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Viandante del Cielo, i vini dell’Umbria firmati Skywalker
Siamo a Passignano sul Trasimeno e qui su una collina si trova un’azienda giovane che ha radici molto lontane. Viandante del Cielo è il suo nome e la proprietà si è affidata completamente alla bravura di due enologi per fare dei vini “stellari”.
Arriviamo a Viandante del Cielo percorrendo un breve tratto di strada che parte da Passignano sul Trasimeno e arriva alla sommità di una collina. Dall’alto il disegno del territorio è perfetto, ci sono un convento un tempo dismesso e ridefinito a residenza e intorno i vigneti che circondano una cantina. I vigneti e le varietà sono stati impiantati dall’enologo Maurizio Castelli con la collaborazione di Mery Ferrara, a cui la proprietà ha dato mano libera per scegliere che cosa diventare da grandi.
Una cantina di produzione di eccellenze dell’Umbria, il Grechetto di Todi e lo Chardonnay, in una zona molto fresca, una valle dove già nel pomeriggio arriva l’ombra, grazie alla quale le uve si mantengono integre. Nella parte leggermente più bassa il Ciliegiolo, poi risalendo Merlot e Cabernet Sauvignon. A seguire gli autoctoni Canaiolo, Sanforte, Pugnitello e Foglia Tonda. In tutto 4,8 ettari con un ettaro appena impiantato, che col tempo andrà a definirsi in un’etichetta di cui ancora si vuole parlare poco.
La giornata era piena di nebbia, l’umido era pungente e abbiamo solo potuto immaginare la bellezza che si gode da quella sommità, verso il basso, dove le coltri di nubi parevano un’enorme astronave piazzata a guardia della tenuta. C’è del mistico all’entrata della cantina, grandiosità che si percepisce in ogni dettaglio. A partire dall’accoglienza che viene affidata al giovanissimo direttore Michele Biraga. Tre vini per tre vigneti diversi e 12 varietà, sono tutti blend e non ci sono monovarietali, almeno per ora. Tutto in regime biologico.

Una parte di storia
Un progetto nato nel 2007 con l’acquisto del convento poi trasformato in dimora dei proprietari. Seguono gli impianti e la ristrutturazione delle belle terrazze. Nel 2019 iniziano i lavori della cantina e finalmente nel 2020 la vera prima vendemmia che vede crescere tutto quello che nasce qui.
Il nome Viandante del Cielo evoca qualcosa di grandioso ed è traduzione di Skywalker, il gruppo di cui la cantina fa parte, lo Skywalker Vineyards fondata da George Lucas, che comprende una tenuta in California (dove si producono Chardonnay e Pinot Nero) e una in Provenza, Château Margüi (per bianco, rosato e rosso), quest’ultima acquisita nel 2017. Il nome è importato dalla tenuta in California dove c’è la casa della proprietà la Skywalker Ranch e dove la famiglia ha iniziato a fare vino ma non per la vendita, chiamandolo prima Vigna di Cielo Camminante e poi Viandante del Cielo ancor prima dell’acquisto in Umbria.
Innamorarsi di questi luoghi non è stato difficile per i proprietari arrivati come marziani. Camminavano lungo il lido e scoprivano diversi angoli dismessi che avrebbero voluto risistemare, dopo averli acquistati, solo per amor di bellezza. Assoluti protagonisti in ogni loro scelta, non hanno esitato a lasciare libertà all’enologo perché di vino non ne sanno molto, limitandosi a scegliere etichette e confezionamento.
I vini come detto sono tre, il Pristinum che comprende le varietà rosse autoctone, Lungolago il bianco di Grechetto e Chardonnay (4mila bottiglie e tale rimarrà), e il Viandante un incontro stile bordolese di Cabernet Sauvignon e Merlot (tra le 7mila e le 9mila bottiglie fino alla 2020, con le annate successive la produzione aumenterà).
I vini e il territorio

Il progetto di Maurizio Castelli è di sfruttare la parte sabbiosa e limacciosa bassa della collina per i rossi autoctoni (poco adatta a Gamay e Sangiovese), Cabernet Sauvignon e Merlot sono invece sulla parte alta che prende tanto sole anche grazie al riflesso di luce del lago che ne prolunga l’effetto. La peronospora e le altre malattie qui hanno avuto vita breve. E non è un caso che i monaci abbiano aperto un convento, la zona dal punto di vista agricolo è protetta quando piove o quando grandina, sembra esserci un filtro magico che allontana le minacce del meteo. La tramontana arriva spesso e asciuga le uve perfettamente allontanando i ristagni e per questo gli impianti sono molto fitti in densità. L’acqua è ovunque nel sottosuolo e fornita da tre mangifici pozzi naturali, a cui si attinge solo spinti da condizioni estreme.
Sarà possibile un Cabernet in purezza? Ce lo chiediamo guardando la mappa delle vigne, la zona del Cabernet non fa giro poggio e affaccia sul paese, e ha un passo diverso ai terrazzamenti, qui si esprime con eleganza e definizione. Un assaggio che ci piacerebbe provare. Anche se il mercato va da un’altra parte lungi dagli affinamenti eterni, ammettiamo che Viandante non vuole per forza seguire le mode e semmai dettarle.
Al momento la produzione, che non è pienamente imbottigliata, arriva a 22 mila circa per i tre vini, in potenza i numeri salgono a 40mila e subentrerà in gioco l’ultimo vigneto, quindi sarà tutto da ricalcolare.
Filosofia produttiva
La cantina è vestita di bellissime anfore in cemento a forma ovoidale, non vetrificato color prugna chiaro, elegantissimo. Accanto la barricaia che è una vera opera d’arte, con botti di legni di diversa provenienza. Le fermentazioni e affinamento di Chardonnay avvengono in legno (dal 2022), dopo la decantazione statica a freddo, il Grechetto invece va in cemento. Si incontrano alla fine di tutto, qualche mese prima del vetro.

Per i rossi si vendemmia singolarmente ogni varietà. Maurizio Castelli è l’assaggiatore e Mery Ferrara la sua collaboratrice è quella col naso più fine. Insieme formano una copia perfetta. La fermentazione avviene in anfora, e ogni anno si decide rimontaggio o delestage in base agli assaggi. La 2022 molto calda e densa ha prodotto vini potenti e densi, nella 2023 ha piovuto tanto, i vini sono molto diluiti e i rimontaggi hanno dato maggiore estrazione.
Il motto della cantina è “essere sempre pronti a tutto, non ci sono ricette”. Per i rossi autoctoni seguono le caratteristiche dell’annata, con poco interventismo. Gli affinamenti in barrique, nuove o usate, avvengono con tempistiche diverse, con grande dosaggio anche di buon senso in base alla stagione. Il vino è come un bambino, lo hanno allevato dal nulla. Per questo ci sono voluti degli anni per raggiungere una certa regolarità, e l’annata 2022 che è ancora in cantina, può essere considerata un punto di arrivo e di inizio.
Qualche assaggio

Lungolago Umbria Igt 2021 e 2022
L’annata 2021 è piena di freschezza, con olfattiva opulenta, piacevole, al sorso una nota minerale lo rende molto piacevole. L’annata 2022 esprime bene la direzione della mano dell’enologo. La buona acidità sostiene l’equilibrio, le note di menta e finocchio tipiche del Grechetto avanzano insieme a sentori floreali. Cenni di camomilla ed erbe officinali arricchiscono un olfatto molto suadente.
Pristinum Umbria Igt 2019 e 2020
La prima annata è classica, calda ma regolare. Si disegnano già i frutti scuri piccoli e maturi, note speziate che nella 2020 si ampliano. Il tannino è succoso e nella 2020 è equilibrato con la parte morbida, l’alcol misurato, emerge una certa fragranza di frutto. La vena minerale e una tostatura accennata chiudono un sorso lungo e appagante.
Viandante del Cielo Umbria Igt 2019 e 2020
Internazionale sì ma profondamente umbro. La 2020 è più definita, ha un carattere che denota la direzione dell’enologo. All’olfatto le note erbacee, vegetali e fruttate (bacche mature) rendono il vino complesso. In bocca ampio richiamo a speziature, note scure, balsamiche, tostatura. Non mancano cenni di goudron e sottobosco. Equilibrato nel complesso e dal tannino setoso. Pieno e appagante è un vino che non passa inosservato.
Cabernet Sauvignon 2022
Assaggio di vasca. Vino intenso, integrato tra le note erbacee e il tannino vellutato, la morbidezza del palato si armonizza con una profondità di sorso data dalla sostanza minerale. Da riassaggiare tra qualche tempo.







