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Il rosé protagonista del Garda Classico Doc
Stavolta sotto i riflettori la Valtenesi, sottozona di una Doc ben nota, quella di Garda. Sono nomi che vestono con estrema eleganza il vino del lago omonimo, della parte bresciana dove, con Cantina Bottenago, si sta riprendendo in mano la sorte del rosato. Sempre sotto lo stesso sguardo, a Puegnago del Garda (Brescia) si veste di nuovo Cantine Scolari, nata nel 1929, puntando sul Lugana Doc, con rinnovato slancio.
Il legame tra Antonio Goffi, Bottenago e Scolari
Andiamo a spiegare perché le due cantine viaggiano insieme.
L’esordio di Cantina Bottenago porta la firma di Antonio Goffi, per tanti anni rimasto lontano dal mondo del vino, lavorando in altro settore. Ma forte della tradizione del padre che aveva già alcuni vigneti in Polpenazze del Garda, dove oggi si trova la cantina e la residenza della famiglia, decide di riprendersi quelle terre nel 2015, e iniziare le prime piantumazioni.
Arriviamo nel 2019 e Goffi mette le mani su Cantine Scolari, che era già grande realtà storica del territorio bresciano dal 1929 e che, per varie questioni, in quegli anni non attraversava un grande momento. Con la necessità di vinificare tutta l’uva prodotta e avendo la cantina nuova a Bottenago ancora in costruzione, l’imprenditore si è voluto garantire, attraverso la struttura già consolidata a Scolari, la vinificazione nella stessa azienda. In attesa della nuova cantina adesso è Scolari punto di convoglio delle uve. Gli ettari sono suddivisi tra 57 in Valtenesi e 30 in Lugana Doc.
La prima tranche di struttura di Bottenago, nel frattempo, è dedicata allo stoccaggio degli spumanti e al remuage, già in attività per le prossime uscite di metodo classico. Per inquadrare meglio queste realtà e regalare uno spaccato autentico al lettore, di seguito l’intervista a Giovanni Prete, direttore di Cantina Bottenago.

Che cosa rappresenta oggi Cantina Bottenago?
“Il progetto è portare il polo produttivo a Bottenago, mentre a Scolari rimarrà solo una parte di vinificazione e accoglienza. Il conduttore di questa scelta è la questione logistica perché i vigneti sono concentrati tutti in un raggio di 5 km intorno a cantina Bottenago, e quindi abbiamo bisogno di velocizzare l’attività e il trasporto. Inoltre, Cantine Scolari è nata nel 1929 e, come tutte le cantine di questa zona, era una realtà di assemblaggio di masse di vino e imbottigliamento di quello che arrivava dai conferitori. Oggi ci troviamo in una condizione un po’ stretta perché essendo cresciuti velocemente, gli spazi sono limitati.
Bottenago, inoltre, come accoglienza è organizzata in una struttura di altissimo livello, per un enoturismo importante, la struttura si presta molto sia all’interno che all’esterno a recepire eventi di un certo tipo. È stata proprio pensata in questo senso, per offrire al cliente vini di qualità ma anche la possibilità di usufruire di quello che offre il Lago di Garda”.

La tradizione centenaria ha permesso di avviare il progetto in un contesto di competenze e know how che fanno la differenza, quando si cerca la vera qualità. Per attirare consumatori, anche neofiti che si avvicinano al mondo del vino con curiosità, l’azienda offre un vero percorso esperienziale, fatto di degustazioni affiancate da food cooking e cooking class in un ambito gourmet di rara eccellenza. Cuore pulsante è la bottaia dove si degusta il vino in compagnia di esperti, e l’accoglienza non ha pari, con ampi spazi versatili che possono contenere fino a 900 persone.
Nell’area in cui vi trovate, ci sono molte denominazioni. Come spiegarle al pubblico?
“Ad oggi abbiamo vigneti in Lugana Doc, in Garda Doc per spumanti e alcuni varietali, ma quella su cui punta maggiormente la produzione è Riviera del Garda Classico Doc sottozona Valtenesi. La differenza è che Riviera del Garda classico nel corso degli anni ha avuto evoluzioni notevoli, e con la sottozona Valtenesi si cerca di dare un’identità più facile da comunicare al consumatore finale.
Il rosato in questa zona vanta una storia antica, senza esagerare. Qui da sempre si produce vino rosato, e ci sentiamo fortemente rappresentati proprio dal Valtenesi Rosé, prodotto con la varietà Groppello. Con il Consorzio si sta rafforzando il concetto di matrice del vitigno e l’identificazione di un vino che principalmente deve essere il vino rosé della Valtenesi. Ci possono essere eccezioni, con una produzione di rossi, certamente. Il nostro intento è di raddrizzare il tiro in una comunicazione in passato sbagliata e di fare chiarezza su quello che accade sulle due sponde del lago, di fatto una veronese e una bresciana. I vini sono buoni su tutto il comprensorio ma è giusto che sull’etichetta sia riportato il contenuto effettivo che racchiude tradizione e consuetudini diverse in base ai contesti”.
Sono cugini ma ognuno fa il meglio col suo terroir.
Quali varietà comprendete?
“Le varietà che compongono il disciplinare sono Groppello al 30%, fino al 25% le altre varietà tra Marzemino, Sangiovese e Barbera, e poi altri uvaggi a bacca rossa, tra i quali gli internazionali fino a un massimo del 10%. Abbiamo piantato anche filari di Rebo, che esprime bei risultati, senza sovraccarico di produzione, è un ottimo compromesso tra qualità e quantità, ha un buon grado di maturazione, dà vini strutturati e regala spalla e corpo diversi, rispetto al Groppello che mantiene invece una vivezza di acidità e mineralità notevole. Il Marzemino, sceso dal Trentino, si è spostato nella zona bresciana, mentre Sangiovese e Barbera sono adatti per i rosati. La formula ideale è la corretta combinazione così che ognuno apporti le sue caratteristiche: l’acidità della Barbera, il velluto del Sangiovese e l’aromaticità e colore del Marzemino, il tutto per comporre Valtenesi Rosé”.
L’enologo è Alessandro Schiavi, presidente di Assoenologi Lombardia e Liguria, internamente la consulenza è di Michele Celeste.
Parliamo di territorio, che tanto serve alla comunicazione del vino.
“Il consumatore non vuole per forza una spiegazione tecnica, ma più una presentazione del vino che sia esperienziale, che trasmetta emozioni legate a quel contesto, in quel momento della vita stessa. In questo periodo dell’anno i turisti sono in Garda e cercano esperienze uniche. Questa unicità si esprime attraverso i vini, le strutture e le persone che raccontano, come è accaduto dal 1929 con Scolari e poi fino a oggi con Bottenago. Ci muoviamo tra visite e tour della cantina che si possono fare anche durante le fasi di lavorazione, cosa che interessa molto l’enoturista. Comunicare il vino è un aspetto ma la chiave è collegare tutto e in abbinamento con i prodotti tipici del territorio. Una formula che funziona”.
Il consumatore ricerca i prodotti in funzione di una qualità intrinseca, che è il requisito base, ma anche l’emozione che lega a quello specifico prodotto. “Se riusciamo a creare un’emozione positiva, allora le persone cercheranno quel vino che l’ha creata”.
Come si differenziano le due cantine?
“Il focus di Bottenago è il metodo classico dove lavoriamo nella versione bianco e rosato, con l’utilizzo di uve Chardonnay, Pinot bianco e Pinot nero vinificato in bianco, per il rosato si usa la base di Riviera del Garda classico con aggiunta di Pinot Nero, indispensabile per acquisire corpo e forza. Gli affinamenti partono dai 14 fino ai 36 mesi, quest’anno usciremo con i 48 mesi, ma l’obiettivo è arrivare a 60 mesi sui lieviti. Poi ci divideremo tra il 18 mesi che sarà lo spumante di facile beva, e il 24 mesi che manterrà le note evolutive e la struttura, rinunciando a una parte di freschezza.
Con Cantine Scolari, invece, si punta sul Lugana perché commercialmente ha molto successo, è richiesto dal mercato e ha una diffusione trasversale. Nonostante il prezzo sia sempre abbastanza alto, per ora sta mantenendo le caratteristiche qualitative”.

L’uso del legno?
“Usiamo legno in maniera leggera. Non ci piace che nel vino sia prevaricante, non deve coprire gli aromi terziari degli affinamenti. I passaggi in barrique sono rapidi, non più di un anno e sempre dopo la fermentazione. Usiamo rovere francese e sui bianchi un mix tra rovere francese e acacia che va bene perché risulta molto delicata come impatto”.
Il rapporto con i clienti giovani?
“La responsabilità di questo scollamento dal vino non è dei giovani ma soprattutto delle cantine che per alcuni anni hanno tralasciato un sistema di comunicazione e non si sono evolute nel linguaggio e nei mezzi. Il mondo vino si è concentrato su una fascia alta di età e non si sono capite le modalità per approcciare ai più giovani. Oggi noi facciamo un gran lavoro per creare eventi rivolti ai nuovi consumatori e anche uno studio sui contenitori del vino. Sembra una banalità ma è importante stare attenti alle tendenze, come la mixology, con un utilizzo diciamo libero del vino stesso. I giovani sono attenti alla salute ma anche alla qualità, bevono meno ma meglio. Vogliamo riprenderci in mano proprio loro, che sono i nostri futuri consumatori”.
Un’ultima battuta
“Ci piace immaginare la cantina come un’orchestra dove suonare varie sinfonie, e con i vini di Bottenago vorrei un tango, che è incalzante, avvolgente e coinvolgente. Mentre per Scolari mi piacerebbe suonare una musica pop, perché sia qualcosa che ha diffusione e arrivi a più persone, nel senso vero del pop come popolare e non di basso livello. Si spera soprattutto di riavvicinare i più giovani”.








