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Terroir Dogliani 2025

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Tempo di Lettura: 3 minuti

Due giorni per celebrare un vitigno storico

Storicamente uno dei vitigni più importanti e diffusi in Piemonte, anche se negli ultimi decenni il “vitigno nobile”, il nebbiolo, ne ha un po’ offuscato la fama. La sua diffusione è legata in particolar modo alla parte meridionale della regione, allargata poi all’entroterra della provincia di Imperia, sulle colline al confine con la Liguria, dove è conosciuto con il nome di ormeasco. Ma nella regione dei monti è conosciuto come dolcetto, al cui nome vengono fatte risalire diverse origini. Chi dice che la sua etimologia deriverebbe da piccolo dosso o collina (duset), chi invece la lega alla dolcezza della polpa, percepibile più facilmente all’assaggio. 

Anche le sue radici storiche sono incerte, tra chi lo vorrebbe originario delle colline del Monferrato, e chi addirittura portato dai saraceni dall’Asia minore e coltivato a partire dal XIV secolo ad Ormea per decreto dei Marchesi di Clavesana. E altri ancora che lo legano alla zona del Dogliani, grazie alle prime testimonianze scritte in un documento del 1593, anche se la sua presenza sulle colline di questo territorio parrebbe già essere certa intorno al 1000.

Dogliani, il cuore nobile del Dolcetto piemontese

Dolcetto e Dogliani, un rapporto forte, che dura da secoli fino ad oggi, grazie anche a personaggi importanti della storia d’Italia, come il Presidente della Repubblica Luigi Einaudi, che favorì la valorizzazione e l’affermazione del vino della sua regione natale.

In questa lingua di territorio che forma il margine occidentale delle Langhe, il clima è congeniale al dolcetto, vitigno che soffre il caldo eccessivo e riesce a mantenere i suoi profumi delicati solo in un particolare equilibrio di temperature, grazie all’influenza dell’Appennino ligure e delle Alpi Marittime, con un suolo di tipo calcareo-marnoso, profondo e ben drenato, capace di trattenere il giusto quantitativo d’acqua.

In questo areale si sviluppa la denominazione della Docg Dogliani, nata ufficialmente nel 2011 e comprendente 21 comuni, declinato nelle tipologie Dogliani e Dogliani Superiore.

Dal 1984, a mantenere il nome e favorire la conoscenza del vitigno, c’è la Bottega del Vino di Dogliani, associazione voluta da tutti i produttori per unire le loro forze e lavorare insieme per la giovane denominazione della Doc Dolcetto di Dogliani, nata solo 10 anni prima. Negli anni la sua importanza è aumentata, diventando un vero e proprio foro dove i produttori si possono incontrare, confrontarsi e discutere sulle varie tematiche legate al Dogliani. Il suo apice è stata la creazione del consorzio omonimo nel 2012, composto dalle aziende produttrici presenti nella Bottega, che ha l’obiettivo di promuovere i vini del territorio.

Dogliani Docg, il valore del terroir nella nuova generazione del dolcetto

Da 3 anni la Bottega è promotrice di un evento, creato allo scopo di presentare e degustare tutte le etichette presenti al suo interno. A Mondovì, nelle giornate dell’8 e il 9 giugno, nelle lussuose sale rinascimentali di Palazzo Fauzone Relais, si è svolto Terroir Dogliani 2025, una due giorni di degustazioni, masterclass e banchi di assaggio per gli appassionati, per conoscere le nuove annate del Dogliani Docg Superiore 2023 e Classico 2024.

Accanto ai talk e masterclass della domenica, più incentrate alla narrativa sul dolcetto, la sua storia e il ruolo sociale e politico che ha avuto nel tempo, le degustazioni che si sono svolte il giorno successivo per addetti al settore e giornalisti. Insieme ad Andrea Dani, sommelier e relatore Ais, e all’enologo Emilio Omedé, un’interessante panoramica sulle annate in uscita, con le sue caratteristiche climatiche e territoriali, e un’ancora più interessante degustazione sulle 2018 e 2013, per comprendere le evoluzioni nel tempo del dolcetto Dogliani.

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Tutte le etichette, assaggiate in forma anonima, hanno espresso i caratteri tipici del vitigno, a cominciare dal colore rosso rubino con riflessi violacei, i sentori di frutta, come la ciliegia matura, il mirtillo, la mora, e le note balsamiche e speziate, per quelli vinificati in legno. In bocca il gusto speziato, insieme al suo tipico mandorlato, con un’astringenza che rende ottima la beva. Tutti nella caratteristica interpretazione più fresca di questo vitigno nel territorio doglianese.

La giornata si è conclusa con “Il vino giusto… quale”, una masterclass dedicata agli abbinamenti tra il dolcetto e il cibo, e un ultimo talk, “Il Dogliani degli altri”, in cui alcuni produttori forestieri hanno raccontato la loro storia, e la decisione di scegliere questo territorio per produrre vino.

Una bella occasione per porre nuovamente in risalto un vitigno storico, troppo spesso bistrattato negli ultimi anni a vantaggio di altre varietà, ma che ha tutto per tornare ad occupare un posto di eccellenza in Piemonte e non solo. Il suo terroir, insieme al continuo lavoro di vignaioli appassionati, rendono di nuovo omaggio al dolcetto, vitigno capriccioso e difficile da coltivare, ma con una storia importante e un futuro tutto da scrivere. 

  

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