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Il ritratto di un visionario tra artigianato e impresa a Cocconato
C’è una linea sottile, ma robustissima, che unisce il gesto antico di mantecare il gelato alla capacità di guardare un borgo e vederci il futuro. Quella linea, nel panorama della gastronomia piemontese, ha il volto e il nome di Alberto Marchetti.
Definirlo semplicemente “gelataio” sarebbe riduttivo; bollarlo solo come “imprenditore” ne svuoterebbe l’anima. Marchetti è l’esatta sintesi delle due cose: un artigiano che non ha mai smesso di sporcarsi le mani di latte e zucchero, e un manager illuminato che sa applicare la logica della valorizzazione territoriale ai suoi progetti di business. L’ultimo capitolo di questa storia si scrive a Cocconato d’Asti, deliziosa località denominata la “riviera” del Monferrato.

L’Artigiano del “Semplice, ma non Facile”
Al cuore della filosofia di Marchetti c’è una promessa che risuona come un manifesto: il gelato buono, pulito e giusto. Un motto che non è solo un omaggio stilistico, ma un’adesione totale ai valori di Slow Food, una vicinanza che si fa ancora più densa e sentita in questi giorni di commozione per la perdita del fondatore dell’Associazione, Carlo Petrini.
Per Marchetti, fare il gelataio oggi significa farsi custode di quel pensiero. Il suo gelato si riconosce dalla sottrazione: via i semilavorati, via i grassi idrogenati, via gli aromi di sintesi. Resta solo la materia prima, spesso scovata tra i Presìdi Slow Food o tra i piccoli produttori che resistono allo spopolamento delle campagne. È un ritorno alla purezza del gusto, fresco e autentico, che richiede il rigore dell’imprenditore per diventare sostenibile su larga scala, senza mai perdere l’identità della bottega.
La Scommessa di Cocconato: L’Imprenditore del Territorio
Se Torino è la culla del suo brand, Cocconato rappresenta la maturità della sua visione imprenditoriale. Scegliere uno dei borghi più belli d’Italia per un nuovo e ambizioso progetto non è un caso, ma una precisa strategia di experience marketing legata alle radici.
A Cocconato, Marchetti non ha semplicemente aperto una vetrina; ha integrato la sua filiera in un ecosistema locale fatto di micro-climi ideali, eccellenze casearie (come la celebre robiola) e turismo di qualità. Qui l’imprenditore dialoga con l’amministrazione, stimola l’indotto, legge i flussi e trasforma il gelato in un veicolo di promozione culturale per il territorio.
”Il gelato non è solo un dessert, è il racconto del luogo in cui nasce.” Questo approccio dimostra come il business contemporaneo possa (e debba) essere etico: creare profitto rigenerando la bellezza e l’economia dei piccoli centri.

Un’Eredità da Portare Avanti
Oggi, mentre il mondo del cibo piange la scomparsa di chi ha insegnato a dare il giusto valore alla terra e al tempo, il lavoro di Alberto Marchetti a Cocconato assume un significato ancora più profondo.Un disegno in cui il gelato è solo il primo tassello di un mosaico che vede nell’Osteria Bell’è Buona il suo laboratorio del gusto più completo.
L’Osteria non è un semplice punto di ristoro, ma il pilastro di un modello di impresa etico nato insieme alla “Combriccola Marchetti” (società benefit creata con gli amici Fabio Digilio e Leo Longo) per dialogare autenticamente con il paesaggio del Monferrato. A guidare i fuochi dell’osteria, Marchetti ha voluto due giovani talenti dell’alta ristorazione italiana: gli chef Fabrizio Cavassa (già braccio destro di Alessandro Mecca allo Spazio7 di Torino) e Serena Briozzo (formazione solida all’ALMA).
La loro cucina è un dialogo diretto, concreto e rispettoso con le radici piemontesi: i classici locali vengono reinterpretati con tecnica contemporanea, attingendo a materie prime a chilometro zero e a eccellenze del borgo astigiano. Dalla pasta fresca fatta a mano fino ai percorsi enologici profondi legati alle vigne Unesco, l’Osteria Bell’è Buona nobilita la semplicità del territorio senza mai forzarlo. È la dimostrazione pratica che quel modello economico e gastronomico non era un’utopia da intellettuali, ma una strada percorribile per l’impresa di domani.Tra la spatola lucida di laboratorio e i piani di sviluppo aziendale, Marchetti continua a dimostrare che il vero successo imprenditoriale, oggi, si misura in base alla qualità del futuro che si riesce a preservare. E il suo, ha il sapore pulito e fresco del gelato fatto come una volta.








