Grattamacco presenta la 40^ vendemmia del Bolgheri Superiore

Grattamacco_evidenza_Bottiglia con scatola legno

Tempo di Lettura: 3 minuti

Un docufilm che narra la storia di Grattamacco

Con il lancio del suo Bolgheri Superiore DOC 2022 Grattamacco celebra quattro decadi dell’etichetta simbolo della tenuta che rappresenta il risultato di una visione pionieristica e di uno stile rimasto fedele a sé stesso, fondato su agricoltura biologica, vinificazione essenziale e Sangiovese nel blend. Il docufilm racconta come tutto ha avuto inizio nel 1977 a opera di Piermario Meletti Cavallari, cultore del vino e amico intimo di Veronelli, allora in cerca di un luogo dove produrre vino.

La narrazione

Piermario nel 1977 individuò e rilevò un podere, nei pressi di Castagneto Carducci, sito a 200 metri di altitudine, sulla cima di una collina boscosa, dalle terre bianche e impervie, ritenute poco fertili per gli alberi da frutto, ma invece adatte alla viticoltura. Così furono allora estirpati i frutteti in favore dei filari, scegliendo le varietà d’uva più adatte alle argille bianche che affioravano in superficie, spaziando da Merlot a Cabernet Franc, da Cabernet Sauvignon a Petit Verdot, oltre al Sangiovese. 

Fu il secondo imprenditore, dopo il Marchese Incisa della Rocchetta, a scegliere le alture di Bolgheri per divenire produttore. Fu il primo in assoluto a presentare la sua prima annata di  un vino rosso Bolgheri nel 1982, allora classificato come Vino da Tavola, quando la geografia enologica del territorio era ancora tutta da scrivere. Due anni più tardi, nel 1984, sotto il secolare leccio della casa colonica di Grattamacco, si riunirono gli artefici del disciplinare che diede inizio alla storia enologica della denominazione, da Piermario Meletti Cavallari a Michele Satta, da Piero e Lodovico Antinori, a Mario Incisa della Rocchetta. 

È stata quindi la prima cantina a imbottigliare un Bolgheri Rosso nel 1994 subito dopo la nascita del disciplinare, diventando così un alfiere della Doc nel mondo. In quegli anni furono importanti i contributi del Professore Attilio Scienza e dell’enologo Maurizio Castelli per proseguire la visione pionieristica del suo fondatore, per scegliere la conduzione biologica certificandola dal 1997, per creare il Bolgheri Rosso Superiore Grattamacco, ancora oggi icona assoluta del marchio. 

In quello stesso periodo Grattamacco è stata una delle prime aziende di Bolgheri a intuire il potenziale di Casavecchia, a nord di Castagneto Carducci, in cui sfruttando l’altitudine del luogo, la vicinanza alle zone boschive e la composizione dei terreni (un perfetto mix di argille bianche e arenarie quarzose), ancora oggi si ottengono in vendemmia uve capaci di preservare freschezza ed equilibrio, potenza ed espressività, senza gli eccessi alcolici dati dal recente aumento delle temperature. Proseguendo nella storia arriviamo al 2022, anno in cui Meletti Cavallari cedette l’azienda a Claudio Tipa, imprenditore e mecenate, che ne proseguì l’imprinting pionieristico potenziando la produzione dei rossi, rispettando la vocazione del vi no icona al Sangiovese. 

Come indicato in sommario, abbiamo assistito alla proiezione del docufilm, diretto da Giuseppe Tufarulo, prodotto da TapelessFilm, scritto da Gabriele Scotti, trovando avvincente la storia della tenuta e del territorio, d’impatto la narrazione corale, fatta dalle voci che ne hanno segnato l’impronta pionieristica e l’evoluzione negli anni, passando da Piermario Meletti Cavallari a Claudio Tipa, da Luca Marrone ad Attilio Scienza, oltre ai commenti di Maurizio Castelli.

Grattamacco Bolgheri Superiore 2022

Alla conclusione della proiezione abbiamo degustato il Grattamacco Bolgheri Superiore 2022, ottenuto da Cabernet Sauvignon, Merlot e Sangiovese – tuttora un blend non convenzionale per la denominazione, di particolare verticalità ed energia gustativa. In cantina con il tocco dell’enologo Luca Marrone, si segue da sempre un approccio essenziale con fermentazioni spontanee in tini troncoconici di rovere aperti, senza controllo termico, con follature manuali e macerazioni lente. In seguito il vino affina per almeno 18 mesi in barriques di rovere francese, seguito da un lungo affinamento in bottiglia. L’assaggio da bottiglia magnum è stato quello di un vino dall’impronta salina, dalla trama tannica finissima, arricchito da un complesso corredo aromatico mediterraneo, da una vibrante struttura fortemente legati alla sua origine. 

 

credit photo @Grattamacco

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