Cinque denominazioni: viaggio nelle terre del Consorzio Vini Venezia

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Un itinerario tra Treviso, Venezia e Pordenone alla scoperta delle denominazioni che custodiscono la tradizione vitivinicola della Serenissima

Tra il Piave, la laguna veneziana e le campagne che si spingono verso il Friuli, il vino racconta una storia fatta di commerci, bonifiche, nobiltà veneziana e vitigni che hanno attraversato i secoli senza perdere la propria identità. È questo il filo conduttore che emerge attraversando i territori del Consorzio Vini Venezia, realtà che riunisce cinque denominazioni distribuite tra le province di Venezia, Treviso e Pordenone.

Il press tour organizzato dal Consorzio è stato l’occasione per attraversare questo territorio e scoprirne alcune delle sfumature più autentiche. Un viaggio che ha permesso di osservare come dietro le cinque denominazioni tutelate dal Consorzio – Malanotte del Piave Docg, Lison Docg, Venezia Doc, Piave Doc e Lison-Pramaggiore Doc – si nascondano storie differenti ma unite da una comune radice culturale.

Un patrimonio costruito nei secoli tra commerci veneziani, opere di bonifica e vitigni storici.

La viticoltura in queste terre affonda le proprie origini in epoche remote. Già i Paleoveneti coltivavano la vite, ma fu con la Repubblica Serenissima che il vino assunse un ruolo centrale nello sviluppo economico e commerciale dell’area. Venezia rappresentava una delle principali porte d’accesso tra Oriente e Occidente e lungo le rotte commerciali transitavano merci, culture e naturalmente anche vini. La nobiltà veneziana investì nelle campagne della terraferma, contribuendo allo sviluppo agricolo e alla diffusione di tecniche produttive che avrebbero lasciato un’impronta duratura sul territorio.

Ancora oggi questo legame tra città lagunare e campagna emerge con forza. Le ville venete disseminate lungo il territorio, i corsi d’acqua che collegavano le proprietà agricole ai mercati veneziani e la stessa conformazione del paesaggio raccontano una storia che va ben oltre la produzione vitivinicola.

Le cinque denominazioni del Consorzio rappresentano altrettante espressioni di questa identità complessa

La Lison Docg custodisce la tradizione del Tai, storicamente noto come Tocai Friulano, vitigno che qui trova una delle sue espressioni più rappresentative. La Malanotte del Piave Docg valorizza invece il Raboso, varietà storica dal carattere deciso e profondamente legata alle terre attraversate dal fiume Piave. A queste si affiancano le denominazioni Venezia Doc, Piave Doc e Lison-Pramaggiore Doc, che raccontano ambienti diversi e una straordinaria varietà produttiva.

Uno dei temi emersi con maggiore evidenza durante il viaggio è proprio il rapporto tra uomo e ambiente. Un equilibrio costruito nel tempo e spesso frutto di interventi che hanno modificato profondamente il paesaggio. Le opere di bonifica, la gestione delle acque, la vicinanza della laguna e l’influenza del mare hanno contribuito a definire il volto attuale di queste campagne.

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Le tappe di un viaggio che unisce vino, cultura e territorio

Una delle tappe del percorso è stata Le Carline, azienda che ha fatto della sostenibilità e dell’agricoltura biologica uno dei propri tratti distintivi. Qui il legame con il territorio non viene raccontato attraverso slogan, ma attraverso scelte produttive che puntano a preservare l’equilibrio dell’ambiente e a valorizzare le caratteristiche originarie dei vigneti. Il Lison Classico degustato durante la visita rappresenta bene questa ricerca di identità, ma ciò che colpisce maggiormente è la coerenza di una filosofia aziendale costruita nel tempo e portata avanti con convinzione.

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Pochi chilometri più in là, La Frassina offre una prospettiva diversa ma altrettanto significativa. Il territorio qui parla il linguaggio delle bonifiche e della vicinanza al mare. Le brezze che risalgono dalla costa, la natura dei terreni e la presenza dell’acqua contribuiscono a creare un contesto unico, dove la viticoltura convive con una storia fatta di trasformazioni ambientali e di adattamento umano. Durante la visita sono stati presentati vini come Lia, Lison, Miglio Rosato e Refosco dal Peduncolo Rosso, ma al di là delle singole etichette ciò che resta impresso è la capacità dell’azienda di raccontare un paesaggio e la sua evoluzione nel corso dei decenni.

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Il viaggio ha poi portato nel cuore delle terre del Raboso, varietà che più di ogni altra sembra incarnare il carattere di queste zone. Nella cantina di Bonotto delle Tezze il vitigno viene interpretato in diverse forme, dal Metodo Classico Luigi Venti fino al Raboso Passito, passando per il Raboso Potestà e il Malanotte del Piave. È un racconto che attraversa il tempo e dimostra come un vitigno storicamente considerato difficile possa oggi esprimere una sorprendente versatilità senza perdere la propria identità.

Tra i luoghi più affascinanti visitati durante il tour spicca senza dubbio il Castello di Roncade. Più che una semplice azienda vitivinicola, rappresenta una testimonianza vivente della storia della Serenissima e del rapporto tra nobiltà veneziana e campagne della terraferma. Edificato all’inizio del Cinquecento su progetto attribuito all’architetto Mauro Codussi, lo stesso che progettò la Torre dell’Orologio in Piazza San Marco, il complesso conserva ancora oggi l’imponente cinta muraria che lo rende un unicum nel panorama delle ville venete.

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Passeggiare tra le mura del Castello significa attraversare secoli di storia agricola e culturale. La produzione vitivinicola continua a essere parte integrante della vita della tenuta e i vini degustati, dal Manzoni Bianco al Raboso del Piave, fino al Passito di Raboso Ilaria, rappresentano il naturale proseguimento di una tradizione che si rinnova generazione dopo generazione. Ma ancora una volta il vino diventa soprattutto uno strumento per comprendere il territorio e la sua evoluzione.

Al termine del percorso emerge con chiarezza come il Consorzio Vini Venezia non rappresenti un’unica identità, bensì un insieme di identità differenti che convivono e si completano a vicenda. Dalle terre del Lison ai vigneti del Piave, dalle aree influenzate dalla laguna fino alle campagne modellate dalle bonifiche, ogni tassello contribuisce a comporre un mosaico complesso e affascinante.

Un mosaico che continua a raccontare la propria storia attraverso il vino, ma che trova la sua vera forza nelle persone che lo abitano, nelle aziende che ne custodiscono la memoria e nella capacità di guardare al futuro senza perdere il legame con le proprie radici.

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