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Il vino come patrimonio spirituale e culturale
Nel cuore del Lazio, tra colline silenziose e borghi antichi, sorge un luogo dove il tempo sembra essersi fermato. In un luogo dove pietra e preghiera si incontrano da secoli e la spiritualità ha lasciato spazio anche al lavoro paziente della terra. Lì, sorge l’Abbazia di Fossanova, uno dei massimi esempi di architettura gotico-cistercense in Italia e che ha ospitato un evento unico, dove il vino non è stato solo degustazione, ma un racconto di tradizione e cultura.
Dal 6 all’8 giugno l’Abbazia di Fossanova ha accolto oltre 4.000 visitatori per la quarta edizione di Vini d’Abbazia. Una manifestazione che celebra la tradizione enologica monastica tra storia, spiritualità e degustazioni d’eccellenza. Un viaggio attraverso i secoli, guidato da calici che raccontano storie di fede, laboriosità e cultura: è questa l’esperienza vissuta dai più di 4.000 visitatori che hanno preso parte alla quarta edizione di Vini d’Abbazia, ospitata nello scenario senza tempo dell’Abbazia di Fossanova, a Priverno (Latina).
La manifestazione, ormai appuntamento consolidato nel panorama enologico italiano, ha portato al centro dell’attenzione una tradizione antichissima: la produzione di vino nelle abbazie e nei monasteri, che ha avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo della viticoltura europea.
Che cos’è il vino delle abbazie?
Il vino d’abbazia affonda le sue radici nell’Alto Medioevo, quando i monasteri non erano solo luoghi di preghiera, ma anche centri di sapere agricolo, tecnologico e culturale. I monaci – in particolare quelli benedettini e cistercensi – conservarono e perfezionarono le tecniche viticole romane, trasmettendo nel tempo un sapere che ha plasmato il paesaggio rurale europeo.
Nel corso dei secoli, molte abbazie hanno realizzato veri e propri cru ante litteram, riconoscendo l’importanza del “terroir” ben prima che il termine diventasse parte del vocabolario moderno dell’enologia. Alcuni dei più celebri vigneti di Francia, come quelli di Bourgogne o Champagne, nacquero proprio grazie all’opera dei monaci. Il vino prodotto serviva per la celebrazione eucaristica, ma veniva anche venduto per sostenere le comunità religiose.
Oggi, le abbazie vitivinicole rappresentano un ponte tra spiritualità e terroir, tra memoria e innovazione. Producono vini di pregio, spesso in quantità limitate, nel rispetto della natura e con l’attenzione per la qualità tipica della tradizione monastica.
Una rassegna tra degustazioni e cultura
Durante le tre giornate, oltre 30 realtà italiane e internazionali legate a monasteri hanno proposto in degustazione vini rari e identitari. Tra gli espositori: le principali abbazie vitivinicole italiane, produttori laici che collaborano con enti religiosi, la rete francese Les Vins d’Abbayes, e il Monastero di Alaverdi – Badagoni dalla Georgia, culla del vino e simbolo della cristianità ortodossa.
I banchi d’assaggio allestiti nel suggestivo Chiostro medievale hanno offerto un’esperienza unica, arricchita dal Villaggio Food&Wine con eccellenze gastronomiche locali e musica dal vivo. Ampio spazio anche agli incontri culturali, masterclass e tavole rotonde ospitate nel Refettorio dell’Abbazia: momenti di approfondimento che hanno saputo raccontare il vino non solo come prodotto, ma come veicolo di memoria, spiritualità e identità territoriale.
Vini d’Abbazia non è stata solo una fiera enologica: è stato un viaggio nello spirito del vino. In un mondo dove tutto corre, questa manifestazione invita a rallentare, ad ascoltare le storie nascoste dietro ogni bottiglia, e a riscoprire il vino come elemento sacro, profondamente radicato nella cultura e nell’identità dei territori.
Le istituzioni: “Il vino come leva di sviluppo e coesione”
L’evento si inserisce nel programma regionale Le Vie del Giubileo, promosso da Regione Lazio e ARSIAL, in vista dell’Anno Santo 2025, con l’obiettivo di valorizzare le connessioni tra spiritualità, turismo ed enocultura.
Vini d’Abbazia è l’esempio concreto di come la tradizione possa incontrare l’innovazione, generando valore per il territorio», ha affermato Giovanni Acampora, Presidente della Camera di Commercio Frosinone-Latina. «Dobbiamo puntare su offerte culturali di qualità che promuovano la destagionalizzazione dei flussi turistici.
Un messaggio condiviso da Massimiliano Raffa, Presidente di Arsial: “Il vino non è solo prodotto agricolo, ma narrazione, rigenerazione e coesione. Il Lazio vanta una tradizione vitivinicola millenaria, e con progetti come questo vogliamo riaffermare il vino come simbolo di condivisione, memoria e spiritualità”.

Focus sulle masterclass: Cesanese e vinificazione in anfora, tra tradizione e rinascita
Due delle masterclass più attese dell’edizione 2025 hanno acceso i riflettori su tematiche di grande rilevanza per il panorama vitivinicolo italiano: il Cesanese, vitigno simbolo del Lazio, e il crescente interesse verso la vinificazione in anfora, tecnica ancestrale tornata al centro della scena contemporanea.
Nella giornata inaugurale, l’incontro “Il Cesanese: vino dei papi”, condotto da Andrea Amadei – speaker del programma su Radio 2 ‘ Decanter’ – ha restituito un racconto appassionato e identitario. Il Cesanese, un tempo protagonista sulle tavole papali, è oggi testimone di un’importante rinascita grazie a un gruppo di produttori determinati a valorizzarne la complessità e la vocazione territoriale. Sei diverse interpretazioni del vitigno hanno permesso di esplorare le sfumature di un vino che parla il linguaggio della storia, della resilienza e del territorio laziale.
La masterclass “Amphora” ha rappresentato, invece, un vero e proprio viaggio nel tempo e nella materia. Introdotta da Helmuth Köcher, fondatore del Merano Wine Festival, e guidata da Simona Geri – wine expert e commissaria in giuria di dei “Wine Hunter Awards – ha mostrato come l’anfora – antica tecnica di vinificazione – possa oggi essere un potente strumento espressivo per enologi e vignaioli. Gli otto vini in degustazione, provenienti da diverse realtà italiane, hanno raccontato territori e varietà attraverso una lavorazione capace di esaltare purezza, mineralità e autenticità, in una fusione perfetta tra innovazione e memoria storica.
Entrambi gli appuntamenti hanno confermato il ruolo centrale di Vini d’Abbazia come palcoscenico di confronto e approfondimento per chi vive il vino non solo come prodotto, ma come cultura.
per saperne di più guarda il video yt che abbiamo realizzato








