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Colli Berici, la nuova identità del vino

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Tempo di Lettura: 3 minuti

Terroir, varietà e comunicazione: luci ed ombre di un’identità in costruzione

In Veneto c’è una zona vinicola che, forte di una consolidata identità territoriale e un notevole patrimonio culturale, si sta rilanciando a lunghi passi nel vasto mondo vitivinicolo, italiano e non solo. Siamo nella zona più a sud di Vicenza, dove da sempre l’uomo coltiva la vite e produce vino: i Colli Berici, abitato fin dalla preistoria, e diventato nella sua storia secolare uno dei punti di riferimento per il commercio e l’agricoltura per la penisola italica. E dello stesso periodo, circa tremila anni a. C., sono le prime tracce di vigneti, testimoniate dai tanti resti di vinaccioli rinvenuti sul territorio.

Una viticoltura che qui trova un habitat ideale, grazie a un’ottima altitudine, scarse precipitazioni (a differenza della più piovosa zona pedecollinare), e formazioni di roccia calcarea, terreni di argille rosse e basaltici di origine vulcanica. A completare questo panorama un invidiabile insieme di elementi naturali, come fiumi, foreste, olivi (da cui si produce un ottimo olio extravergine), cave di pietre, e il lago Fimòn, la cui etimologia deriva da flumonis, letteralmente fiumone, ossia grande fiume, dove sono state rinvenute tracce di insediamenti risalenti al periodo neolitico e a quello dell’età del bronzo.

A garantire la qualità e a diffondere il nome dei vini del territorio, anche oltre confine, dal 2011 il Consorzio Tutela Vini Doc Colli Berici e Vicenza, nato dall’unione dei due singoli Consorzi già presenti da anni, che riunisce 28 aziende (26 privati e 2 cantine cooperative), rappresentando quasi la totalità della produzione vitivinicola, e che di anno in anno arricchisce sempre più l’offerta produttiva del territorio.

Tai Rosso, Carménère e Garganega: l’anima autoctona dei Colli Berici

I vitigni simbolo di questa viticoltura sono sicuramente il tai rosso (parente strettissimo del cannonau sardo, della grenache francese e della garnacha spagnola), il carménère, tra quelli a bacca rossa, e la garganega tra i bianchi. A questi si aggiungono altri internazionali, come i vari cabernet, il merlot, il pinot nero, lo chardonnay, il pinot bianco e grigio, e il sauvignon.

Un totale di 17 diciture ufficiali in disciplinare, suddivisi tra le varie possibili vinificazioni in bianco, rosso, spumanti e passiti.

Qui lasciamo una domanda in sospeso, a cui gli stessi lettori possono dedicare una riflessione, e magari rispondere in maniera personale. Forse, per un territorio e una denominazione in crescita, ma ancora non troppo conosciuta, questa ampia diversificazione potrebbe creare difficoltà nella comunicazione agli appassionati wine lovers? Forse, ci si dovrebbe dedicare di più ai vitigni rappresentativi della regione, come la garganega, il carménère e il tai rosso? Ai lettori, e al futuro, l’ardua sentenza.

E, a riguardo delle varietà appena citate, grazie al Consorzio e all’organizzazione di Studio Cru, abbiamo avuto modo di conoscerle meglio durante il press tour “Colli Berici e Vicenza: il volto nascosto della Doc”. Insieme a Giovanni Ponchia, direttore del Consorzio, abbiamo avuto la possibilità di approfondirne le caratteristiche, le differenti versioni, le storie e i territori.

Un tour tra le varie aziende, scoprendo le potenzialità e le qualità dei vitigni simbolo dei Colli Berici, esplorando le loro diverse espressioni, classiche e contemporanee, e la loro versatilità, elementi poi ritrovati durante le numerose degustazioni.

Più che una denominazione, un territorio culturale

Le visite e gli assaggi sono stati accompagnati dalla bellezza di questa terra, tra natura incontaminata e meravigliose opere architettoniche. Da sempre infatti questa zona è famosa per la numerosa presenza di eleganti ville, simbolo di una architettura che raggiunse il suo apice con Andrea Palladio, artista veneto vissuto nel Cinquecento.

Qui da sempre la storia del vino si incrocia con straordinari monumenti come il Teatro Olimpico e la Basilica Palladiana di Vicenza, dove equilibrio, struttura ed eleganza la fanno da padrone.

E come non citare la Biblioteca Internazionale “La Vigna”, istituto fondato nel 1981 per volontà di Demetrio Zaccaria, e che raccoglie circa 62.000 volumi sul settore delle scienze agrarie e della civiltà contadina, in particolare sulla viticoltura e l’enologia.

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Biblioteca Internazionale “La Vigna”

Un percorso che ci ha dato l’opportunità di comprendere meglio questo terroir, in un mix tra vigne e architettura, che sta cercando una nuova occasione per farsi conoscere in Italia e all’estero, come confermato anche da Ponchia: 

Stiamo registrando una crescita in controtendenza rispetto alle attuali dinamiche di mercato, riuscendo a comunicare e rafforzare il nostro valore. I nostri vini rossi continuano a distinguersi con incrementi significativi, superando l’andamento generale, mentre la crescita dei bianchi conferma la nostra capacità di intercettare e interpretare le preferenze del consumatore contemporaneo. 

Aziende visitate

PuntoZero, In Sordina, Mattiello, Del Rèbene e Vitevis. Inoltre, in assaggio, le etichette di Pegoraro, Piovene Porto Godi, Cavazza, Inama, Le Lore e Tenuta Monte San Giorgio. 

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