Roma si veste di bianco: debutta il Falstaff White Wine Party

6 - Pubblico al White Wine Party di Falstaff

Tempo di Lettura: 4 minuti

A Roma ha debuttato un nuovo evento che è già mito, il Falstaff White Wine Party, il 23 giugno, al Grand Hotel Plaza con oltre 50 produttori provenienti da tutta Italia che hanno dato vita ad un appuntamento dedicato al vino bianco e alla convivialità

Le degustazioni ai banchi di assaggio, le masterclass e la musica hanno accompagnato un’esperienza che ha confermato ancora una volta come il vino sia sempre più al centro dell’attenzione e fulcro della vita sociale e culturale di chi lo ama. Sul palco, unici protagonisti vitigni a bacca bianca, etichette più o meno note per dare inizio all’estate, nel segno di un vino che sappia essere contemporaneo ma anche frutto di riflessione da parte dei produttori.

Falstaff, il magazine dedicato a cibo, vino e Life Style, ha pensato di mettere insieme varie interpretazioni, come è giusto che sia, e pertanto a dettare il ritmo dell’evento, nella convivialità dei banchi di assaggio, sono state tre masterclass, che hanno registrato il sold out. “Albana, l’underdog da scoprire”, masterclass curata dal Consorzio Vini di Romagna e dedicata a un vitigno dalla straordinaria versatilità, capace di sorprendere. “Super-Soave, il grande bianco veneto”, appuntamento guidato da Inama a presentare una verticale della loro etichetta “I Palchi”, raccontando il terroir e la filosofia dietro a questo vino.

Ha chiuso il programma, “La longevità del Gewürztraminer”, incontro speciale che ha visto per la prima volta insieme Stephan Filippi di Cantina Bozen e Willi Stürz di Cantina Tramin per un racconto sull’evoluzione e sul potenziale di invecchiamento del più celebre vitigno aromatico altoatesino.

Come abbiamo detto, diverse le regioni coinvolte: Alto Adige, Calabria, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Valle d’Aosta e Veneto.

Il pubblico è rimasto molto affascinato, numerose le presenze e vecchie e nuove generazioni si sono viste accomunate da un interesse unico, il vino. Presenti all’evento i due co-fondatori di Falstaff, Simon Staffler e Othmar Kiem, che così hanno commentato:

Vedere tante persone riunite a degustare, con entusiasmo, curiosità e voglia di condividere l’esperienza, è stata per noi la soddisfazione più grande. Questa prima edizione italiana ha superato le aspettative e conferma che esiste un interlocutore attento, che vuole vivere il vino in modo contemporaneo e inclusivo.

Per l’occasione abbiamo realizzato un’intervista a Simon Staffler, co-fondatore di Falstaff Italia insieme a Othmar Kiem. Ha origini altoatesine, è profondo conoscitore del panorama enologico e gastronomico italiano e grande degustatore di vini e distillati. Vanta numerosi e stretti rapporti con i viticoltori italiani, dimostrandosi molto sensibile alle necessità delle giovani generazioni.

Othmar Kiem e Simon Staffler
Othmar Kiem e Simon Staffler

Il debutto dell’evento nella capitale, prime impressioni

“Siamo per la prima volta a Roma e questo è il primo evento che Falstaff organizza per il pubblico, operatori e consumatori finali insieme. È il risultato di un lavoro fatto ascoltando i produttori durante l’anno. Ci siamo accorti che era forte la volontà di mettere al centro il vino bianco, e in particolar modo nella capitale”.

Perché proprio i bianchi?

“In estate fa caldo e il vino bianco è molto desiderato. Con questa occasione, vogliamo sfatare un mito. L’Italia è nota per i grandi rossi, ma dobbiamo comunicare che in effetti dall’Alto Adige a Pantelleria, dal Friuli al Piemonte sono molto di più gli ettari vitati a bacca bianca. Per questo abbiamo voluto portare a Roma i produttori di vino bianco, per dimostrarne l’estrema qualità”.

Parlando di consumi, quali fattori sono determinanti?

“Il dato e i fatti comunicano un ribasso dei consumi, soprattutto tra i giovani. Ma il problema dell’approccio al vino, oggi, è un altro. In realtà abbiamo notato che manca una comunicazione precisa. Finora si è parlato di vino in maniera rigida, con un linguaggio fatto per operatori del settore e dimenticando di parlare direttamente a chi ne sa di meno. Il consumatore non vuole necessariamente bere come se fosse un sommelier.

Il vino si è ritirato in una bolla snob dove ha perso i giovani consumatori ai quali dovrebbe invece rivolgersi. Stiamo parlando di un prodotto genuino e fatto in natura e, come dice Angelo Gaja, i giovani hanno voglia di vino ma ancora non lo sanno. Il nostro compito è comunicare in modo accessibile, senza fronzoli e in maniera divertente. Come è accaduto oggi, prima la degustazione e dopo il party”.

Che cosa effettivamente allontana il consumatore?

“Il problema è complesso ma uno dei fattori è il prezzo del vino soprattutto nella ristorazione, che è aumentato in maniera spropositata. Invito tutti a rivalutare la questione, perché non è corretto chiedere per un vino, a meno che non sia davvero raro, una quantità di soldi esorbitante. Dobbiamo operare in maniera intelligente. E una cosa vorrei ribadirla, ossia che dobbiamo essere fieri della produzione di ciascuna regione, che deve portare avanti i propri prodotti e le proprie etichette. L’Italia è un grandissimo paese del vino e dobbiamo puntare su questo”.

Sfruttando le sue origini altoatesine, che cosa ci dice dei Piwi, sono la nuova frontiera?

“Si stanno facendo tante sperimentazioni che vanno bene, soprattutto per le varietà bianche, che ho avuto modo di assaggiare e apprezzare, ma il margine di miglioramento sulle varietà rosse è ancora tanto. I Piwi troveranno sicuramente una nicchia ma non mi sento di dire che saranno propriamente i vini del futuro”.

Tutti vogliono fare spumante oggi, che ne pensa?

“La domanda che spesso ci poniamo è se possiamo fare un paragone con i nostri cugini francesi. La risposta è che tanto di quello che viene dalla Francia non è sempre di altissimo livello ma è anche vero che in alcune cose i francesi hanno un innegabile vantaggio di almeno trecento anni.

Quello che ribadisco è che dobbiamo essere più patriottici, dobbiamo bere tanta Alta Langa, Oltrepò e Franciacorta solo per dirne alcuni, senza omettere i nomi del Sud e penso alla Puglia. Spezzo una lancia anche e soprattutto per il metodo charmat che viene fatto in Valdobbiadene, Conegliano e Asolo, dove regna la viticoltura eroica e i vini sono espressione di fazzoletti di terra meravigliosi da cui si fanno grandissimi prodotti”.

Eleganza, spettacolo e tanto charme, Falstaff si muove e lo fa con sobria disinvoltura, chiamando a raccolta tutti, nel nome del consumo del vino in allegria, che sia veicolo di comunicazione tra generazioni. L’intento di Falstaff è “fare eventi belli in luoghi belli”, e dato l’enorme successo, l’evento si ripeterà sicuramente.

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