiunta di caramello. Dopo un naso intenso con sentori esotici, vanigliati, e spezie orientali, al palato è deciso, speziato, di grande piacevolezza. 18% vol.
Glep Beverages, marchio nato sulle sponde del Lago d’Orta, da Ezio Primatesta, albergatore, ristoratore e da Luca Garofalo, designer e creativo. Hanno realizzato 4 diversi prodotti tra cui il Vermouth Vandalo, pensando a un prodotto che fosse al tempo stesso morbido ed elegante, tradizionale ma innovativo, a cominciare dall’etichetta. Nella ristorazione viene proposto in abbinamento Gorgonzola e formaggi erborinati, oppure in pairing con il cioccolato.
Toscana
Vermouth di San Felice
Ottenuto da vino Sangiovese, classificato Igt Toscana Rosso, a cui sono aggiunti alcool, zucchero, infusi e distillati di erbe e piante aromatiche. Innanzitutto si trova l’Assenzio, erba fondamentale che conferisce la classica nota aromatica, la Genziana che apporta con eleganza l’immancabile nota amaricante, mentre l’Arancia dolce, la Vaniglia aggiungono una dolcezza amabile e quel calore tipico dei vini fortificati. Poi si trova l’estratto dal legno di Quassia, amaro e deciso, e il Coriandolo, con la sua nota fresca e vivace, che ne completa l’aromaticità. 18% vol.
Viene realizzato in modo artigianale da Bordiga 1888 a Cuneo, per la tenuta viticola sita a Castelnuovo Berardenga. L’etichetta della bottiglia, disegnata dall’illustratrice Federica Cecchi, propone su fondo bianco le botaniche, disegnate a mano, hanno un tratto dal delicato color carminio, cangiante, lucente, che riflette l’essenza del Vermouth.

Vermouth Bianco di Prato
Nel vino bianco ottenuto da Trebbiano toscano e Malvasia, vengono messe a macerare per il tempo necessario, dopo essere state schiacciate in un pestello di marmo, le erbe aromatiche, officinali spontanee e variate spezie che vanno da enula campana, genziana, galanga, cannella, calamo aromatico, chiodi di garofano, centaurea, assenzio pontico e romano, coriandolo, noce moscata, bucce di limone, di arancia dolce e amara. Il tutto completato con l’aggiunta di poco zucchero e di pochissimo alcool. Al palato dopo un gusto leggermente dolce a una nota acidula, con un retrogusto piacevolmente amarognolo. 15% vol.
Prodotto dall’Opificio Nunquam, sito a Prato, realizza dal 2007, ancora a mano, senza nessun ausilio meccanico, l’antica ricetta seguendo ancora oggi gli antichi passaggi produttivi, secondo la ricetta scritta da Stefano Buonamici nel 1750.







