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Comprendere e scegliere: se ne parla tanto ma se ne sa poco
Abbiamo letto, ascoltato produttori e ci siamo informati per voi, ma districarsi tra i termini è pur sempre complicato.
Biologico
Se di biologico parliamo allora pensiamo a una pratica condotta seguendo un protocollo preciso in vigna e in cantina. Il principio è prevenire e non intervenire nel momento del bisogno. Togliere gli agenti chimici per molti è stato naturale e nell’intervenire anche contro il cambiamento climatico ci sono preparati biologici e biodinamici, che a volte si possono sposare senza andare in conflitto.
Biodinamico
La biodinamica, oltre ad alcune pratiche in cantina, si segue nella produzione viticola, ossia nella natura della parte agricola. Si salvaguarda così il terreno non solo quello vitato ma tutto l’ecosistema, i boschi e gli animali, insetti compresi. Come ci ha detto un produttore: “ci sono pratiche che comprendono parti animali ma si può fare se hai animali propri, e per un vigneto di 20 ettari, per esempio, servirebbero cento capi di bestiame per praticare il corno letame. Non sarebbe biodinamico far venire i corni dalla Spagna con i camion. Nella biodinamica il bello è una circolarità, in cui lo scarto di un ristorante va a nutrire gli animali che si utilizzano per i vigneti e così via, in circolo virtuoso che giustifica lo sforzo”.
Naturale e Vegano
Il vino naturale rientra in pratiche di vigna e di cantina con uso, facciamo pochi esempi, di lieviti indigeni e fermentazione spontanea, assenza di solfiti e filtrazioni e poche addizioni di chiarifica. Per tanti consumatori si tratta di vini difettati e sgradevoli, alcuni produttori sono bravi, molti altri no. Di fatto il nome non significa nulla. Ti dicono che non ci sono trucchi in cantina, allora gli altri sono maghi o avvelenatori? Qualcuno vorrebbe chiamarlo vino spontaneo, forse sarebbe più comprensibile. Il vino vegano? Massimo rispetto, ma per molti rientra in una fede e non ha più a che vedere con la sostenibilità. Se in una vasca di vino vegano muore un moscerino, che succede?
In conclusione
Le pratiche non sono soggette a giudizio, ma è pur vero che numerosi sono i ripensamenti, specialmente sul biologico, alcune grandi cantine hanno rinunciato, per una questione etica e non solo basandosi su dei termini. Quello che i produttori cercano è una sostenibilità effettiva che rientra nel mantenimento di un’azienda e dei suoi prodotti, ed è giusto che ogni zona faccia le pratiche giuste per quello che serve a mantenere un equilibrio del territorio in cui si trova. Senza estremismi. Qualcuno ci ha detto “il consumatore dovrebbe pensare al produttore e alla qualità e non a quello che è scritto in etichetta”.
Il quadro tracciato è volutamente generale: ogni punto meriterà uno sguardo più dettagliato nei prossimi approfondimenti.







