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A Mainz, in Germania, la sesta edizione del concorso internazionale: quando l’eccellenza enologica globale incontra l’autorevolezza delle professioniste del settore.
Nel cuore del Rheinhessen, dove la storia della stampa di Gutenberg e l’arte senza tempo di Chagall si fondono con una radicata tradizione vitivinicola, Mainz ha riconfermato il suo ruolo di capitale della cultura enologica europea. Lo scorso 5 maggio, la città – membro chiave del network Great Wine Capitals – ha ospitato la sesta edizione del ‘Women’s International Trophy’, l’innovativo contest firmato Armonia Deutschland GmbH.
Una competizione costruita su criteri tecnici rigorosi
L’edizione 2026 ha evidenziato una crescita significativa sotto il profilo metodologico. Le degustazioni sono state condotte secondo protocolli OIV (Organisation Internationale de la Vigne et du Vin) e procedure certificate ISO 9001, con valutazioni in blind tasting per garantire neutralità, precisione organolettica e standardizzazione dei giudizi.

Il modello operativo della Women’s International Trophy si distingue per tre elementi chiave:
- anonimato totale dei campioni;
- valutazione multisensoriale strutturata;
- selezione estremamente restrittiva delle medaglie assegnate.
Solo una quota limitata dei prodotti presentati ottiene infatti riconoscimenti ufficiali, aumentando il valore commerciale e tecnico delle etichette premiate.
L’importanza della giuria internazionale femminile

Uno degli aspetti più innovativi della competizione rimane la composizione della giuria. Enologhe, sommelier e degustatrici, birraie, master distiller e giornaliste specializzate provenienti da diversi Paesi europei hanno partecipato alle sessioni di assaggio, contribuendo a un approccio valutativo plurale e multidisciplinare.

Nel 2026 la presidenza onoraria è stata affidata alla sommelier e consulente tedesca Trixi Bannert, presidente di Vinissima, oltre a essere figura di riferimento nella formazione enologica internazionale.
Dal punto di vista tecnico, la presenza esclusiva di degustatrici professioniste rappresenta un elemento distintivo non soltanto simbolico ma anche metodologico. Diversi studi, citati dagli organizzatori, sottolineano infatti la maggiore sensibilità olfattiva femminile nell’identificazione di componenti aromatiche complesse, caratteristica particolarmente rilevante nelle degustazioni comparative ad alto livello.
I campioni di vino provenivano principalmente da Germania, Francia, Italia, Spagna, Portogallo, Austria, Svizzera, Belgio, Paesi Bassi, Grecia, Ungheria, Romania, Moldavia, Georgia, Sudafrica, Argentina, Cile, Australia, Nuova Zelanda, Stati Uniti, Canada, Cina: tutte nazioni presenti al Women’s International Trophy 2026 che, quest’anno, è stato particolarmente sentito.
La giuria: approccio tecnico e confronto internazionale
Le nostre autrici – Monica Tessarolo e Giovanna Moldenhauer – hanno preso parte per la prima volta alla competizione, inserendosi in un contesto di lavoro fortemente tecnico, caratterizzato da batterie di assaggio strutturate e confronto continuo tra 60 professioniste del settore.
- Prima batteria: il Pinot Nero e Bordeaux come linguaggio globale

La prima batteria, di Monica Tessarolo, autrice, sommelier, degustatrice AIS e giudice internazionale, Donna del Vino, ha proposto una selezione di 21 Pinot Nero provenienti da diversi territori del mondo e a seguire dei Bordeaux francesi.
Il percorso degustativo ha messo in evidenza la straordinaria adattabilità del vitigno, attraversando alcune delle sue espressioni più emblematiche: dai grandi terroir europei di Francia, Germania e Austria, fino alle interpretazioni dell’emisfero australe, con particolare riferimento all’Australia.
La batteria si è poi ampliata verso una selezione di vini in taglio bordolese, dove Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Merlot hanno evidenziato differenze stilistiche nette legate ai diversi terroir di origine. Ne è emerso un quadro internazionale estremamente variegato, con letture che spaziano dalla classicità europea alle interpretazioni più moderne del Nuovo Mondo. E la Women’s International Trophy 2026 ha tutte le potenzialità per diventare un eccellente rappresentante.
- Seconda batteria: aromatici, Chenin Blanc e identità centroeuropea
La seconda batteria, sempre di Monica, si è aperta con l’Österreich Blütenmuskateller, vino aromatico austriaco ottenuto da un vitigno moderno appartenente alla famiglia dei Moscati. Il profilo si è distinto per grande espressività aromatica e immediatezza gustativa, con caratteristiche comuni ricorrenti: buona acidità e freschezza, struttura leggera o media, intensità aromatica marcata, finale fragrante e pulito.
Un vino di lettura immediata, giocato sull’equilibrio tra aromaticità e bevibilità.
- Chenin Blanc, Müller-Thurgau e Grüner Veltliner
La batteria è proseguita con due Chenin Blanc tedeschi, diverse interpretazioni di Müller-Thurgau e una selezione di Grüner Veltliner provenienti sia dalla Germania sia dall’Austria.

Il Grüner Veltliner, vitigno simbolo dell’Austria, rappresenta uno degli elementi centrali dell’enologia centroeuropea. Vitigno autoctono della famiglia dei Veltliner, è noto per la sua capacità di coniugare precisione tecnica e forte identità territoriale.
Le principali aree di produzione includono Wachau, Kamptal, Kremstal, Weinviertel e Wagram. Il profilo aromatico del vitigno si esprime con note di mela verde e pera, lime e pesca bianca, erbe alpine, pepe bianco, delicate sfumature vegetali. Elemento distintivo resta la tipica nota speziata di pepe bianco, considerata una firma sensoriale del vitigno e ampiamente ritrovata nei campioni esaminati. La struttura gustativa al palato si caratterizza per acidità verticale e tesa, corpo medio, forte componente minerale, spiccata sapidità, persistenza lunga e precisa.
Nelle versioni più prestigiose della Wachau, il vitigno può sviluppare complessità evolutive di alto livello, con leggere note fumé, richiami mielati, accenni di idrocarburi e una struttura gustativa paragonabile ai grandi Riesling centroeuropei.
La giuria: approccio tecnico e confronto internazionale
- Prima batteria con rossi della penisola iberica

La prima batteria di Giovanna Moldenhauer, giornalista professionista, Sommelier AIS dal 2010, Donna del Vino, con pluriennale esperienza in giurie italiane e internazionali, aveva vini rossi provenienti dalla penisola iberica. Tra i 21 campioni vi era un unico vino portoghese, oltre ad altri 20 rossi spagnoli delle seguenti denominazioni: DOP Penedés, DOC Douro, DOP La Mancha, DOP Ribera del Duero, prodotti perlopiù da Tempranillo in purezza. Di quest’ultima DOP il vino con il punteggio più alto è stato quello dell’etichetta “Pata Negra Ribera del Duero Reserva” dallo stesso vitigno realizzato dal produttore Garcia Carrion. Tutti, a parte un campione difettato, avevano tannini presenti, freschezza più o meno presente, valutati da 80 a 84 al massimo. Il campione portoghese proveniva invece dalla Peninsula De Setubal, sita a sud di Lisbona, striscia di terra con un terroir variegato, dove si producono vini da uve rosse come Syrah, Tannat.
In questa batteria si passava da qualche annata recente, dove i vini erano più beverini, tra cui l’etichetta portoghese, a millesimi più datati per i vini spagnoli. In generale questo panel è risultato all’assaggio abbastanza impegnativo per due terzi a causa dei tannini non sempre ben integrati, risultando più adatti a essere abbinati a tavola.
- Seconda batteria con bianchi internazionali e spumanti rosati
La seconda batteria, sempre di Giovanna, composta sempre da 21 campioni, invece ha previsto 17 vini bianchi da diversi stati internazionali, soprattutto da Chardonnay, per concludersi con 4 spumanti rosati da svariati vitigni. Si è passati da Serbia, Slovenia, Ungheria, Grecia, poi Austria, Germania, Francia, per poi andare dall’altra parte del mondo in Australia. I bianchi erano perlopiù troppo giovani anche se decisamente interessanti in prospettiva. Piacevoli i rosati.
Il migliore è risultato essere Rosato by Elena Raptis, casa vinicola greca, ottenuto da solo Agiorgitiko, vitigno autoctono rosso greco che si trova soprattutto del Peloponneso, vinificato con Metodo Martinotti, dal residuo zuccherino di 21 g/L.
Questa batteria è stata più intrigante, con sensazioni olfattive ancora poco espresse nei bianchi, più appaganti al palato, in cui i vini erano penalizzati solo dalla giovinezza. I punteggi sono risultati leggermente più alti dell’altro panel sino a 86/100.
Conclusione: una degustazione come lettura del vino globale

Le due batterie hanno restituito un quadro estremamente chiaro dell’evoluzione contemporanea del vino internazionale: da un lato la globalizzazione stilistica del Pinot Nero e dei blend bordolesi, dall’altro la precisione aromatica dei bianchi centroeuropei e dei vitigni aromatici moderni.
La Women’s International Trophy 2026 non è stata soltanto una rassegna di premi, ma la dimostrazione concreta di come il settore beverage stia evolvendo verso modelli più scientifici, inclusivi e altamente specializzati.
A Mainz si è visto un nuovo paradigma: meno spettacolarizzazione e maggiore attenzione all’analisi tecnica, alla qualità certificata e alla credibilità professionale della valutazione sensoriale. Un approccio, quella della Women’s International Trophy 2026, che potrebbe ridefinire nei prossimi anni gli standard internazionali delle competizioni dedicate a vino, birra e distillati.







