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L’alchimia del tempo
L’arte contemporanea e il grande vino condividono una caratteristica fondamentale: entrambi hanno bisogno del tempo per esprimere la propria essenza. È questo il filo conduttore che unisce Le Alchimiste, la monumentale mostra di Anselm Kiefer ospitata nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale di Milano, e la collezione dei Trentodoc Metodo Classico di Cesarini Sforza, interprete dell’eccellenza spumantistica di montagna.
Il tempo come materia creativa
Curata da Gabriella Belli, la mostra riunisce oltre quaranta grandi opere realizzate appositamente dall’artista tedesco per dialogare con uno dei luoghi più evocativi della città. Attraverso piombo, cenere, paglia e pigmenti, Kiefer racconta la trasformazione della materia ispirandosi alle figure femminili dell’alchimia, custodi di un sapere che ha attraversato i secoli contribuendo alla nascita del pensiero scientifico moderno. Una riflessione sulla memoria, sulla natura e sulla capacità della materia di rigenerarsi che trova un sorprendente parallelismo nel Metodo Classico.
Anche per Cesarini Sforza il tempo rappresenta il vero protagonista. Le uve provenienti dai vigneti di alta collina e di montagna del Trentino vengono vinificate con rigore e lasciate evolvere lentamente sui lieviti, dando origine a Trentodoc che esprimono eleganza, profondità e una forte identità territoriale.

Un nome che racconta una storia secolare
Il nome Cesarini Sforza nasce dall’unione di due antiche famiglie nobili italiane: i Cesarini e gli Sforza. Il cognome composto deriva dal matrimonio, avvenuto nel XVIII secolo, tra Livia Cesarini, erede della famiglia Cesarini, e Federico Sforza. Da questa unione nacque il ramo nobiliare degli Sforza Cesarini , che conservò entrambe le identità familiari.
La famiglia Cesarini aveva origini legate all’aristocrazia romana e successivamente si sviluppò anche nel territorio parmense; gli Sforza appartenevano invece al celebre casato che ebbe un ruolo centrale nel Ducato di Milano. L’unione dei due nomi rappresentò quindi l’incontro di due importanti dinastie nobiliari.
Nel contesto della maison vinicola, il nome richiama proprio questa eredità storica. Fondata a Trento nel 1974 da Lamberto Cesarini Sforza, la cantina ha scelto di portare nel mondo del vino il proprio patrimonio familiare, legandolo al territorio trentino e alla produzione di Metodo Classico.
Aquila Reale, simbolo dell’eccellenza Trentodoc
Al vertice della collezione si colloca Aquila Reale Riserva, autentica icona della maison. Ottenuta esclusivamente da selezionate uve Chardonnay e affinata per oltre 90 mesi sui lieviti, provenienti dl cru maso Sette Fontane in Val di Cembra a circa 500 mt slm, prevede anche una parte di affinamento in carati di rovere, rappresenta una delle massime espressioni del Trentodoc. Il lungo affinamento, degusto la 2015, dona un profilo aromatico di straordinaria complessità, con sentori di agrumi canditi, frutta secca, crosta di pane e una raffinata impronta minerale, sostenuti da un perlage finissimo e da una persistenza di grande eleganza.
Dalla mia intervista ad Andrea Buccella enologo di Cesarini Sforza:
Ogni Trentodoc nasce da un lungo percorso di ascolto e di attesa. Il nostro compito è accompagnare il vino nella sua evoluzione, rispettando i tempi che la natura richiede. Aquila Reale rappresenta la sintesi di questa filosofia: oltre novanta mesi sui lieviti permettono di raggiungere un equilibrio fatto di eleganza, complessità e profondità, senza mai perdere la freschezza che caratterizza la viticoltura di montagna. Anche la linea 1673 interpreta questa visione, proponendo diverse espressioni del Trentodoc accomunate dalla stessa ricerca di precisione e identità territoriale.

La linea 1673 racconta il volto contemporaneo della maison
Accanto ad Aquila Reale, Cesarini Sforza racconta oggi le molte anime del Trentodoc contemporaneo attraverso la prestigiosa linea 1673, che richiama l’anno in cui la famiglia Cesarini Sforza ricevette il titolo nobiliare.
Il 1673 Millesimato, ottenuto da Chardonnay e Pinot Nero e affinato per almeno 36 mesi sui lieviti, interpreta uno stile elegante, armonioso e complesso. Il 1673 Rosé, nato da selezionate parcelle di Pinot Nero della Valle di Cembra, si distingue per il colore rosa antico, il perlage finissimo e un bouquet di piccoli frutti rossi, mirtilli e delicate note speziate, sostenuto da una vibrante freschezza minerale. Per gli estimatori delle interpretazioni più essenziali, il 1673 Noir Nature valorizza la purezza del terroir attraverso un dosaggio minimo, offrendo un sorso verticale, preciso e di grande tensione gustativa. Completa la gamma il 1673 Riserva, sintesi di profondità, eleganza e longevità.
Brut e Brut Rosé, eleganza per ogni occasione
La proposta della maison comprende inoltre il Brut e il Brut Rosé, ambasciatori dello stile Cesarini Sforza. Il Brut conquista per freschezza, finezza e versatilità, mentre il Brut Rosé, affinato 24 mesi sui lieviti, esprime profumi di piccoli frutti rossi e spezie, un sorso setoso e una piacevole sapidità che lo rendono particolarmente adatto alla cucina contemporanea.

Il dialogo tra arte e Metodo Classico
Il dialogo con l’opera di Kiefer nasce proprio da questa comune idea di trasformazione. L’artista costruisce superfici materiche nelle quali piombo, cenere, paglia e pigmenti raccontano memoria, distruzione e rinascita. Cesarini Sforza affida invece al tempo, ai lieviti e alla sapienza enologica il compito di trasformare l’uva in un vino capace di emozionare. In entrambi i casi la materia evolve lentamente fino a rivelare una nuova identità.
Anche la Sala delle Cariatidi contribuisce a rafforzare questo racconto. Ancora segnata dalle ferite dei bombardamenti del 1943, rappresenta un luogo dove memoria e rigenerazione convivono, offrendo una cornice ideale alle opere di Kiefer e, simbolicamente, al lungo percorso evolutivo che caratterizza ogni Metodo Classico di Cesarini Sforza partendo da quel nobile cognome meneghino, Sforza appunto, che acquisisce ancor più risonanza prorpio a Palazzo Reale nel cuore di Milano dove si incontrano l’arte contemporanea e materica di Kiefer e l’arte di fare metodo classico Cesarini Sforza.
Un percorso sensoriale tra cultura e vino
Visitare Le Alchimiste e concludere l’esperienza con una degustazione dei Trentodoc Cesarini Sforza significa vivere un itinerario che coinvolge tutti i sensi. Dalla freschezza del Brut alla personalità del Brut Rosé, dalla ricchezza espressiva della linea 1673 fino alla straordinaria complessità di Aquila Reale Riserva, ogni calice racconta una diversa interpretazione del tempo.
Arte e vino si incontrano così in un linguaggio comune fatto di ricerca, pazienza e trasformazione, dimostrando come due eccellenze, apparentemente lontane, possano dialogare attraverso gli stessi valori: memoria, identità e capacità di dare forma alla materia. Un’esperienza che conferma come il tempo, tanto nell’arte quanto nel vino, sia il più prezioso degli autori.

credit photo: @cesarinisforza @fulviotonello







