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La visione contemporanea di Federica Bonetta Donna del Vino Sicilia, terza generazione alla co-conduzione dell’Azienda
Intervista a tu per tu con il calice di Nero d’Avola tra donne del Vino Sicilia e Lombardia
Cristo di Campobello è una realtà profondamente radicata nel sud della Sicilia, a Campobello di Licata (AG) ,e porta con sé una storia familiare che oggi arriva alla terza generazione. A raccontarla è Federica Bonetta, giovane protagonista dell’azienda, che insieme allo zio, e ai cugini raccoglie l’eredità del nonno Angelo e del padre, scomparso purtroppo prematuramente. Viso dolcissimo, ma i tratti siculi marcati non mentono. Donna forte e dolcissima insieme. Connubio perfetto per mostrare creatività, operosità, affezione per terra e famiglia, e professionalità.
Una donna del vino che non si dimentica, come i suoi prodotti
Rappresenta il femminile dell’azienda e il nuovo che avanza, la genZ che, formata, porta il suo contributo tecnico e specialistico in azienda familiare e contribuisce a qualla meticolosità e cura che la famiglia Bonetta ha per la sua terra e il suo vino. Federica vive una sorta di “doppia vita”: tra l’Italia e l’estero. Milano dove vive e dove ha studiato economia e finanza con la specialistica in Australia; e la Sicilia e la sua azienda vinicola dall’altro. Un percorso formativo che non resta astratto e a sé stante, ma viene rimesso quotidianamente in gioco in cantina.
Mi considero ancora junior a 25 anni– racconta – preferisco fare la gavetta, applicando passo dopo passo ciò che ho studiato e ciò che ho appreso da nonno e papà.
Oggi segue direttamente gli aspetti amministrativi, commerciali, di marketing e contabilità, all’interno di una squadra a forte conduzione familiare, affiancata da collaboratori di fiducia.
Il Nero D’Avola
Al centro del progetto Cristo di Campobello c’è un vitigno manifesto: il Nero d’Avola. Non un simbolo statico del passato, ma un punto di ripartenza. “È un vitigno che ti costringe a fare i conti con la tua identità territoriale e a riscriverla”, spiega Federica. L’obiettivo è superare i pregiudizi che lo vogliono austero, vecchio o poco adatto ai giovani, per restituirne una lettura nuova: energia, luce, mare, longevità e qualità. Un Nero d’Avola profondo e strutturato, ma capace di sorprendere per eleganza e bevibilità.
La gamma aziendale racconta questa visione attraverso stili diversi ma coerenti. Dal Nero d’Avola Metodo Classico, con affinamenti di 36 e 50 mesi sui lieviti, sfida ambiziosa e innovativa che punta su leggerezza ed eleganza con un vitigno tutto e solo autoctono, unico e riconoscibilissimo alla beva.
Elegante e raffinato di colore rosa cipria, brillante, dal perlage fine e persistente. Profumi delicatamente fragranti, petali di rosa e ciliegia fresca, lampone e melograno. Al sorso è ben strutturato, armonioso nella sua equilibrata acidità-sapidità, con riverberi di persistenza floreale e freschezza.

CDC Rosato, energico, immediato e autentico, con profumi di frutto rosso croccante e poi succoso come il melograno e il sale marino che ti entra dentro, pensato anche per un pubblico più giovane. Il nome CDC richiama il calice e la croce, simboli identitari dell’azienda.
“Il legame con la cultura locale è forte e mai costruito a tavolino” svela Federica. L’etichetta, ad esempio, del CDC rievoca elementi reali della memoria familiare: i pizzi siciliani con cui le donne si coprivano il volto, ispirati ai vestiti rinvenuti in un baule di famiglia, di cui i veli erano appartenuti proprio alla bisnonna, con quelle stesse trame dei pizzi sono state rivestite le bottiglie del rosato, mostrando anche così, una parte di storia, tradizioni e cultura siciliane. Segno di un tempo che passa ma si recupera e rinnova. Nulla di inventato, tutto rievocato e vissuto.
Profumi di rosa canina, fragoline di bosco, lamponi, fico d’India e percezioni leggermente sulfuree. Assaggio piacevole con ritorni di frutti e fini erbe aromatiche come l’eucalipto in equilibrio tra fragrante acidità e delicata vena sapida finale.

Il vertice della produzione è Lu Patri, Nero d’Avola in purezza e top di gamma, omaggio ai padri e in particolare al nonno Angelo da parte dei figli già padri a loro volta. “È la memoria, la nostra identità più profonda”, sottolinea Federica. Un vino che incarna il calore della tradizione e la volontà di custodirla, raccontando chi sono, cosa avevano e cosa vogliono avere in futuro.
Note balsamiche, erbe aromatiche fino a fruttati di mora e amarena. Rotondo e morbido, di notevole persistenza gustativa, complesso e caldo, avvolgente e speziato di chiodo ddi garofano e cacao, tabacco scuro, con un sottofondo di liquirizia e tannini eleganti. Vino con capacità di invecchiamento oltre i dieci anni.

La proprietà
I vigneti si trovano in Contrada Cristo a Campobello nel territorio di Licata (AG) e la stessa prende il nome dalla storia di un contadino che, dopo aver ricevuto un miracolo, ha fatto costruire 200 anni fa, un Cristo Ligneo a cui oggi molti dedicano il pellegrinaggio e il dono di un fiore ogni 3 di maggio. I fedeli attraversano campi e vigneti, per giungere ai piedi del Cristo. Tutto rientra nella tradizione e memoria di una terra baciata dal Signore.
L’azienda conta circa 35 ettari di proprietà, e altri 30 ettari in conduzione, per una produzione complessiva di 320 mila bottiglie. Qui il Nero d’Avola cresce in un contesto mediterraneo fortemente influenzato dal mare, con brezze marine che risalgono fino alle colline, buona escursione termica, ventilazione costante e grande luminosità. Terreno misto calcareo e gessoso di giacitura collinare tra 250-400 mt slm a 8000 mt dalla costa. La maturazione è lenta, preservando freschezza e fragranza. Nel bicchiere emergono note di fico d’India, agrumi, melograno, con un tannino presente ma invitante, che stimola la beva senza mai perdere carattere.
Guardare al futuro

Cristo di Campobello guarda ora anche al futuro, con un progetto di hospitality in fase di sviluppo col recupero di un antico fabbricato rurale, che ad oggi investe su visite e degustazioni in cantina. Un ulteriore tassello per raccontare, in modo diretto e autentico, un sud della Sicilia spesso difficile da spiegare, ma capace di esprimere una voce identitaria forte, contemporanea e profondamente legata alla propria terra.
A chiudere il racconto di Cristo di Campobello è il senso profondo della continuità generazionale: una nuova leva che non rinnega il passato, ma lo assume come fondamento su cui costruire. I figli e i nipoti come Federica, raccolgono l’eredità dei padri e dei nonni con rispetto e consapevolezza, traducendola in un linguaggio contemporaneo fatto di visione, competenza e apertura al mondo. È in questo equilibrio tra memoria e futuro che l’azienda trova la sua forza: nel custodire l’identità del territorio e del Nero d’Avola, lasciando che siano le nuove generazioni e il tocco femminile a guidarne l’evoluzione, con uno sguardo autentico, responsabile e profondamente radicato nella terra da cui tutto ha avuto origine.







