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A Montalcino il linguaggio parla di vino ma non solo
Siamo stati a Castello Tricerchi, una realtà storica che coniuga la cultura vitivinicola e l’anima del territorio, ad Altesi, una voce ilcinese meno conosciuta ma ben definita.
L’azienda si inserisce in un contesto geografico strategico. L’edificio risalente al 1441 si presenta ristrutturato ed è ritenuto un unicum in questa zona, nel solco di una storicità subito percepibile. Ormai si parla di Montalcino e tutti hanno ben presente che cosa si intende, ma sia chiaro che fino agli anni Ottanta era di fatto un territorio dimenticato, e quindi aver mantenuto l’autenticità di un edificio come questo è a nostro avviso un segnale forte, la volontà di un passato che vive attraverso i progetti di oggi.

La storia della famiglia e del castello
A condurre l’azienda è la famiglia Squarcia, presente fin dall’Ottocento, mentre la famiglia Tricerchi, famiglia di banchieri, parte del tavolo dei Nove che governavano Siena, ha fondato il castello ma di lei poche sono le informazioni. Sappiamo che gli antichi possedimenti comprendevano ettari infiniti, oggi l’attuale disegno è di circa 300 ettari divisi in più comuni, di cui 150 a Montalcino e intorno al castello sono 13 quelli vitati a Sangiovese.
Oggi è Tommaso Squarcia a guidare la produzione vinicola che prende il via per volere dello zio di Tommaso, Emanuele Squarcia, che tra il ‘95 e il ‘98 fa impiantare le vigne che avrebbero composto il Rosso e il Brunello che oggi abbiamo nel calice. Di fatto il castello esiste da sempre ma il vino è pressoché nuovo.

Castello Tricerchi culla del vino
Nel 2013 Emanuele e il nipote Tommaso realizzano il primo vino partendo praticamente da zero. Viaggiano, ascoltano e ricercano, mai contenti, mai esausti. E creano Castello Tricerchi di Montalcino come oggi lo vediamo. Da un punto di vista architettonico l’edificio fu iniziato dalla famiglia Altesi nel 1200, di loro sappiamo ben poco perché se ne sono perse le tracce, unico dato è che a un certo punto il luogo fu abbandonato, chissà per quale ignoto motivo.

La costruzione ripresa nel 1400 appartiene al modello senese, il mattone tipico di questo fazzoletto di terra. Uno stile da cui non ci si può sdoganare. L’edificio è stato più volte ritoccato, la corte per esempio è stata aggiunta nel 1700, perché durante i secoli il castello assume un ulteriore volto, come magazzino di stoccaggio delle colture soprattutto di grano. La sala degustazione di oggi era il granaio di un tempo e tutto intorno si mescola tra nuovo e antico in un continuum incessante in evoluzione. Pur essendo solide le mura, il contesto dell’azienda ci regala l’idea di qualcosa che è in costante movimento.
La filosofia produttiva

Ci si trova a 7 chilometri dal paese, Montalcino si vede dalla tenuta ben distinto, i vigneti di Tricerchi arrivano fino a 290 metri al massimo sul livello del mare, il che è già sinonimo di un clima diverso. Si parla di una accentuata mitezza, leggera umidità che accompagna la maturazione delle uve, le esposizioni sono a est e nord-ovest, luce e ventilazione sono costanti su vigneti che sorgono sopra suoli argillosi, calcarei e sabbiosi. Il Sangiovese di questo angolo di Montalcino diventa meno opulento e più rivolto alla finezza e alla verticalità.
Dal 2021 il certificato è biologico, concimazioni organiche, inerbimenti spontanei, interventi misurati. In cantina le lavorazioni seguono la stessa filosofia, fermentazioni spontanee, lieviti indigeni, macerazioni tradizionali, lunghe e con cappello sommerso, si cerca la misura, mai la potenza. La cantina tra l’ambiente dell’acciaio e la bottaia ricalca gli antichi spazi a cui adattarsi in linea con le storiche tracce ancora presenti del castello. Nella struttura ci si tiene ben saldi e nella filosofia produttiva ci si rinnova.
I vini, perché ci sono piaciuti
Toscana IGT Rosato Nen’a 2025
Novità dedicata all’ospitalità della tenuta, accoglie gli ospiti con un profilo fresco ed elegante. Rosa antico nel calice, esprime note di ciliegia e susina sostenute da una piacevole acidità.
Toscana IGP Iuli’o 2025
Da uve Sangiovese, vinificato esclusivamente in acciaio. Frutto croccante, tannino vellutato e sorso dinamico, caratterizzato da grande bevibilità.
Rosso di Montalcino 2024
Fragrante e immediato, beneficia di un breve passaggio in legno che accompagna un frutto intenso e una trama tannica ben definita, sostenuta da una persistente vena sapida.
Brunello di Montalcino 2021
Rubino intenso, esprime un frutto ricco e succoso. Il sorso è materico ma sostenuto da una viva freschezza che accompagna il vino verso un finale elegante e raffinato.

Brunello di Montalcino 2020
Più austero rispetto al 2021, sviluppa profumi di sottobosco, frutta scura e terra umida. In bocca è strutturato, profondo e ricco di stratificazioni gustative.
Brunello di Montalcino AD 1441 2021
Prodotto soltanto nelle annate ritenute migliori e proveniente dalla Vigna del Velo. Il maggiore contenuto calcareo del terreno conferisce slancio e tensione a un vino complesso, caratterizzato da spezie, humus, corteccia e una notevole freschezza. Il lungo affinamento in rovere, della durata di tre anni, accompagna senza sovrastare il carattere del Sangiovese.
L’accoglienza come valore aggiunto
Enoturismo, vino e accoglienza sono una certezza per Castello Tricerchi. Il team giovane condotto da Tommaso è un biglietto da visita vincente, le sale dove siamo stati accolti per la degustazione sono un incanto estetico e un gioiello di antichità nel suo più curato splendore. Non abbiamo conosciuto il titolare perché era in viaggio, come sempre, ma ci hanno detto di lui che è un instancabile sperimentatore. Sotto la guida magistrale di Maurizio Castelli, enologo di fama internazionale, i vini sono viaggiano diritti al punto. Chapeau.








