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Una breve panoramica su un Must Have del Chianti Classico
Prima del Natale vorremmo dare ai nostri lettori qualche indicazione per bere bene e soprattutto di qualità. Proponiamo Chianti Classico e una delle aziende che seguiamo con interesse, Tenuta di Arceno. Con l’occasione abbiamo intervistato Pepe Schib, brand ambassador dell’azienda. Lo presentiamo brevemente. È di origini svizzere e spagnole e ha trascorso buona parte della sua vita viaggiando in tutto il mondo. Parla fluentemente cinque lingue e ha un dottorato di ricerca in Biologia marina. Il mondo dei vini italiani, però, è da sempre la sua vera passione.
Quando frequentava l’università a Zurigo iniziò a lavorare per il gruppo svizzero Bindella, primo importatore di Sassicaia nel mondo. Poi Pepe si trasferì a Montalcino come Export Manager e divenne in breve Amministratore delegato presso Argiano, uno dei produttori storici di Brunello. Ha inoltre lavorato per Jacopo Biondi Santi, erede del brand più storico di Brunello, e per Guido Folonari della dinastia Ruffino.
Un pizzico di storia
Tenuta di Arceno, il nome deriva dalla parola greca archè per origine, era già un centro di vinificazione nel secolo XVI. Non da meno, grazie alla sua posizione fortunata tra due fiumi, l’Ambra e l’Ombrone, era un punto di riferimento importante in epoca etrusca, quando si praticava l’agricoltura. Famiglie illustri hanno calpestato i suoli di questo luogo, i Del Taja che acquistarono nel 1500 circa alcuni terreni, operando degli ampliamenti, e poi i Piccolomini nel 1829, che si preoccuparono di rendere questa tenuta magnifica e lussuosa.

Ma è la firma di due americani a fare la storia di Arceno come oggi la conosciamo, infatti dalla California, nel 1994 sono arrivati i ricchissimi Jess Jackson e Barbara Banke, che hanno rivoluzionato in parte la viticoltura, arricchendo un’areale già ampio di parcelle e lotti e portando avanti una cura dettagliata alla selezione e al lavoro in cantina. Tra i più grandi produttori di Pinot Nero nell’Oregon, oggi si avvalgono di eccellenze nell’ambito dell’enologia per rendere il loro marchio un vero brand, esportato in tutto il mondo.
Tenuta di Arceno, intervista a Pepe Schib Brand Ambassador

Da Vinitaly 2025 a oggi che cosa è successo nel mercato nazionale e internazionale?
A dire il vero, è stato un anno al quanto diverso! Una situazione economica e politica poco favorevole, ma soprattutto che ha attirato l’attenzione a se stessa, lasciando poco spazio per altri argomenti. Con fatica, perseveranza e buona volontà, la abbiamo combattuta con successo.
Come si posiziona Tenuta di Arceno rispetto al calo dei consumi?
Parliamo di cali di consumi per certi mercati. Paesi molto cauti e restii in situazioni economiche incerte, come la Svizzera, tacciono. Gli Stati Uniti non hanno rallentato ma posticipato gli ordini. Abbiamo lavorato invece molto bene sul mercato nazionale grazie a una rete di distribuzione, la Pellegrini S.p.A., propositiva, dove la collaborazione significa problem solving e non arrendersi davanti a possibili avversità o scuse.
In quali paesi arrivano le etichette di Tenuta di Arceno? Le preferenze nei vari paesi si mantengono o sono cambiati i gusti?
I nostri mercati di riferimento sono sempre stati in primis gli Stati Uniti, seguiti dal Canada e l’Italia. Per Tenuta di Arceno, intrinsecamente radicata nel Chianti Classico, i grandi successi sono però arrivati grazie ai primi blend bordolesi, che ci hanno dato delle soddisfazioni immediate. Il Sangiovese, protagonista indiscutibile della nostra zona, è tuttavia ed indiscutibilmente la vera prima donna. Direi che Docg e Igt camminano di pari passo, se parliamo di preferenze di gusto.
È vero che adesso i consumatori preferiscono i bianchi e i vini a gradazione alcolica più bassa?
È quello che tutti dicono. Anche noi abbiamo lanciato quest’anno il nostro primo rose da sangiovese, Rosambra. Devo dire effettivamente con una buona risonanza sul mercato italiano. Ma in confronto con la nostra gamma di solo vini rossi, rappresenta solo una piccola percentuale della produzione totale. I grandi rossi resistono però… Il consumatore controlla di più quanto spende, ma i grandi rossi resistono sempre.
Nei ristoranti si consuma meno vino, è vero? Se sì, perché?
Questo potrebbe essere vero per molte osterie o trattorie, ma basterebbe avere una buona scelta di vini di qualità al bicchiere per aggirare questa situazione. Se abbiamo poco tempo o siamo da soli a pranzo, non possiamo ne vogliano bere una bottiglia intera. Ma se la scelta dei vini al bicchiere è solo da prezzo, ma non di qualità, preferisco anch’io bere giusto un bicchiere di acqua.
I giovani conoscono e apprezzano il Chianti Classico?
Grazie al marketing e gli eventi organizzati dal Consorzio del Chianti Classico, la nostra denominazione sta vivendo un momento molto favorevole, che coinvolge anche un pubblico più giovane.
Oggi si preferisce snellire il modo di comunicare, usare i social e utilizzare un linguaggio più immediato. Che ne pensa?
Forse è solo una moda. E come tutte le mode ha i giorni contatti. Adesso siamo tutti ossessionati dal guardare costantemente quel piccolo schermo e scrollare immagini senza leggere più di tanto il testo. Ma quando ci interessa realmente qualcosa e ci si sofferma sui social, non sempre è chiaro se l’informazione sia giusta o se si tratti di immagini AI. Se si vuole approfondire su qualche tema, se si è davvero interessati, ci dobbiamo rivolgere ad altre fonti più affidabili.
Prossimi progetti in Tenuta di Arceno?
Questa vendemmia è stata la prima raccolta di Chardonnay in azienda! Una piccola produzione, ma tanto promettente. Speriamo in una raccolta più abbondante per il 2026.
Che cosa si augura per il vino del futuro?
Il vino è parte della nostra cultura e storia, per me è parte integrante della nostra tavola, come l’acqua, il pane, sale e pepe. Non posso immaginarmi un futuro senza vino!
I vini in assaggio

Il Fauno di Arcanum, Toscana Igt 2022
Da uve internazionali, taglio bordolese, dai vigneti più bassi della tenuta e anche i più caldi (Arceno di Sotto, La Curva, Colombaio e San Giovanni). Il gusto è pieno, armonico, molto complesso e ricco. Al naso inebriante. L’annata ha favorito lo sviluppo di tannini morbidi e frutta opulenta. Troviamo richiami balsamici, le spezie (pepe nero), infine cenni di pasticceria. Un vino adatto a un fine cena elegante e delicato.
Campolupi, Chianti Classico Docg Gran Selezione 2021
Arriviamo nella Cappella Sistina del Chianti Classico, con questo vino appagante e stimolante. Complice un’annata esemplare, le uve provengono dai blocchi di Sangiovese più alti, a 550 metri. Il nome è riferimento ai lupi che si aggirano intorno a questi vigneti. I frutti qui diventano piccoli e di bosco, le erbe si affacciano timide e nette, salvia e rosmarino. L’eco sottile di note di sottobosco, scure, sussurranti. Un’icona magnifica, un ritratto esatto di una delle zone più belle, al mondo, del vino.
Valadorna, Toscana Igt 2019
Proveniente da uve Merlot dei cru Valadorna e Capraia, le zone più vocate, minerali e ricche di sabbie marroni. La resa/ettaro minore alla media favorisce la ricchezza degli acini. Si declina in un vino esemplare, complesso, dalle spezie dolci alla frutta matura. Note tostate, caffè, cioccolato e un ricordo di mallo di noce. Una coccola della sera, da degustare da solo, di fronte a un’opera d’arte. Oppure in compagnia per terminare un pasto.
credit photo: Carlo Valentini







