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La sesta generazione, Elisa, Chiara e Andrea Marchetti, innova in vigneto ma segue la tradizione produttiva familiare in cantina
La storia di Poderi Marcarini
Marcarini è un nome storico ed importante delle Langhe vinicole, il nome di una famiglia che produce Barolo a La Morra da ben sei generazioni. La storia parte a metà dell’Ottocento, quando il generale Sebastiano Marcarini inizia a vinificare le uve nebbiolo come Barolo per consumo domestico e per omaggi nei ricevimenti alla Corte Sabauda. L’alto ufficiale è infatti istitutore dei figli del Re d’Italia, Vittorio Emanuele II, e incontra i favori del Primo Ministro, il Conte di Cavour, tra i più ferventi estimatori del Barolo nonché uno dei padri della versione moderna del grande vino rosso italiano.
A inizio Novecento tocca al figlio del generale, Giulio Marcarini: il 30 giugno 1934 insieme ad altri storici viticoltori e uomini di Langa, ad Alba, costituisce Il Consorzio dei Vini Tipici di Barolo e Barbaresco. Una svolta storica verso un orizzonte di qualità a cui continueranno ad ambire le generazioni successive.
Fu il notaio Giuseppe Marcarini, insieme alla figlia Anna, ad avviare la vendita delle bottiglie con il marchio di famiglia, dopo aver intuito le potenzialità commerciali del Barolo.
Il successo è immediato: Giuseppe Marcarini entra in società con il suo enologo, Elvio Cogno, altro nome storico e importante del Barolo e delle Langhe, dando l’avvio negli anni ‘60 alla produzione di Barolo sotto il marchio Cogno-Marcarini. L’azienda vitivinicola è pioniera nell’impiego del nome della vigna in etichetta, e nell’utilizzo del cru Brunate già nel 1958. Il notaio scompare purtroppo a soli 59 anni, ma si occupa la figlia Anna Marcarini a dare nuovo impulso all’attività, incrementando gli ettari di vigneti nei cru Brunate e La Serra e ampliando la gamma dei vini con Dolcetto e Barbera, oltre a introdurre il nome Lasarin per le uve di Nebbiolo provenienti dai ceppi di vite più giovani di La Serra.
Nel 1990 è Luisa, nata dal matrimonio di Anna con l’avvocato Giovanni Bava, a raccogliere la preziosa eredità e a costituire l’azienda Poderi Marcarini e a marcare in via definitiva il posto nella storia di questa famiglia emblema di eccellenza enologica. A soli 26 anni accetta la sfida, insieme al marito trentenne Manuel Marchetti, che ha messo a frutto l’esperienza di manager internazionale proprio nel ventennio in cui il Barolo è divenuto un vino di fama mondiale. L’azienda estende anche i suoi appezzamenti con l’acquisizione di mezzo ettaro nella località Berri, di sei ettari vitati a Neviglie (e due a nocciola) e altri due nel Roero per un totale di quasi 20 ettari di vigneti.
E ora che Poderi Marcarini è un marchio consolidato, hanno fatto l’ingresso in azienda anche i figli di Manuel e Luisa: Andrea, Chiara ed Elisa che si occupano di portare avanti la secolare tradizione di famiglia.
La cura e la vendemmia dei cru Brunate e La Serra
L’MGA Brunate è un vigneto diviso dal confine amministrativo tra Barolo e La Morra; si sviluppa lungo un unico versante con esposizione ottima ed omogenea. Il dislivello altimetrico è significativo ma non differenzia tra le diverse altezze il carattere austero della MGA che ne fa uno dei modelli del Barolo di grande pregio. Poderi Marcarini possiede 4,5 ettari in questa MGA dedicati solo al nebbiolo per il Barolo. Sempre in questa MGA, sono in corso i lavori di aggiornamento che coinvolgono i vecchi filari giunti alla fine del ciclo produttivo e già estirpati mentre altri seguiranno. Un periodo di riposo del terreno e reimpianto nel corso del 2026; poi almeno dieci anni di attesa prima di usare il nebbiolo dei nuovi filari per il Barolo, per mantenere sempre eccellente il livello qualitativo.
Elisa spiega che il nome Brunate risale addirittura al ‘300, come testimoniano alcuni documenti “catastali” dell’epoca, e che risale al medesimo periodo l’ipotesi che il nome Brunate derivi dalla brina e dalle gelate invernali, ipotesi da smentire, perché il freddo si sente di notte, mentre le giornate sono calde, per la prolungata esposizione al sole e alla luce. È, invece, dice Elisa, la pruina a dare il nome: la sostanza biancastra copre gli acini nel periodo della raccolta, e i vecchi del luogo dicevano che brinava. Non a caso, nei primi vent’anni del ‘900 questo cru si chiamava Brinate.
Poderi Marcarini coltiva anche 3,5 ettari della MGA La Serra, un cru che fornisce vini più freschi e croccanti, di struttura meno intensa del Brunate ma di spalla acida e solidità di tutto rispetto, caratteristiche che pongono La Serra fra le menzioni di primo piano di La Morra. In questo cru, Poderi Marcarini ha anche un ettaro dedicato al dolcetto e alla barbera.
Elisa parla con viva passione della sua spinta innovativa nella cura del vigneto: le densità di impianto non sono eccessive, inerbimento tra i filari e tecniche agronomiche che si adattano ogni vendemmia alle mutate e mutevoli condizioni climatiche. Elisa fornisce un esempio di adattamento alle condizioni diverse che ciascuna vendemmia presenta: nel 2023 ha fatto i sovesci sia a Brunate sia a La Serra, nel 2024 ha usato l’humus di lombrico.
Le vendemmie di Poderi Marcarini sono svolte più tardi possibile e durano parecchi giorni perché prima sono selezionati i filari meglio esposti e, al loro interno, i grappoli migliori. Una parte del raccolto vendemmiato è destinato ai cru, l’altra al Barolo del Comune di La Morra mentre la filosofia aziendale non prevede le Riserva, in quanto la selezione condotta in vigna rende i due cru delle Riserve implicite.
Il lavoro in cantina
Come anticipato, la sesta generazione di Poderi Marcarini rivendica con orgoglio l’attaccamento alle tradizioni produttive familiari. Sia Elisa sia Andrea vogliono che le bottiglie seguano il medesimo filo conduttore; la scelta aziendale condivisa collega i prodotti dagli anni ’80 ad oggi: i contatti con le bucce sono sempre stati lunghi per i Barolo, dai 40 ai 60 giorni, più brevi per gli altri vini, solo botti grandi, neanche negli anni ’90 Poderi Marcarini ha mai avuto la tentazione di usare il legno piccolo, le barrique.
La cantina è situata in piena cittadina di La Morra, era un possedimento dei monaci che in seguito si spostarono in frazione Annunziata. Ancora oggi il Barolo affina nella vecchia cantina dei monaci, acquistata nel 1850 dagli antenati di Elisa e Andrea. In progetto un’ulteriore cantina, che dovrebbe distare circa 500 metri, che sarà dedicata ai vini che non sono Barolo. In cantina sono presenti solo botti grandi di rovere di Slavonia, dai ventidue ettolitri in su, il parco botti ha un’ età media di una trentina d’anni: le più datate risalgono agli anni ’70.

La filosofia aziendale prevede che il Barolo affini solo in legno grande usato “non mettiamo il Barolo in legno nuovo per almeno tre – cinque vendemmie”, specifica Andrea, “non ci interessa e non ricerchiamo ciò che il legno nuovo può cedere al Barolo.”
La fermentazione alcolica dura dai 10 ai 15 giorni, con alcuni rimontaggi a pioggia. Le macerazioni sono a cappello sommerso e, per i due cru, si prolungano anche a quaranta e fino ai sessanta giorni, seguendo il protocollo aziendale di Poderi Marcarini che si tramanda dal 1921. Andrea precisa che durante la macerazione a cappello sommerso in assenza di ossigeno, la polimerizzazione dei tannini è più veloce, l’estrazione è maggiore, ma molto delicata, in questo modo si ottiene un prodotto complesso e longevo, con ottima morbidezza iniziale.
Dopo la svinatura il vino riposa per due anni in botte grande, poi ancora qualche mese di bottiglia, per i Barolo sei mesi, prima di essere messo in commercio.
Poderi Marcarini produce 125 mila bottiglie, 16 mila dei due cru di Barolo e 24 mila del Barolo del comune di La Morra, esclusivamente con uve di proprietà, allevate su venti ettari.
La Degustazione

Dolcetto d’Alba Fontanazza 2023
Solo acciaio. Presenta l’espressione tipica e varietale che ci si attende da un dolcetto. Rubino brillante con delle intense sfumature violacee, naso intrigante di frutta rossa croccante, ciliegia e ribes, poi arriva il vegetale dell’erba falciata e delle sfumature lievemente balsamiche. Il sorso è fresco, molto piacevole, richiama la frutta croccante dell’olfatto, ed è di ottima bevibilità. Il finale di bocca si allunga sui ritorni fruttati.
Dolcetto d’Alba Boschi di Berri 2023
Da un vigneto ultracentenario, ad alta percentuale di terreno sabbioso, per il quale è in dirittura d’arrivo la certificazione a piede franco, arriva questo dolcetto prefillosserico, non innestato su piede americano, che nasce da uve allevate su piante forti, resistenti alle malattie, che guardano verso il Monviso. Un luogo fresco, al riparo delle piante di nocciole. Elevato in acciaio, in seguito due mesi in botti grandi di legno degli anni ’80 per attivare un intenso processo di microssigenazione.
Un dolcetto fuori dagli schemi soliti: colore rubino, bouquet olfattivo che si connota per la scarsissima presenza del fruttato e le belle note ferrose, ematiche, di sottobosco. Il sorso è pieno, ampio, i tannini sono gradevoli e sinergici con la spalla acida. Finale lunghissimo che richiama la mineralità ferrosa. Ottimo. Circa 1800 bottiglie di un vino fuori dagli schemi e con notevole potenziale di invecchiamento.
Barbera d’Alba Ciabot Camerano 2023
Arriva dai filari del cru La Serra. Affina sei mesi in botti di legno da venticinque ettolitri. Rubino impenetrabile con i bordi violacei tipici della fase giovanile che attraversa. Il profilo olfattivo ci introduce subito alla ciliegia, alle note speziate, poi giungono la felce e delle note di leggera balsamicità. Al palato il Camerano denota ottima bevibilità grazie alla ottimale acidità che permette di gestire molto bene la massa alcolica e rende persistente il finale goloso di frutta.
Langhe Nebbiolo Lasarin 2023
In questo caso le uve nebbiolo fanno delle brevi macerazioni di dieci – quindici giorni e affinano in inox. Il prodotto è immediato ma non banale, anzi, croccante e di ottima piacevolezza. Naso di viola e rosa fresche, di frutta rossa croccante, leggermente speziato e mentolato. Sorso di struttura, fresco e piacevole, tannini ancora tenaci che innervano l’ acidità.
Barolo del Comune di La Morra 2020
Elisa ed Andrea amano custodire le tradizioni, e amano questo prodotto che richiama la fattura del Barolo ante MGA quando le uve di molteplici vigneti erano messe insieme. Inoltre, i Baroli comunali hanno il pregio di non essere mai esageratamente complessi e ostici da comprendere, quindi ottimi per attirare il pubblico giovanile e coloro che vogliono bere bene senza doversi impegnare a comprendere un vino.
Le uve giungono dai cru Brunate e La Serra, da viti di venti – trent’anni, che macerano al massimo quindici – venti giorni a cappello sommerso, poi ventiquattro mesi in botte grande e sei mesi finali in bottiglia. Rubino scarico e luminoso. Naso floreale di viola e rosa, di terra di sottobosco, speziato, sentori di china. MI ricorda il naso di un Barolo da MGA ma meno spinto, più sussurrato. Il profilo olfattivo termina con una bella nota di arancia sanguinella. Sorso di grande bevibilità, morbido, fine ed elegante, di medio corpo, tannino ben integrato. Finale abbastanza lungo.
Barolo La Serra 2020
Rubino scarico e luminoso. Bouquet olfattivo marcatamente floreale di viola, molto elegante, poi giungono le spezie, le caramelle gommose di frutta rossa, l’origano e il sottobosco. Il sorso è in ottimo equilibrio tra le morbidezze dell’alcol, la bella freschezza e il tannino fitto, elegante, centrale sul palato e leggermente piccante. Buona persistenza e bella bevibilità.
Barolo Brunate 2019
Il colore è quello che ti attendi dai grandi Barolo: granato limpido e luminoso. Il bouquet olfattivo mantiene le promesse: complesso, elegante e intenso. La notevole complessità olfattiva è subito marcata dalla frutta rossa, ciliegia e caramellina di fragola, dalla macchia mediterranea, poi giungono il caffè tostato, la menta, la vena balsamica, il cioccolato e infine le note speziate. Sorso austero, elegante e complesso. Dotato di freschezza che lo renderà longevo e al contempo morbido, sapido e gustoso. Tannino cesellato, elegante e fitto. Persistente e molto bevibile. Difficile trovare un sorso così morbido, austero ed elegante al medesimo momento. Un Barolo eccellente.








