Da Strupàl a Torino, una storia di vino, famiglia e incontri

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Tempo di Lettura: 4 minuti

Una famiglia trentina, una cuoca coreana, una passione condivisa per il buon vino e un quartiere in trasformazione

Ci sono luoghi che nascono da una strategia commerciale e altri che prendono forma da una serie di coincidenze fortunate, da passioni coltivate nel tempo e da incontri capaci di cambiare il corso delle cose. Strupàl – Enoteca con Cucina, nel quartiere San Donato di Torino, appartiene sicuramente alla seconda specie.

La famiglia Grisi

Varcando la soglia del locale di via Ascanio Sobrero si percepisce immediatamente che dietro ogni dettaglio esiste una storia. Gli arredi recuperati e riportati a nuova vita, il lungo bancone in acciaio disegnato su misura, le bottiglie che occupano ogni spazio disponibile, le sedie provenienti da un vecchio convento e persino il nome scelto per l’insegna raccontano qualcosa di chi questo luogo lo ha immaginato e costruito.

Al centro di tutto c’è Carlotta Grisi, trentina di Rovereto arrivata a Torino per amore. Una storia che potrebbe sembrare comune, se non fosse che insieme a lei sono arrivati anche un patrimonio di esperienze gastronomiche, una cultura del vino coltivata in famiglia e un progetto destinato a trasformarsi in una delle realtà più interessanti del panorama cittadino.

Non avrei mai immaginato di ritrovarmi a Torino a gestire un’enoteca con cucina, racconta sorridendo. Eppure, guardando indietro, il percorso appare quasi naturale.

La famiglia Grisi ha infatti sempre avuto un legame profondo con il mondo del cibo e del vino. Da una parte i nonni affinatori e produttori, dall’altra parenti ristoratori. Un’eredità che Gianfranco, padre di Carlotta, aveva inizialmente lasciato in secondo piano per dedicarsi alla musica, professione che ancora oggi svolge. Musicista, insegnante e appassionato viaggiatore, Gianfranco ha però continuato per tutta la vita a studiare cucine, tecniche e tradizioni gastronomiche provenienti da ogni parte del mondo.

È proprio da questa passione che nasce la prima avventura imprenditoriale della famiglia, a Rovereto. Un progetto originale che reinterpretava il sushi utilizzando esclusivamente materie prime del territorio trentino. Niente tonno o salmone oceanico, ma trote allevate nei torrenti alpini, ortaggi biologici della Valle di Gresta e ingredienti locali trasformati attraverso tecniche apprese durante i viaggi in Giappone e nel Nord Europa.

Un’esperienza che ha contribuito a formare la sensibilità gastronomica di Carlotta e a consolidare una filosofia che ancora oggi caratterizza Strupàl: rispettare le tradizioni senza rinunciare alla contaminazione culturale.

Dal Trentino a Torino

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Dopo la chiusura dell’attività trentina, complice l’incontro con Fabrizio, torinese e oggi compagno di vita oltre che prezioso collaboratore del progetto, Carlotta decide di trasferirsi sotto la Mole. L’idea iniziale è quella di trovare un lavoro e costruire una nuova quotidianità, ma ben presto emerge il desiderio di tornare a fare ciò che ama davvero.

Nasce così la ricerca di uno spazio dove dare vita a un locale piccolo, indipendente, capace di esprimere la personalità di chi lo gestisce. La scelta cade su un ex negozio chiuso da oltre dieci anni nel cuore di San Donato, quartiere popolare e autentico che negli ultimi anni sta vivendo una nuova vitalità grazie alla presenza di artigiani, botteghe e attività indipendenti.

Il lavoro di ristrutturazione è radicale. Lo spazio viene completamente ripensato, recuperando materiali, oggetti e arredi provenienti da esperienze familiari e mercati dell’antiquariato. Il risultato è un ambiente che richiama i bistrot francesi e le vecchie enoteche di quartiere, senza rinunciare a una forte personalità contemporanea.

Anche il nome racchiude un pezzo di storia familiare. Strupàl è infatti una parola dell’antico dialetto trentino che indica il tappo delle damigiane e delle bottiglie. Un termine semplice, legato al mondo contadino e alla cultura del vino, che Carlotta ha scelto per mantenere vivo il legame con le proprie radici.

Un ponte tra culture gastronomiche diverse, memoria familiare e ricerca contemporanea

Se il Trentino rappresenta il punto di partenza del progetto, la sua identità attuale si completa però grazie a un altro incontro fondamentale: quello con Jiyoung Lee, cuoca coreana che oggi condivide la cucina e la filosofia del locale. È qui che Strupàl trova la sua dimensione più originale.

Da una parte ci sono i sapori alpini, la trota lavorata secondo tecniche nordiche, la carne salada, il gulasch, i canederli e una cucina che guarda alle montagne trentine e alle influenze mitteleuropee. Dall’altra compaiono i grandi classici della tradizione coreana: japchae (noodles coreani, NdA), mandu (ravioli al vapore, NdA), fermentazioni, verdure, marinature e preparazioni che raccontano una cultura gastronomica millenaria.

L’incontro tra questi mondi non avviene attraverso una forzata “fusion cuisine”, ma nasce dal dialogo quotidiano tra persone che condividono la stessa curiosità gastronomica.

“Cerchiamo di fare cose che abbiano una loro identità”, spiegano. E questa identità emerge chiaramente nei piatti, dove tecniche francesi, suggestioni scandinave, tradizioni alpine e sensibilità coreane convivono con sorprendente naturalezza.

Emblematico è il lavoro sulla trota, ingrediente simbolo della cucina di Gianfranco. Le trote arrivano dal fiume Sarca, in Trentino, e vengono trasformate attraverso marinature ispirate al gravlax scandinavo, tecnica che ha appreso durante i suoi soggiorni in Danimarca e Svezia. Un piatto che racconta perfettamente la filosofia della casa: partire da un prodotto locale per costruire un racconto internazionale.

Una selezione di vini costruita attorno ai territori e ai loro racconti

A fare da collante tra tutte queste anime è naturalmente il vino. Strupàl nasce infatti prima di tutto come enoteca e la selezione delle bottiglie riflette il percorso personale dei suoi protagonisti. Non una carta costruita seguendo le mode del momento, ma una raccolta di etichette che raccontano viaggi, amicizie e territori scoperti negli anni.

Grande attenzione è riservata ai piccoli produttori, ai vignaioli indipendenti e alle aree meno conosciute della viticoltura europea. Accanto ai vini italiani trovano spazio il Roussillon, il Languedoc, il Sud-Ovest francese, la Catalogna, la Galizia, la Stiria austriaca, l’Ungheria, la Savoia e lo Jura.

Ci interessano i vini che raccontano un luogo, spiega Carlotta. Non ci interessa tanto l’etichetta prestigiosa quanto il lavoro che c’è dietro.

Una filosofia che si traduce in una proposta dinamica, in continua evoluzione, caratterizzata da vini spesso freschi, scorrevoli, dalla gradazione contenuta e capaci di accompagnare una cucina fatta di sfumature e contaminazioni.

In un panorama cittadino sempre più ricco di aperture, Strupàl ha scelto di percorrere una strada personale, lontana dalle mode e dalle semplificazioni. Non è un ristorante coreano, non è una trattoria trentina, non è una classica enoteca di quartiere. È piuttosto il punto d’incontro tra storie diverse che hanno trovato a Torino un terreno comune.

Una storia di famiglia, di viaggi, di amicizie e di passioni condivise. Una storia che continua a evolversi ogni giorno, tra una bottiglia stappata, una nuova ricetta e una conversazione al bancone. Proprio come accadeva un tempo nelle vecchie caneve trentine, quando attorno a un bicchiere di vino si costruivano relazioni destinate a durare nel tempo.

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