Alta Langa, le bolle del Piemonte conquistano Roma

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Tempo di Lettura: 8 minuti

Rigore, eleganza e pulizia del Metodo Classico in Piemonte 

Il primo pensiero legato ad Alta Langa è verticalità, una realtà spumantistica che negli anni sta avvalorando la sua cifra stilistica e si sta consolidando su posizioni di mercato confortanti. Parlando con i produttori abbiamo però scoperto che può essere un ottimo apripista per i grandi rossi del Piemonte.

A Roma lo scorso 11 maggio alcune aziende hanno presentato le loro etichette di Alta Langa a Palazzo Brancaccio Spazio Field, in un evento che ha accolto numerosi visitatori in una cornice di assoluta eccellenza, e non esageriamo. Palazzo Brancaccio è una delle dimore storiche romane di più alto prestigio e valore architettonico, con interni decorati e ampie sale dove con facilità si sono allestiti i banchi di assaggio e organizzato masterclass. Abbiamo intervistato Giovanni Minetti, Presidente del Consorzio Alta Langa.

Alta Langa Roma_7 - PRESIDENTE GIOVANNI MINETTI
Giovanni Minetti, Presidente

Nel panorama spumantistico italiano già complesso, l’Alta langa dove si posiziona?

“Siamo nella parte sud del Piemonte e abbiamo dele note caratteristiche ben riconoscibili. La prima è la verticalità, mineralità e salinità del prodotto. Alta Langa è un vino sapido e questo gli deriva da un suolo di origine marina sedimentario, questo mare ce lo ritroviamo nel bicchiere. Poi ovviamente siamo un gruppo di produttori in crescita. Lo spartito è comune e ciascuno ci mette la propria sensibilità e interpretazione. La possibilità di miscelare le uve in maniera diversa, la possibilità di aggiungere 10% di vitigni autoctoni oltre Pinot Nero e Chardonnay non fa che aumentare la complessità del prodotto e un’opportunità preziosa per le aziende che vogliono fare qualità”.

Come si spiega la storia dell’Alta Langa?

“In passato, tra gli anni Sessanta e Settanta, si è verificato un calo del Metodo Classico piemontese, perché avevamo l’abitudine di assorbire per la produzione di spumante le uve dell’Oltrepò e del Trentino, le grandi aziende spumantiere piemontesi non avevano vigneti. E in più avevano basato il loro sforzo commerciale promuovendo solo sé stessi, i propri marchi. Nel tempo, si è rivelato un errore. In quell’epoca esistevano pochissimi vini simbolo, conosciuti e promozionati ma avevano un problema, il mercato si è girato dall’altra parte”.

Perché?

“Questi prodotti non avevano un’origine certa, erano senza identità. Poi sono arrivati gli anni Ottanta e Novanta e il consumatore ha scoperto le denominazioni di origine controllata”.

Che è successo a quel punto?

“Dopo lo scandalo del metanolo nel 1986, il mondo del consumo del vino è cambiato. Il consumatore e i produttori hanno capito che il vino aveva senso se si sapeva da dove veniva. Il consumatore era curioso e veniva a vedere che cosa si faceva in cantina, dando il via a un fenomeno diverso, dettato dalla trasparenza. La soluzione è stata certificare l’origine del prodotto. Quindi lo spumante di Alta Langa di quel tempo si è trovato fuori da questo processo e poco per volta è risultato sempre meno interessante, a vantaggio di Franciacorta, Trento e parte dell’Oltrepò Pavese. Nel 1990 i piemontesi però hanno deciso di partire in modo diverso e dimostrare agli altri produttori di essere in grado di fare spumanti di qualità con uve nostre che abbiamo iniziato a piantare”.

La scommessa

“Eravamo in sette, e la prima vinificazione è del 1997 e fu sperimentale, dal ‘96 al ‘98, su 54 ettari divisi tra sette aziende per produrre un vino che non poteva nemmeno essere venduto. I viticoltori che avevano gli ettari, una sessantina, hanno accettato la sfida e hanno piantato i vigneti. Senza alcuna certezza e col rischio che potevano essere estirpati se le cose non fossero andate bene. Invece ha funzionato e i vigneti sperimentali sono diventati produttivi”.

La storia più recente

“Il vino è andato avanti e i soci sono aumentati, nel 2002 arriva la Doc e nel 2011 la Docg. Gradualmente il numero di produttori è cresciuto, oggi abbiamo 500 ettari di cui 460 in produzione, le bottiglie vendute sono state due milioni e centomila, una nicchia con prezzi da nicchia. Ma con un rapporto qualità prezzo ottimo. Nel futuro si può crescere, sia in termini di ettari, visto che 40 entreranno in produzione nei prossimi due anni, e in più quest’anno ne aggiungiamo 50. Il problema è che si tratta di un vino che rimane immobile per tre anni. La vendemmia di quest’anno ci mette in condizione di produrre tre milioni e mezzo di bottiglie che usciranno nel 2029. Per affinamenti più lunghi si dovrà aspettare”.

Un percorso che si sviluppa gradualmente. Il mercato straniero assorbe poco più del 10%, che va negli Stati Uniti e Giappone, poi nord Europa e Germania. Il futuro è un ampliamento complesso e lento ma nel Consorzio l’accordo consolidato tra i produttori permette la definizione di una via certa e vincente.

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Perché i viticoltori di Alta Langa hanno una marcia in più

I produttori di spumante Alta langa hanno la fortuna di provenire dai vini rossi e questo aiuta ad affrontare anche attese lunghe, come vuole il disciplinare, che prevede almeno 30 mesi sui lieviti (60 per la Riserva), altitudini sui 450 metri circa di media (alcuni arrivano anche oltre) e il millesimo obbligatorio (uve della stessa annata). Alcuni esempi virtuosi di attese molto più lunghe li abbiamo avuti durante una masterclass condotta da Marco Reitano (sommelier del ristorante La Pergola *** del Rome Cavalieri – A Waldorf Astoria Hotel), utile a verificare il potenziale di invecchiamento di questo prodotto.

Vecchie annate di Alta Langa Docg

Fontanafredda, 70 mesi sui lieviti, millesimo 2016, da uve pinot nero

Complesso già nel colore, dal verdolino al rosa pallido, con bollicina finissima. L’olfatto complesso e i profumi dalla nota di frutta, pera matura, con scie di tostatura, non invadente. Vino succoso, con sorso sapido che bilancia per un corpo ancora in forma.

Gancia, 60 mesi sui lieviti, millesimo 2011, sboccatura 2025 – da uve chardonnay e pinot nero

Il colore è giallo intenso, invitante. Al naso immediato sentore di panificazione, lievito, subentrano nocciola, cacao, con finale agrumato, come al sorso che rimane sottile e fine nelle sensazioni di lime. Meno carnoso del precedente, con ottime freschezza e sapidità.

Alta Langa vecchie annate
Alta Langa vecchie annate

Contratto, 90 mesi sui lieviti, millesimo 2011 – 90% pinot nero e 10% chardonnay

Giallo oro tendente al rosa antico, i riflessi sono luminosi, al naso è consistente, dettato da agrume come arancia rossa, a seguire biscotteria, forno. In bocca torna la spinta agrumata. Il sorso è pieno, la sensazione è quasi burrosa, un vino poliedrico. Sul finale un accenno di ossidazione risulta un po’ fermo e seduto rispetto ai precedenti che mantenevano intatta l’acidità.

Banfi, 100 mesi sui lieviti, millesimo 2013 – 85% pinot nero e 15% chardonnay

Lo abbiamo preferito agli altri, per la sua immediata freschezza. Partiamo dal colore che è ancora giallo brillante e limpido, tendente al verdolino. La bollicina finissima e persistente, da manuale. L’olfatto è intenso, complesso, immediato l’agrume, poi lo zenzero, si percepisce la nota balsamica, erbe rinfrescanti, menta. In bocca il sorso è magnifico, acidità e sapidità in perfetta armonia, movimentano le sensazioni gusto/olfattive e invitano al riassaggio.

Le aziende presenti sono un panorama eclettico e vivace di una produzione che appare giovanile, piena di aspettative, tra realtà più recenti e quelle che per prime sono rientrate nella denominazione.

La voce ai produttori

Tenuta Langasco

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Alba, conduzione famigliare, rientra nella denominazione nel 2017. I nonni avevano acquistato negli anni Ottanta e poi le generazioni successive hanno curato la produzione. Hanno tredici etichette oltre l’Alta Langa, bianchi e rossi tradizionali, e un metodo classico da uve nebbiolo. La loro Alta Langa è annata 2021, 48 mesi sui lieviti e sboccato in primavera, extra brut da Chardonnay e Pinot Nero. Molto sapido.

Cantina Rizzi

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Tra i primi a rientrare in Alta Langa Docg, ci presenta Pas Dosè 2021, base 85% Chardonnay e 15% Pinot nero, 40 mesi sui lieviti. Sboccatura 2025. L’azienda si trova a Treiso (CN), zona storica del Barbaresco. La conduzione è famigliare. Ernesto Dellapiana, padre di Enrico e Jole, oggi attivi in azienda, di cui Enrico è anche enologo, ha iniziato a fare vino, impiantando, in una zona di rossi, uve Chardonnay (per far contenta la moglie che non beveva rossi). Da questa vigna storica sono partiti per fare lo spumante nel 2007, rientrando poi nella denominazione nel 2013.

Enrico Dellapiana si definisce récultant manipulant, con fierezza, perché si sono sempre rifiutati di fare spumante con uve di altri. La produzione di Alta Langa è di circa 15mila bottiglie, tra Langhe Nebbiolo e Barbaresco intorno alle 60mila e sono questi i vini bandiera a tutti gli effetti. Però Enrico aggiunge una riflessione importante l’Alta langa ha delle velocità di rotazione molto più semplice, nel senso che 24 bottiglie di spumante in un ristorante finiscono presto, al contrario per i rossi ci metti molto di più. È diventato il vino passpartout che apre la strada a una buona commercializzazione.

Marco Capra

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Presenta Sei Tremenda, Alta Langa, annata 2021, 36 mesi sui lieviti e sboccatura 2025. Il nome è dedicato alla figlia. Marco ha anche un progetto di Alta Langa 108 mesi sui lieviti che sfortunatamente non assaggiamo perché terminato (ne deduciamo che sia buono). L’azienda è a conduzione famigliare, molto piccola a Santo Stefano Belbo (tra Langhe e Monferrato). Capra produce Alta Langa dal 2015, ma come Metodo Classico ha esperienza dal 2009. Mantiene lo stile da sempre con le stesse percentuali, Pinot Nero 70% e Chardonnay 30%, solo con il Rosé cambia inserendo 100% Pinot Nero. Le altre varietà sono il Nebbiolo, Moscato, Dolcetto e Barbera.

Cantina Bera

sStorica azienda nella località di Neviglie (CN), i primi a fare Metodo Classico e credere nell’Alta Langa, grazie alla valida guida di Valter e Alida, genitori di Umberto e Riccardo che oggi sono alla guida dell’azienda. Grande territorio e forte attaccamento a una produzione di alta qualità, arrivano a Roma con tre grandi assaggi, Bera Brut, Bera Blanc extra brut (Blanc de Blancs) e Bera Rosè extra brut. Sorso raffinato e di forte personalità, difficile da dimenticare.

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Brevi conclusioni

Che siano 30 o 100 mesi sui lieviti, dagli assaggi possiamo dire che l’Alta Langa si sta affinando con punte di qualità che nulla hanno da invidiare ai vicini. Il saper fare che risale alla metà dell’Ottocento e che è arrivato fin qui oggi con qualche traversia ormai superata, è l’esempio di come mettersi insieme e condurre un discoro comune ripaga sempre. Vini eleganti e rigorosi che ci hanno sorpreso per longevità e freschezza del sorso. La persistenza che richiama la beva e la perfetta combinazione con il cibo rendono il Metodo Classico Alta Langa Docg un prodotto di grande versatilità e con questo evento a Roma, alla sua terza edizione, ne abbiamo avuto un’ennesima conferma.

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