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I termini della sostenibilità
Cresce costantemente il numero di aziende vitivinicole che dichiara di essere sostenibile e di avere a cuore il rispetto dell’ambiente che ci circonda: è sufficiente per dichiararsi “sostenibili”? Sono necessari ulteriori comportamenti? In caso di risposta positiva, quali comportamenti sono necessari per ottenere il patentino della sostenibilità? Questi ulteriori comportamenti sono veramente indispensabili per tutte le aziende, indipendentemente dalla dimensione aziendale o settore o mercato in cui operano?
Quando ci si riferisce alla sostenibilità, esiste un riferimento scientifico e soprattutto normativo ben preciso: l’Accordo di Parigi, siamo in ambito ONU, la cui definizione risale al 1987. Nel medesimo anno la Commissione Mondiale su Ambiente e Sviluppo delle Nazioni Unite pubblicò il rapporto Our Common Future, anche conosciuto come Rapporto Brundtland, che è ancora oggi definisce le linee guida fondamentali di approccio alla tematica dello sviluppo sostenibile e i singoli obiettivi specifici che devono essere raggiunti per potersi fregiare dell’etichetta di azienda sostenibile.
Il Rapporto chiarisce cos’è lo Sviluppo Sostenibile:
…….uno sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri.
Per evitare che questo principio resti una semplice dichiarazione di intenti, il Rapporto indica un secondo principio, potremmo definirlo operativo o pratico: per garantire lo sviluppo sostenibile è necessario bilanciare contemporaneamente tre diverse dimensioni di sostenibilità, ambientale, sociale ed economica. Secondo il Rapporto Brundtland, nessuna azienda può definirsi sostenibile a meno che non si impegni a garantire contemporaneamente il benessere del pianeta intero, delle persone che a vario titolo sono direttamente coinvolte o correlate all’azienda stessa, in altre parole i dipendenti, i fornitori, i collaboratori, i clienti e coloro che vivono nelle vicinanze dei siti produttivi, quella che viene etichettata come “comunità di riferimento”, e, infine, il benessere del sistema economico e, attenzione, non ci si riferisce solo al profitto aziendale ma a qualcosa di più ampio.
Come procedono le aziende
Le risposte delle aziende alle problematiche poste dai principi di sostenibilità spaziano tantissimo e vanno dal disinteresse totale, al cosiddetto greenwashing ovvero la comunicazione, anche aggressiva, di sporadiche iniziative green glissando sugli altri due aspetti con l’unico scopo di attirare i consumatori senza attuare una reale strategia di sostenibilità, per salire al pieno rispetto dei principi di sostenibilità ambientale senza occuparsi degli altri due ambiti, fino a giungere alla piena adesione ai principi indicati dal Rapporto.

Nel campo della sostenibilità ambientale, di sicuro la più conosciuta e praticata, gli esempi di comportamento virtuoso possono riferirsi all’utilizzo di energia prodotta da fonti rinnovabili o pulite, al corretto smaltimento dei rifiuti, ai ridotti consumi di acqua, alle produzioni, in campo agricolo, biologiche e biodinamiche. Per essere sostenibile a livello sociale, l’azienda deve impegnarsi eticamente per impattare positivamente sulle vite di tutte le persone coinvolte a vario titolo: benessere dei dipendenti, rispetto dei loro diritti, luoghi di lavoro sicuri, salubri e inclusivi, sia in termini di gender inclusion e di diversity inclusion, prodotti e servizi sicuri e di qualità, rapporti con le comunità locali indirizzati a migliorarne la qualità di vita.
Sostenibilità economica
Si parla tanto di sostenibilità ambientale, ha una rispettabile audience la sostenibilità sociale, mentre passa spesso sotto silenzio il tema della sostenibilità economica, che paga anche la scarsa capacità di infondere emozioni positive se paragonata alla tutela dell’ambiente o alla difesa dei lavoratori dallo sfruttamento. Però è un tema importante: si tratta di bilanciare il diritto delle aziende al profitto per assicurarne l’esistenza con il diritto dei dipendenti alla giusta remunerazione, il diritto del sistema economico che si creino nuovi posti di lavoro e il diritto della comunità locale e della collettività che la produzione crei valore anche per loro e non solo per la proprietà.
I 17 consigli, una ricognizione
I consigli per ottenere l’etichetta di azienda sostenibile proseguono con i 17 (brutto numero per gli scaramantici) SDGs Sustainable Development Goal concordati dall’ONU nell’ambito dell’Agenda Globale per lo Sviluppo Sostenibile, ma è meglio fermarsi perché più si amplia la platea di principi e obiettivi, più cresce il disaccordo sulla necessità e/o utilità di ciascuno di essi, in particolare in campo vitivinicolo; più utile far partire una ricognizione, ovviamente non esaustiva, di esempi vitivinicoli di sostenibilità per interrogarci se le aziende possano dichiararsi sostenibili indipendentemente dal pieno rispetto dei principi e degli obiettivi citati.







