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NWO – Urban Harvest al Certosa District
Al Certosa District, un ex complesso industriale rigenerato del quartiere Certosa di Milano, poche settimane fa ha avuto luogo la prima edizione urbana di Natural Wines Oltrepò – “Urban Harvest”. Evento che ha accolto i produttori naturali, artigianali e biodinamici dell’Oltrepò Pavese e i loro colleghi da tutta Italia, scoprendo le loro affascinanti storie, ed è stata un’occasione unica per conoscere etichette sorprendenti, acquistare i propri vini preferiti e degustare prodotti gastronomici tipici del territorio. In totale, sono stati oltre quaranta i vignaioli dell’Oltrepò e “friends” italiani, tutti accomunati dal lavoro sulle filiere brevi, agricoltura consapevole, produzioni artigianali e biodinamiche. Più di una fiera, un incontro tra artigiani della terra e la cultura urbana che li ospita, e un esperimento di fusione tra territorio, persone e idee.
Il progetto è stato ideato da Jacopo Baruffaldi, con un format semplice ma audace: “il vino naturale incontra la città”. E così, per due giornate, il vino artigianale è uscito dai vigneti, è sceso nelle strade, ha aperto le porte a un pubblico urbano, curioso e desideroso di incontrare produttori e storie autentiche.
In questo contesto la scelta del Certosa District non è casuale: un quartiere in trasformazione, ex area industriale, oggi hub creativo e culturale, che diventa il perfetto palcoscenico per un modello di evento che vuole integrare campagna e contesto urbano. Qui, il vino naturale non solo viene degustato, ma diventa strumento di dialogo tra terra e città, tra area rurale e metropoli. Un “manifesto rurale in forma urbana”, come dichiarato dagli organizzatori.
In un mondo dove l’urbanizzazione cresce e i consumatori medi cercano autenticità, NWO – Urban Harvest prova a rispondere alla domanda: “può la cultura del vino naturale, radicata nel territorio, dialogare con la città senza perdere la propria essenza? “- i primi segnali sono promettenti.
Vino, storie e assaggi
Tra le colonne e i capannoni del Certosa District, tra lampade industriali e spazi riadattati, si è respirata una particolare energia. Il produttore che racconta la sua vigna, il consumatore che degusta in piedi, la bottiglia che viene acquistata sul momento. Così, molti visitatori hanno dichiarato di aver scoperto aziende sconosciute, etichette fuori circuito, e soprattutto la possibilità di comprare direttamente dal produttore: una modalità che rinsalda il legame tra chi fa il vino e chi lo beve.
E come protagonista non c’è stato solo il vino. L’area food ha affiancato l’offerta enologica con salumi, formaggi, specialità territoriali, sempre in perfetta simbiosi con la filosofia della filiera corta. Al di là della degustazione, ci sono stati momenti di scambio, micro-eventi e discussioni, che hanno fatto dell’evento una vera e propria piattaforma culturale, non solo commerciale.
Una Tavola Rotonda

Tra questi una tavola rotonda dal titolo “Il futuro del vino naturale in Italia”, moderato da Maria Luisa Iannuzzi di Identità Golose, alla presenza di giornalisti specializzati, con focus Food&Beverage, e diversi vignaioli. Vari spunti sono stati toccati, in particolare se il vino naturale sia ancora un movimento culturale o ormai un mercato consolidato, il suo rischio di omologazione trasformando solo in un’etichetta di marketing, e la sostenibilità economica dei vignaioli. Un’interessante conversazione che ha sottolineato come questa particolare tipologia di vino rimanga ancora federe ai suoi principi natali, ma che ha suggerito anche quali piccoli cambiamenti debba attuare, per incontrare i bisogni e le tendenze dei nostri giorni.
I valori in evidenza
Tornando all’evento NWO, alcuni punti chiave in particolare sono emersi:
- Artigianalità radicale: vini fatti da mani vere, senza compromessi.
- Sostenibilità concreta: agricoltura consapevole, filiera corta, approccio non-interventista.
- Accessibilità e inclusività: il vino come linguaggio condiviso, non come status, e senza standardizzazioni.
In un mercato che spesso vira verso l’iper-specializzazione o il lusso esclusivo, NWO – Urban Harvest ha scelto la vicinanza, la trasparenza e la possibilità di assaggiare senza barriere.
Cosa significa per il futuro
L’edizione milanese ha rappresenta un banco di prova, e se l’evento sarà replicato e potenziato, potrà segnare una traiettoria notevole per il vino naturale italiano. La possibilità di incontrare il consumatore urbano in modo diretto, in un contesto non tradizionalmente vitivinicolo, apre scenari di accessibilità e visibilità nuovi. Inoltre, l’integrazione tra quartiere, viticoltura e cultura urbana potrebbe diventare modello anche per altre città, dove il vino naturale ha spazio ma ancora manca di una piattaforma giusta per emergere.
Quando il vigneto varca i confini della campagna e si fa piazza, quando il calice si alza in un capannone metropolitano e non solo in una cantina, significa che il vino è vivo, che parla e che vuole dialogare. NWO – Urban Harvest, con le sue bottiglie e storie, ha fatto proprio questo a Milano: una festa del vino che non dimentica il terroir, ma lo porta al centro della città. E per chi ama il vino, l’artigianato e le relazioni autentiche, sarà un appuntamento da segnare e da non perdere.







