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Appassionato ambasciatore dei vini di famiglia
Paolo Cantele, con il fratello Gianni, entrambi figli di Augusto, e i cugini Umberto e Luisa, invece figli di Domenico, rappresentano la terza generazione alla guida di questa cantina pugliese sita a Guagnano. Dedichiamo questo articolo a Paolo, appassionato ambasciatore dei vini di famiglia, oltre ai vitigni tipici del Salento. Segue la presentazione di Rohesia, il loro Salento Igp Negroamaro Rosato 2024, connesso come un altro loro cru Amativo, a un prodotto di bellezza la maschera viso antiossidante in fibra d’uva.
La famiglia Cantele
La storia di questa famiglia è iniziata con una migrazione al contrario che ha visto Giovanni Battista Cantele, commerciante di vino, da Pramaggiore in Veneto trasferirsi prima a Imola, per amore della moglie Teresa Manara, e poi nel 1950, qualche tempo dopo, nel Salento terra che aveva irresistibilmente conquistato la giovane coppia in occasione di un precedente viaggio di lavoro.
Questo amore per il territorio salentino si traduce negli anni successivi in un progetto imprenditoriale ambizioso. Augusto, figlio primogenito, consegue il diploma in Enologia a Conegliano Veneto e, dopo aver fatto numerose esperienze da nord a sud della nostra penisola, fonda nel 1979 con suo fratello Domenico l’Azienda Vinicola Cantele, segnando la prima svolta nella storia della famiglia, dando il loro cognome alla cantina. Sin da subito la loro idea è stata di avviare la produzione vinicola in maniera innovativa portandoli, nei primi anni ’90, a essere la prima a realizzare in Puglia uno Chardonnay, fermentato in barrique, ottenendo subito un importante successo commerciale e generosi consensi da parte delle riviste di settore.

Nei decenni, da allora, hanno incrementato gli ettari di proprietà arrivando agli attuali 50, con circa altri 100 in conduzione, tutti coltivati secondo i principi della difesa integrata volontaria. I terreni dei vigneti presentano una straordinaria fertilità naturale in quanto originati dalle calcareniti argillose del Salento, risalenti al quaternario superiore, dove i suoli sono profondi, di medio-alta permeabilità, mediamente calcarei, a pH sub alcalino. Dal punto di vista agronomico l’esposizione prevalente dei filari è secondo i venti dominanti di Tramontana e Scirocco, sull’asse nord/sud. Questo fa si che entrambe le pareti fogliari ottengono una giusta radiazione solare, promuovendo una maturazione ottimale delle uve.
I vitigni coltivati sono soprattutto quelli locali con Negroamaro, Primitivo, Susumaniello, per le varietà rosse, come uve bianche Verdeca e l’internazionale Chardonnay che negli ambienti pedoclimatici di questa porzione di Salento riesce a offrire una complessità aromatica unica. I vecchi impianti ad alberello sono allevati in forma libera senza l’ausilio di strutture di sostegno, mentre i nuovi impianti prevedono una controspalliera per educare la pianta a crescere in spazi prefissati, con portainnesti prevalentemente di media bassa vigoria che ben si adattano ai terreni locali e riescono a garantire produzioni moderate e di ottima qualità. Le potature sono a speroni corti per Negroamaro e Primitivo allevati a tralcio permanente ovvero ad alberello e a cordone speronato, guyot invece per impianti di uve allevate a tralcio rinnovato come lo Chardonnay.
Paolo Cantele, la sua formazione e il suo ruolo come ambasciatore dei loro vini in Italia e negli USA
La mia formazione nasce da un percorso intrecciato tra esperienza diretta e studio. Sono cresciuto in una famiglia dove il vino era molto più di un mestiere: era cultura, racconto, passione. Dopo aver maturato una sensibilità naturale per questo mondo, ho scelto di approfondire il mio percorso con studi specifici e, soprattutto, attraverso l’esperienza internazionale. Trascorrere lunghi periodi negli Stati Uniti mi ha permesso di conoscere da vicino uno dei mercati più dinamici del mondo e di apprendere nuovi linguaggi e approcci alla comunicazione del vino. Essere ambasciatore dei nostri vini in Italia e negli Stati Uniti significa, per me, costruire ponti: tra la nostra tradizione e le nuove generazioni di consumatori, tra la cultura mediterranea e il desiderio globale di autenticità e qualità.

Dal 2004 è stato avviato un programma di gestione agronomica dei vigneti sotto la direzione di Cataldo Ferrari, valente e appassionato agronomo salentino, con il preciso obiettivo di ottenere produzioni di qualità superiore, minimizzando l’impatto sull’ambiente e la presenza di residui fitosanitari nel vino. Nei vigneti è stato bandito il diserbo chimico, sostituito da lavorazioni meccaniche e zappettature manuali.
A tal proposito Paolo risponde:
“Dal 2004 abbiamo avviato un percorso molto concreto di trasformazione nelle nostre vigne. Il nostro approccio agronomico si basa sulla conoscenza profonda dei suoli, sulla gestione attenta delle risorse idriche e sulla salvaguardia della biodiversità. Il riscaldamento globale ci ha insegnato che l’agricoltura di oggi deve essere resiliente e adattiva: lavoriamo per proteggere l’equilibrio delle piante riducendo l’impatto di interventi esterni, utilizzando pratiche come la gestione mirata della chioma, il sovescio e l’inerbimento spontaneo. L’obiettivo è preservare l’identità dei nostri vini, anche di fronte a vendemmie sempre più anticipate e stress climatici più intensi. Per noi la sostenibilità non è un progetto a parte, ma un modo di essere vignaioli ogni giorno”.
Proseguendo poi:
“Abbiamo sempre creduto che l’innovazione sia un’estensione naturale del rispetto per la terra. Per questo collaboriamo con il CNR in progetti di ricerca avanzata sulla resilienza delle piante ai cambiamenti climatici, approfondendo temi come la gestione sostenibile dei suoli e il miglioramento genetico naturale delle varietà autoctone. Parallelamente, abbiamo investito nella selezione di lieviti autoctoni, per valorizzare le caratteristiche uniche del nostro terroir attraverso fermentazioni spontanee più sicure e personalizzate. La nostra adesione al progetto NEWine rappresenta un passo ulteriore: ci consente di esplorare nuove tecnologie e pratiche innovative, mantenendo però al centro il rispetto dell’identità varietale e ambientale. Per noi ricerca significa non solo produrre vini migliori, ma anche contribuire alla viticoltura del futuro”.
Per finire chiediamo a Paolo il suo punto di vista sulla varietà Negroamaro
Il Negroamaro è una delle varietà più affascinanti e autentiche del Mediterraneo. Con la sua doppia anima — austera ma generosa — riesce a raccontare la nostra terra con una voce profonda e sincera. Rohesia Rosato nasce dal desiderio di esprimere il lato più elegante e contemporaneo di questo vitigno: utilizziamo la tecnica del salasso per ottenere un colore delicato, un profilo aromatico raffinato e una freschezza che lo rende sorprendentemente versatile. Il nome ‘Rohesia’ richiama la rosa in latino medievale, simbolo perfetto di questo equilibrio tra forza e grazia. Abbiamo scelto il tappo a vite non solo per una questione pratica — la protezione della freschezza e dell’integrità aromatica è fondamentale nei rosati — ma anche come segno di attenzione verso un consumatore moderno, attento alla qualità ma anche alla facilità d’uso. L’abbinamento con la Maschera viso antiossidante in fibra d’uva, è un modo creativo di raccontare il vino non solo come piacere, ma anche come benessere e cura di sé: un’estensione naturale dei valori che mettiamo nel nostro lavoro quotidiano.
Rohesia Negroamaro Rosato Igp Salento 2024
Oltre a essere il primo vino della cantina con chiusura a vite (chiusura che garantisce una protezione eccezionale per la sua bassa permeabilità all’ossigeno (OTR < 0,1 mgO₂/anno) preservando così aromi e freschezza; controlla l’evoluzione del vino, mantenendone intatte le qualità per anni; non ha nessun rischio di difetti per cui ogni bottiglia è perfetta; è ideale per chi vuole godersi il vino con calma, grazie alla sua ottima conservabilità anche dopo l’apertura.
Rohesia 2024 si presenta con una nuova veste grafica che riflette la sua evoluzione. Il suo nome, dal latino medievale, significa “rosa”, simbolo di grazia ed eleganza, dove l’etichetta reinterpreta questo concetto con un pattern geometrico che richiama petali di rosa sospinti dal vento salentino, danzando nell’aria come frammenti di luce al tramonto.
In cantina dopo una macerazione al massimo sino a 24 ore, fermenta in acciaio a temperatura controllata, per poi affinare sur lies per circa 3 mesi. Dopo un colore rosa cerasuolo intenso, ha un naso intenso con sentori di frutta a bacca rossa piccola come fragola, ciliegia e poi pesca, poi floreale di rosa e violetta, con a chiudere anche note di pietra focaia che vanno ad aumentare con il tempo. Al palato è rotondo, decisamente fresco e sapido, elegante, altero, con una notevole persistenza gustativa, un retrogusto di piccola frutta rossa e una nota iodata a chiudere.

credit photo @Cantele








