Trigon: il nuovo Lagrein Riserva firmato Rottensteiner

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Tempo di Lettura: 4 minuti

Una famiglia, un vino, un territorio: vi presentiamo la nuova referenza Trigon Lagrein Gries Riserva 2022 Alto Adige Doc

Ha debuttato a Milano nella cornice elegante del ristorante “Iyo Kaiseki”: una presentazione riservata, per un vino che ambisce a rappresentare la nuova voce del Lagrein, tra radici profonde e visione contemporanea.Trigon nasce nel cuore di Bolzano, nella zona di Gries, storica patria del Lagrein, e prende il nome dalla forma triangolare del celebre “cuneo verde” che ne caratterizza il terroir. Solo 2.500 bottiglie, da una singola particella di Lagrein 100%, coltivata su terreni alluvionali profondi e acidi da viti trentennali.

Gries è la nostra casa – racconta Hannes Rottensteiner – Mio padre è stato tra i primi a credere nel Lagrein come grande vino da Riserva. Trigon è la nostra interpretazione più ambiziosa: eleganza verticale, autenticità, rigore.

Un vino netto, essenziale, dal profilo identitario forte, pensato per restituire una lettura nuova e raffinata del Lagrein, senza compromessi.

Una famiglia, una storia lunga 500 anni

I Rottensteiner rappresentano una delle famiglie storiche della viticoltura altoatesina. Da oltre cinque secoli legati alla terra e alla vigna, hanno trasformato questa eredità in un progetto solido, autentico e moderno.

La svolta arriva nel 1956 con Hans Rottensteiner, fondatore della cantina. Seguono il figlio Toni, artefice della valorizzazione dei vini in bottiglia, e oggi Hannes, con la moglie Judith, portavoce di una visione giovane ma radicata, che coniuga qualità, territorio e sostenibilità. Con soli 12 ettari di vigneti di proprietà e la collaborazione di 45 masi conferitori, la cantina è oggi un punto di riferimento per molte piccole realtà contadine della zona. Il rapporto con i conferitori, costruito su fiducia e continuità, prosegue da oltre 60 anni, ed è oggi parte integrante dell’identità Rottensteiner.

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La famiglia

I masi: anima del territorio

Ogni vino della Tenuta è legato a un maso: luoghi di famiglia, memoria e lavoro quotidiano. Dal Maso Reiter, dove tutto ebbe inizio, al Maso Kristploner, tra i più antichi della zona; dal Premstallerhof, vocato al Lagrein in biodinamica, al Tollhof, patria del Pinot Bianco Carnol. 

E ancora il Köfele, lavorato oggi da Hannes e Judith, con vista sulla torre Druso – divenuta uno dei simboli dell’azienda – o il Nussbaumer, a Missiano, che ha dato origine al Pinot Nero Select. Senza dimenticare il Maso Ramer, collocato proprio nel cuore del “gran cru” del Lagrein, da cui nasce anche Trigon.

Ogni maso è parte di una mappa enologica fatta di persone, altitudini e microclimi, dove ogni singolo appezzamento diventa voce di un racconto più grande: quello della famiglia Rottensteiner e del territorio di Bolzano.

Territorio e vitigni

L’Alto Adige è una terra di contrasti: clima alpino e influssi mediterranei, forti escursioni termiche, vigneti in pendenza coltivati spesso a mano. Un territorio che, per natura e tradizione, si presta a una viticoltura di precisione.

Molti dei vigneti Rottensteiner crescono sul porfido, la “pietra rossa” che ha dato origine anche al cognome di famiglia (roter Stein, in tedesco). Questa matrice geologica conferisce ai vini una spiccata mineralità, contribuendo alla freschezza e alla longevità.

Fin dall’inizio, la cantina ha scelto di concentrarsi sulle varietà autoctone, in particolare Lagrein e Santa Maddalena classico – per la cui produzione vengono utilizzate uve Schiava con un 4 – 5 % di Lagrein – ma senza rinunciare a interpretazioni personali di Sauvignon, Pinot Bianco, Pinot Nero e Gewürztraminer.

Stile Rottensteiner: tra tipicità e carattere

La filosofia produttiva di Hannes e Toni Rottensteiner si può riassumere così: bere con piacere. I vini devono essere riconoscibili, sinceri, ma mai pesanti. Eleganti nella forma, accessibili nel contenuto, monovarietali per scelta, legati al carattere del luogo e non alla moda del momento.

La gamma si articola in:

  • Linea Classica: freschezza, bevibilità, tipicità;
  • Linea Cru: vini da singoli masi e vigne selezionate;
  • Linea Select: le Riserve più importanti, affinate in legno;
  • Cresta: un raro Gewürztraminer da uve appassite;
  • Trigon: la nuova punta di diamante, dedicata esclusivamente al Lagrein Riserva.

Il vino va coccolato, aiutato a crescere, e infine lasciato andare con orgoglio.

Trigon: il Lagrein come non l’avete mai sentito (e abbinato) 

Trigon Lagrein Gries Riserva 2022 Alto Adige Doc è la nuova dichiarazione d’amore della famiglia Rottensteiner verso il Lagrein e la sua terra. Nasce da un appezzamento unico, coltivato con rigore, vinificato con precisione e pensato per durare nel tempo.

Un rosso potente ma misurato, che unisce profondità e slancio, identità e visione. Con Trigon, il Lagrein torna protagonista in una veste contemporanea, essenziale e verticale, in perfetta continuità con la storia di una famiglia che da generazioni fa del vino un mestiere, una vocazione, una firma.

Una referenza molto versatile negli abbinamenti gastronomici: negli splendidi locali di uno dei ristoranti giapponesi iconici di Milano, 1 stella Michelin, si è compiuta una magia vinicola. Come spesso accade, nei cosiddetti wine pairing, tutto questo, a volte, è molto difficile da realizzare. In questo caso, tutto è sembrato quasi spontaneo: si è così ben definito un abbinamento coraggioso – possiamo aggiungere – in accompagnamento a un delicato, ma intenso, piatto di controfiletto, razza Wagyu (già presente nel menù degustazione Kaiseki), condito con salsa Ponzu (a base di soia, aceto e mirin) e Yuzukosho, dal gusto più agrumato e ricco di umami. La forza di un vino rosso altoatesino che si insinua delicatamente nella gastronomia addirittura orientale. 

Tra gli altri vini della gamma Rottensteiner, quello che sicuramente ha destato più stupore – in termini di intensità e gusti persistenti al palato – l’Alto Adige Pinot Bianco Doc Carnol 2024: già subito al naso, scaturiva il piacere di goderne un sorso dopo l’altro. L’abbinamento, omaggiando ancora un pò l’estate (il piatto di portata ne riportava i colori), con un tenero e raffinato “Branzino in salsa ponzu e irizake” (a base di sakè, utilizzato come alternativa alla salata salsa di soia), è stato quanto mai utile a esaltare la facilità di beva ma, al contempo, la sua struttura.

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