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Una comunità tra Val di Isarco e Val di Tires
Fiè, un nome breve per una storia lunga. A fare la guardia un massiccio che parla direttamente con le viti, lo Sciliar, maestoso e imponente, disegna l’identità dei luoghi. La viticoltura qui ha radici lontane e profonde, nel territorio fatto di gesso e calcare, dove le uve vengono allevate ad altitudini tra 350 e 950 metri, per fare vini tutti nella Doc Alto Adige, su 40 ettari totali.
Un gruppo di sei cantine, Prackfoler, Bessererhof, Gump Hof, WassererHof, Fronthof, Grottnerhof, si è unito invece di farsi la guerra e alzare muri. Bastano i tralci che invece di dividere in questo caso uniscono, in un percorso all’unisono, voce corale, vino che si fa megafono di un valore, il territorio. L’alto Adige vanta molte denominazioni e numerose eccellenze, la qualità non è un’illusione ma una certezza. Eppure, alcune volte, le storie non vivono di vita propria e hanno bisogno di un racconto per esistere.
L’evento Vinaltum, che si è svolto a Bolzano il 17 e 18 maggio scorso, è stato l’occasione per incontrarli e parlare con loro del progetto e della volontà di far sentire la voce dell’alto Adige. Grazie a Petra Ploner Planer, titolare della Tenuta Prackfol, tra le sei di Fiè, che si è fatta ambasciatrice della produzione vincola di questa fetta di terra, a parlare in questa occasione è stata una sinfonia corale. Che ha raccontato non solo di vini bianchi ma anche di rossi.
Per conoscerli siamo andati ai banchi di assaggio con quasi trenta etichette. A una parte di queste è stato dedicato un incontro con stampa e amanti del settore, di nuova ideazione, chiamato wine talk, in cui alcuni produttori hanno parlato e il pubblico ha espresso le proprie considerazioni senza soffermarsi sulla consueta degustazione guidata.
Abbiamo assaggiato i loro vini nelle varietà consuete, Pinot Bianco, Sauvignon, Chardonnay, per i rossi Pinot Nero, Zweigelt (varietà austriaca) e Cabernet. Diamo qualche riferimento solo per tratteggiare la linea stilistica, che, nonostante l’uso di legni a volte nuovi, alcune tecniche che si diversificano a seconda delle altitudini e che possono variare da produttore a produttore, si evince una linearità di intenti e complessità che può arrivare al frutto o mantenersi su sorsi slanciati e minerali, fino ai tratti materici dei rossi che non perdono mai verticalità e freschezza.

Pinot Bianco
Per il Pinot bianco abbiamo riscontrato grande qualità, lineare nella tendenza verso la sponda minerale, acida, verticale. Vini freschi e di forte impatto. Prackfol 2024, brioso. Bessererhof 2024, accattivante e fresco. Praesulis 2024, di Gumphof, tipico e identitario, WassererHof, 2022, profondo, vegetale, più complesso, piacevole. Pica, 2023, di Grottnerhof, ricco di scie fruttate di mela matura, sensazione floreale all’olfatto e acidità vibrante al gusto.
Infine, Fellis, Bessererhof, Riserva 2018, complesso e pieno, dal sorso morbido, qualche nota legnosa eaulibrata da una sferzata di acidità che, nonostante il tempo, non si è affievolita. Sandl, 2020, dell’azienda Prackfol ricco di note vegetali e fruttate, il sorso rimane teso e scattante, sostenuto da una nascente complessità.
Chardonnay
Lo Chardonnay minerale e fresco abbandona in certi momenti note particolarmente complesse, bilanciandosi su derive erbacee, sempre in linea con la freschezza del sorso. Ricordiamo con piacere l’etichetta di Maso Bessererhof, annata 2022, piccola azienda alla quarta generazione, e che imbottiglia con regolarità dal 1998. La vinificazione in tonneau con malolattica svolta e poi sosta in acciaio conferiscono una certa rotondità senza rinunciare al sorso teso, verticale, che si apre a note gessose e porfidiche.
Ryed, Chardonnay Riserva 2022 di WassererHof, delicato e potente, dalle note agrumate in evidenza e sul finale tocchi di burro. Nel sorso tutta la freschezza delle alpi. Chardonnay, 2023, di Prackfol, dove risaltano le note fruttate, di miele e fiori. Un sorso elegante e succoso con retrogusto minerale.
Sauvignon Blanc
Il Sauvignon Blanc, vitigno principe per i produttori di Fié, è molto aderente al territorio, abbandona note fruttate e rotonde della sponda esotica, per tornare a essere fresco e scorrevole. Rachtl, Riserva, 2020 di Prackfol, nasce su terreno morenico ricco di porfido, la vinificazione viene fatta in tonneau di rovere francese per un anno. In questo vino la territorialità vince decisamente sulla varietà, il sorso è ricco di note smaltate, balsamiche, erbaceo sul finale, sapidità e sensazione minerale fanno da chiusura a una parte gustativa molto interessante.
Il Sauvignon Blanc, annata 2022 di Wassererhof, azienda anch’essa alla quarta generazione, nasce su terreni dal grande potenziale espressivo e produce vini di attesa. Al naso è tipico, aromi intensi, in bocca pecca poco di presenza legnosa, morbido e rotondo risulta meno verticale dei suoi “vicini”. Del resto, la diversità di approccio in vigna e in cantina determina un piccolo scarto che però rende ragione di una zona che sa esprimersi in diverse sfumature.
Intenso il Sauvignon di Grumphof, annata 2024, per un’azienda che ha iniziato nel 1996, contadini e abituati ai cosiddetti orti novali, che hanno ridisegnato il contesto e il paesaggio in Alto Adige fin dal XVI secolo, quando si usavano terreni boschivi e incolti per iniziare nuove colture, dando vita a vari piani altimetrici dove si dislocano fondovalle, masi e malghe. Il sorso di questo vino è sapido, qui la trama si fa molto più verticale e tesa, piacevole il finale che definiamo pimpante.
Pinot Nero
Il Pinot Nero di Fronthof, annata 2022, in botte di barrique per dodici mesi e poi bottiglia. Un Pinot fresco, con qualche cenno di goudron, la nota sul finale si fa amaricante, essenza erbacea, leggermente introverso ma autentico. Pinot Nero Prackfol Riserva, 2022, 12 mesi di barrique, di cui 30% legno nuovo, e non sentirli. Le uve crescono a 950 metri. L’altitudine e il terreno modellano un sorso equilibrato e invitante. Il Pinot Nero, Flatsch di Prackfol, fatto con uve che crescono a 950 metri anche in questo caso, l’annata è la 2017, il vino fa un anno di barrique nuova e almeno 3 anni di attesa. Il sorso è incredibile e cesellato, dal colore scarico e la gentilezza nel carattere che al sorso si esprime con fragranza e schiettezza.
Zweigelt
Tra le novità un vitigno austriaco, lo Zweigelt. Dell’azienda Fronthof, assaggiamo l’annata 2021, con un anno di tonneau. La varietà in Italia è solo un Igt. Colore violaceo, poco trasparente, sorso fresco e rivolto a note fruttate più marcate ma non eccessive. Roan, Zweigelt di Bessererhof, annata 2020, fa un anno di barrique nuove e un anno di barrique vecchie e poi acciaio. Anche questo sorso agile e immediato, un vino senza tempo. Peccato poco conosciuto.
Cabernet
Terminiamo con un ottimo blend di Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc di Wassererhof, 2021, Riserva, che vede tonneau per l’affinamento. Il sorso è ematico, le erbe seguono a un frutto presente, come bacche piccole e scure e lasciano spazio a una nota legnosa non invadente. La mineralità sul finale è vicina a sensazioni mediterranee, il sorso ricco e succoso. Un ottimo vino.
Brevi conclusioni
Tutti conoscono il laghetto di Fiè, così come il massiccio dello Sciliar, ma è un peccato che nessuno conosca ancora a fondo questa zona per la viticoltura che qui viene praticata dal diciassettesimo secolo – questo il commento di Petra Ploner – i produttori sono storici con almeno 150 anni di storia alle spalle. A Fié ci conoscono ma questa è la prima volta che usciamo fuori per far assaggiare i nostri vini.

In un ambito complesso e ricco di realtà come quello di Vinaltum, per parlare di Alto Adige abbiamo quindi scelto loro, voce autentica e disinvolta. Non sono un Consorzio ma semplicemente sei teste che hanno deciso di collaborare e stringersi la mano e questo è il valore cha abbiamo apprezzato di più nel loro intento di uscire dall’angolo alpino dove dimorano e farsi conoscere a un pubblico più ampio. Finalmente.







