Adriano Grasso, artigiano del vino e custode della cultura contadina

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Il motto di Adriano Grasso, viticoltore monferrino: “produco vini biologici che sono espressione della nostra cultura”

Dicono che i vini prendono il carattere del produttore: nel caso di Adriano Grasso, produttore di Calosso, Monferrato, i riferimenti sono la cura artigianale e l’habitat culturale dove Adriano alleva le uve, produce i vini e vive.

La storia familiare

La famiglia Grasso vive in zona da metà ‘800, Rocco Grasso arrivò da Montegrosso e insieme ai figli Bartolomeo e Domenico costruì l’attuale casa di famiglia, sede anche dell’azienda vinicola, che all’epoca si chiamava Cascina Alfieri. Avo dopo avo, si arriva al nonno Dante che sposa Livia e al loro figlio Giorgio, il padre di Adriano che oggi ha 84 anni, ha fatto 70 vendemmie ed è ancora il primo ad alzarsi e l’ultimo a uscire di cantina.

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I Grasso viticoltori

Fu il nonno Dante il primo a imbottigliare il vino, un gesto fatto più per passione che per strategia. Le prime bottiglie, annata 1967, vinsero la Douja d’Or, famosa fiera vinicola che si svolge ad Asti ad inizio settembre. Adriano ne segue le orme: si diploma alla Scuola Enologica di Alba, poi si laurea in Viticoltura ed Enologia. Lavora come enologo in un’azienda vinicola fino al 2013, quando avverte il bisogno di fermarsi e di “cercare la mia anima” nei vini di casa. Prima vendemmia la 2014, piovosa, difficile, ma elegante che gli fa comprendere di essere sulla giusta via.
Oggi la cantina produce circa 12.000 bottiglie. Adriano produce il raro Gamba di Pernice, Barbera, Moscato, Nebbiolo perché sono vitigni autoctoni, che conosce bene. Coltiva anche un po’ di Pinot Nero, un’uva che ama e che ha segnato la sua carriera iniziata con gli spumanti.

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Adriano e il padre

L’azienda è biologica per convinzione: Adriano segue le fasi lunari nella potatura, nei lavori in vigna e nell’imbottigliamento: luna calante per i vini fermi, luna crescente per gli spumanti, quando nasce la vita e prende forma la rifermentazione in bottiglia. Utilizza il sovescio e pratica il taglio manuale dell’erba sotto i filari, lavoro lungo e faticoso che permette di osservare la vita tra le viti. Spesso trova animali appena nati nascosti nell’erba alta. È per questo che lascia sempre alcune zone non tagliate: così i cuccioli possono crescere tranquilli. Anche il trattore e le macchine operatrici sono utilizzate nel rispetto degli altri esseri viventi che abitano la vigna e della struttura del suolo. Ogni primavera, tra le viti, tornano a fiorire le Orchis purpurea, orchidee spontanee, rare e delicate che crescono solo su terreni puliti, dove la terra respira e la biodiversità è viva. Essere bio, per Adriano Grasso, è fare il vino rispettando chi condivide le sue vigne: fiori, insetti, uccelli.

Il territorio e le vigne

Le colline di Calosso furono una delle prime aree dell’Astigiano ad emergere dal mare, che ritirandosi lasciò sedimenti marini, sabbie, marne e tufi che conferiscono ai suoli ricchezza minerale. Le terre sabbiose e tufacee, leggere e drenanti, obbligano la vite a radicare in profondità per nutrirsi, restituendo finezza, verticalità e precisione aromatica.

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6,5 ha di vigneti: a Rodotiglia, circa 250 slm, 3,5 ha argillosi, compatti, che trattengono l’acqua e fanno lavorare la vite in profondità per uve di struttura e carattere; a Sant’Anna di Calosso, 3 ha più sabbiosi, tufacei e leggeri, che portano finezza e mineralità.

Il raro Gamba di Pernice

Il Gamba di Pernice è l’uva che meglio racconta le colline di Calosso. Qui il Gamba di Pernice esiste da sempre. Il nome rimanda probabilmente al cambiamento di colore del rachide quando l’uva inizia a cambiare colore. Per anni è rimasto un vino casalingo, quasi nascosto, senza l’ambizione di uscire dal paese. È un’uva delicata e complicata che non perdona le distrazioni e richiede attenzione costante. Nei terreni di origine marina di Calosso, il Gamba di Pernice si trova bene: le radici scendono in profondità e il vino acquista freschezza, mineralità e profumi di spezie.

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I vini di Adriano Grasso

Barbera d’Asti Doc 2024

100% barbera. Fermentazione di circa 15 giorni, estrazione di profumi e colore con follature manuali. 10% del vino è affinato in barrique per 6 mesi. Svolge la malolattica. Rubino cupo e intenso. Quadro olfattivo intenso di ciliegia, ribes, mirtillo, prugna, poi arriva il floreale di geranio, viola e rosa. Il sorso è caldo, morbido, di bevibilità molto piacevole grazie alla vibrante acidità. Il persistente finale conferma l’eleganza. Una bella Barbera d’Asti, generosa, che spazia dal pane e salame ai piatti più importanti.

Barbera d’Asti Superiore Docg 2023

La vigna vecchia fa ottimo vino. Nasce da alcuni filari che superano gli 80 anni. La vinificazione segue il ritmo di una volta: a fine fermentazione la vasca viene steccata e la macerazione si prolunga per circa due mesi e mezzo. Così si faceva quando, finita la vendemmia, c’erano i campi da preparare per la semina del grano. Si arrivava a dicembre, il momento di svinare.

100% barbera. 15 giorni di macerazione, con follature manuali e periodici delestage, poi il vino fermenta in barrique per tre settimane e svolge la malolattica. Rubino intenso e luminoso. Il quadro olfattivo presenta note di mora, ciliegia, mirtillo che si uniscono al geranio e alla rosa e si fanno sostenere dallo sfondo di pepe nero. Sorso ricco, ampio, caldo sostenuto dalla struttura della trama tannica fitta e fine e di piacevole bevibilità perché l’acidità non arretra di un millimetro.

 

Adele Metodo Classico Rosé

50% Nebbiolo, 40% Barbera e 10% Pinot Nero, dedicato alla figlia Adele. Un metodo classico rosé dove ogni vitigno trova il suo spazio:  Il Nebbiolo dona profumi e struttura, la Barbera l’acidità, il Pinot Nero l’eleganza. Rosato cristallino e perlage fine. Naso di viola, lampone, piccoli frutti rossi,  crosta di pane, minerale di gesso. Al palato è fresco, elegante e abbastanza morbido. Lungo finale minerale.

Doro Moscato Metodo Classico 2024

Vino dedicato al nonno Dante, per tutti Isidoro o Doro. 100% moscato. Criomacerazione di 8-10 ore, poi fermenta per 15 giorni fino ai 7° alcol, quando la fermentazione è arrestata. Il vino è imbottigliato a fine novembre, svolge una lenta rifermentazione in bottiglia di sei mesi fino a raggiungere i 9-10° alcol, poi resta sui lieviti per altri dodici mesi. Paglierino luminoso. Bollicine fini e persistenti. Profilo olfattivo di salvia, timo, alloro, fiori d’acacia, biancospino, margherite. Sorso in equilibrio tra la piacevole freschezza, la gioiosa sapidità e la rotonda dolcezza.

Lu.Lo Calosso Doc Gamba di Pernice 2025 – da botte

Il vino è dedicato al figlio Ludovico Lorenzo, nato nel 2021 quando Adriano pianta la prima vigna di Gamba di Pernice. Dopo l’estirpo del vecchio vigneto, il terreno è stato seminato a erba medica e lasciato riposare per due anni. Solo dopo Adriano ha provveduto a interrare tutto e fare lo scasso. “Un vigneto è un investimento sulla qualità futura del vino: se si sbaglia all’inizio, si parte male”, parole di Adriano. 100% gamba di pernice. Rubino medio e luminoso. Il profilo olfattivo fa intuire la ciliegia, i frutti rossi, note floreali e accenni di pepe verde. Il sorso è più delineato e propone un medio corpo, tannini già svolti, e un’interessante vena sapida.

Lu.Lo Calosso Doc Gamba di Pernice – 2024 – ancora non in commercio

Rubino medio e luminoso. Naso delicato, complesso, con note di ribes nero, more, mirtilli, pepe nero, foglia d’olivo, resine, spezie dolci. Delicato nell’ingresso sul palato, poi alza il volume della radio e fa sentire l’eleganza di un bel corpo e un bel tessuto saporito, pepato, una piacevole vena sapida e una trama tannica setosa e fitta. Finale lungo, saporito e goloso.

Il Calosso DOC di Adriano Grasso è un vino che parla di territorio, passione e autenticità, che ha un potenziale di invecchiamento di 10-15 anni e che ci ricorda quanto ancora ci sia da scoprire nei calici italiani.

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