Tempo di Lettura: 3 minuti
I fine wine bianchi e i giovani, protagonisti di Vino Vip a Forte dei Marmi 2025
Dalla rada di Forte dei Marmi, con nave Amerigo Vespucci e la sorellina nave Palinuro della Marina Militare Italiana che rientravano dal loro tour mondiale, si apriva Vino Vip al Forte nella sua terza edizione l’08 e 09 giugno 2025 nella splendida cornice della Versilia. Si svela così la biennale marittima della storica rivista Civiltà del Bere con il suo direttore Alessandro Torcoli a moderare gli ospiti sul palco allestito nel parco e nella serra dei giardini d’inverno di Villa Bertelli e a presentare vini italiani di prestigio, qualità ed eccellenza. La due giorni fa stile e tendenza dei grandi bianchi di pregio con il giornalista Aldo Fiordelli, senior editor di JamesSuckling.com e autore di Civiltà del bere.
Termini come “longevità, esclusività e artigianalità”, un tempo erano aspetti cardine nella definizione di “vino di pregio”, oggi, tra i valori, alla luce del cambiamento climatico, di differenti stili di vinificazione, delle memorie dei grandi bianchi francesi, c’è l’identità di ogni nostro territorio regionale vocato al suo tipo di produzione. Per me indubbiamente un punto di forza della nazione che vanta il maggior numero di vitigni autoctoni al mondo. E non importa se gli stranieri fanno fatica a impararli, pronunciarli, o ricordarli. L’importante è che noi ne sappiamo valorizzare qualità e specificità di vitigno e territorio e solo così li potremo comunicare efficacemente.
I protagonisti
Dopo il talk partecipato, e con tanta curiosità sollecitata, mi sono immersa nel walk around tasting del serrone di Villa Bertelli allestito ad hoc con ben 32 aziende a rappresentare i fine wine bianchi (vini di pregio nazionali). I protagonisti: Broglia, Le Caniette, Casadei, Il Colombaio di Santachiara, Castelfeder, Alessandro di Camporeale, Livio Felluga, Fèlsina, Tenute Folonari, Fonzone, Frescobaldi, Cantine Lvnae, Masciarelli, Cantina Mesa, Mezzacorona, Nododivino Casal Thaulero, Pasqua Vini, Pio Cesare, Poggio al Tesoro, Quintodecimo, Resistenti Nicola Biasi, Rosset Terroir, Cantina San Michele Appiano, Surrau, Tedeschi, Cantina Terlano, Torre Rosazza, Umani Ronchi, Venica&Venica, Villa Matilde Avallone, Vistorta, Zorzettig.
Alcune degustazioni
Menziono la degustazione di due donne speciali: Maria Ida di Avallone con il suo Falerno del Massico Vigna Caracci Doc 2019 di falanghina in purezza, e Ornella di Venica&Venica con il suo Sauvignon del Collio Extempore, emozionanti. Inoltre la riserva 2021 di pinot bianco Tecum (con te) di Castelfeder altro brivido di qualità. Oppure la bottiglia numero 7974 dell’Appius di Kellerei St Michael-Eppan (60% chardonnay, 20% pinot grigio, 10% pinot bianco 10% sauvignon blanc), quasi indimenticabile. Menzione anche al professore Luigi Moio con il suo Quintodecimo Grand Cuvèe di greco, falanghina e fiano, superlativo. Lo stesso Moio è stato insignito del premio Khail (dal nome dal fondatore di Civiltà del bere e ideatore dell’evento) come professionista ed enologo docente universitario della Federico II di Napoli, che si è distinto nella valorizzazione del vino italiano nel mondo. Interessante lo slancio dei vini Piwi, o resistenti, che stanno sempre più evolvendo in qualità e che avranno una valorizzazione dentro ai cambiamenti climatici attuali ai quali sapranno resistere senza troppe difficoltà.
Cena al lido Santa Maria e talk show
Cena di stile con finger food al lido di Santa Maria a piedi scalzi sulla sabbia, lambiti dal mare e tramonto, indimenticabile con le sagome in lontananza di nave Vespucci e Palinuro, e il banco dei fine wines a disposizione per ulteriori assaggi. Panettone d’estate Fiore, di qualità, al sapore di pesca e albicocca con gelato per chiudere e smitizzare il lievitato solo per l’inverno.
La mattina di lunedì 9 giugno avvio del tradizionale talk show: “Il futuro del vino raccontato da chi lo farà”, moderato dal direttore di Civiltà del bere con Paolo Porfidio (head sommelier Hotel Terrazza Gallia di Milano) e Ilaria Cappuccini digital creator riminese. L’incontro è incentrato sulle nuove generazioni coinvolte nel settore enologico dalla comunicazione, nella sommellerie e nella produzione di vino. Interventi preziosi sulla sostenibilità ambientale, sulla credibilità del giornalismo enologico, sull’abbandonare tecnicismi e formalismi nella sommellerie, e saper comunicare ai giovani in modo immediato ed inclusivo.
La produttrice toscana Elena Casadei, ha spiegato la sua personale visione enologica, in cui l’utilizzo delle anfore aiuta a comprendere l’unicità del legame vitigno-terroir. Dal suo trebbiano e ansonica toscani, al semidano e al malvasco dei nuraghi. A seguire il Grand Tasting di VinoVip al Forte, momento clou e conclusivo a Villa Bertelli della manifestazione in Versilia, con la degustazione di 117 vini di pregio (tra classici e novità) delle 32 aziende provenienti da tutta Italia. Valore aggiunto i molti produttori presenti personalmente dietro al banco per raccontarsi e narrare le caratteristiche delle loro etichette.
Concludo con la citazione cardine del professor Moio: “Il vino è un’invenzione straordinaria dell’uomo e possiede il fascino proprio del vettore culturale. Ero un po’ preoccupato dei rischi verso l’omologazione di gusti e prodotti. Ma, dopo aver ascoltato gli interventi dei giovani, ho la consapevolezza di lasciare in buone mani il futuro di questa bevanda unica, paradigma di diversità».
Questo progetto di Civiltà del Bere aiuta a diffondere cultura enologica, vini di qualità e territori italiani ricchi di storia, cultura antropologica, geologica e pedoclimatologica; dove al centro c’è sempre l’uomo come risorsa indispensabile di creatività, esperienza, esplorazione, passione e unicità insostituibile.












