Latteria Bera: il profumo del tempo e del latte

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Latteria Bera, dove Torino custodisce i suoi tesori culinari

Ci sono luoghi in cui la geografia urbana si fonde con la memoria liquida di una città, diventando veri e propri avamposti di resistenza culturale.Se si passeggia nel cuore di Torino, a pochi passi dall’eleganza sabauda di Piazza Castello, c’è un civico in Via San Tommaso che profuma di cose buone, di gesti antichi e di una memoria che non vuole sbiadire. Al numero 13 c’è infatti la Latteria Bera. Definirla semplicemente una bottega o una gastronomia sarebbe un errore imperdonabile. Questo locale è un viaggio nel tempo, un romanzo familiare scritto interamente al femminile e una mappa del tesoro per comprendere la vera anima gastronomica del Piemonte.

Cent’anni di storie e un timone tutto al femminile

Per  capire la magia che si respira varcando la sua soglia, bisogna riavvolgere il nastro della storia fino al 1918, quando il locale nacque come una cooperativa lattiero-casearia, un punto di riferimento per una Torino che cercava di rialzarsi dopo la Grande Guerra. Ma è il 1° maggio del 1958 che il destino di questo spazio si lega indissolubilmente a quello della famiglia Bera. In quel giorno di primavera, la nonna Romola insieme alla sorella Marta, a cui poi si aggiunse la terza, Bruna, decise di rilevare l’attività.

È l’inizio di un’epopea commerciale e umana straordinaria, caratterizzata da una firma genetica precisa: la gestione rigorosamente femminile.

Da Romola il testimone è passato alla nipote Chiara Franzoso, che oggi guida l’attività con l’aiuto di mamma Bruna e della fedelissima aiutante Evelin.

Dopo essermi laureata in Semiotica, una materia che mi ha letteralmente catturata, facevo consulenze aziendali di marketing. Poi ho fatto una scelta di cuore. Ho sempre vissuto nella Latteria, fin da piccola, e nel 2017 ho deciso fosse il momento giusto per prendermene cura di persona.

Tre generazioni di donne che hanno saputo conservare l’atmosfera accogliente e confidenziale della “bottega di paese” pur trovandosi nel cuore pulsante di una metropoli. Non è un caso se Unioncamere ha inserito la Latteria nel prestigioso registro ufficiale delle Imprese Storiche d’Italia e se i critici più severi l’hanno incoronata tra i Maestri del Gusto di Torino e provincia. Entrare qui significa dimenticare la fretta dei supermercati e farsi cullare dal racconto di un formaggio o dall’aneddoto su un piccolo produttore di Langa.

L’altare del gusto: settanta sfumature di formaggio (e non solo)

Per chi ama il cibo, la Latteria Bera è un tempio laico. Il bancone è un palcoscenico dove vanno in scena oltre settanta tipologie di formaggi, selezionati con una cura che rasenta l’ossessione filologica. Chiara non si limita a vendere: scova, assaggia, seleziona e protegge i piccoli artigiani del latte. Si va dalle tome d’alpeggio d’alta quota, ruvide e complesse, capaci di raccontare l’erba e i fiori dei pascoli estivi, al Raschera DOP, fino a versioni introvabili di Castelmagno e a erborinati rari che lasciano il segno nel palato. Ogni forma ha una carta d’identità fatta di nomi di pastori, di valli dimenticate e di stagionature lente.

“Cerco sempre di privilegiare le piccole e medie produzioni, e di assaggiare tutto prima di acquistare. La preferenza è per i prodotti del nostro territorio, ma se mi innamoro di un formaggio che arriva da fuori Piemonte non ho il minimo dubbio nel metterlo subito sul bancone”.

Accanto ai formaggi, la bottega offre una dispensa piemontese d’eccellenza: salumi tradizionali tagliati a mano, paste di meliga friabili, gianduiotti artigianali e i mitici Droneresi. Tra gli scaffali in legno si muovono anche etichette di vini del territorio capaci di reggere il confronto con l’intensità dei formaggi esposti, e dove spicca il Vermouth artigianale, il re dei vini fortificati torinesi, perfetto per celebrare l’ora dell’aperitivo secondo i sacri crismi della tradizione sabauda.

La “panna da passeggio”, l’intuizione che incanta Torino

Se la la tradizione è le fondamenta, l’intuizione pop contemporanea ed è ciò che l’ha resa un fenomeno virale e amato anche dalle nuove generazioni. Stiamo parlando della “panna da passeggio”.

Chiara ha preso uno dei prodotti più iconici e storici del negozio, la panna fresca, montata rigorosamente al momento con una planetaria d’epoca che sembra un pezzo da museo, e l’ha trasformata in un dessert itinerante. Servita in un bicchierino, questa nuvola candida, densa, vellutata e mai stucchevole, viene proposta in abbinamenti che fanno battere il cuore: spolverata di cacao amaro, accompagnata da torcetti d’Agliè, immersa nella cioccolata calda durante i rigidi inverni torinesi, affogata nello zabaione artigianale caldo.

E a proposito di zabaione, sapete che leggenda vuole che sia nato proprio a Torino? Nella chiesa di San Tommaso, a due passi dalla Latteria, grazie al frate francescano Pasquale Baylon, che, storpiato in piemontese in sambajon, avrebbe dato il nome alla bevanda. La panna da passeggio è diventa una coccola che ha conquistato anche le pagine delle guide internazionali, come Lonely Planet, diventando un rituale imperdibile per chiunque visiti la città. È la dimostrazione di come l’eccellenza della materia prima non abbia bisogno di artifici per diventare memorabile.

Un presidio di bellezza e resistenza culinaria

Certo Bera non è immune alla crisi dei consumi degli ultimi anni, legata anche alle tendenze salutistiche delle nuove generazioni.

“Molti pensano a priori che il formaggio faccia male, o che la panna sia grassa, ma solo perché non conoscono veramente gli alimenti. Spesso è disinformazione alimentare, che a volte fa sorridere, ma che poi nella realtà limita l’acquisto”.

Ma, mentre il mondo corre verso la standardizzazione dei sapori e la digitalizzazione dei rapporti umani, La Latteria Bera resiste e rilancia. È un luogo emozionale perché custodisce il calore umano, il rumore della carta paglia che avvolge una fetta di formaggio, l’orgoglio di una famiglia che da quasi settant’anni dà il buongiorno a Torino con il sorriso.

Raccontare questa latteria significa celebrare l’essenza stessa dell’enogastronomia italiana, fatta di terra, di mani sapienti, di donne coraggiose e di quel pizzico di poesia che trasforma un semplice assaggio in un ricordo indelebile. Se passate da Torino, cercate Via San Tommaso e lasciatevi guidare dal profumo del latte e della storia.

 

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