Luca Raccaro, neo Presidente Consorzio Collio

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Tempo di Lettura: 8 minuti

Caso, fortuna e predestinazione

Il caso di nascere in Friuli, la fortuna di una terra ricca e vocata e la predestinazione a vincere e riuscire in tutto quello che si fa. Potremmo riassumere così il ritratto di Luca Raccaro, titolare insieme al fratello Paolo dell’Azienda Agricola Raccaro a Cormons e nuovo presidente, da poco eletto, del Consorzio Collio.

La Storia 

Tutto inizia dalle Valli del Natisone, tra Italia e Slovenia, dove nasceva il bisnonno di Luca Raccaro più di un secolo fa. Spinto dalla crisi economica dei primi del ‘900, andò a lavorare nelle miniere di carbone negli Stati Uniti con un amico. Erano cittadini del Regno d’Italia ma di fatto sloveni, ecco perché il cognome Raccaro è italianizzato, da Rakar, che significa pescatore di gambero di fiume (nel posto si praticava questo tipo di pesca).

Ritornato per il servizio militare, si stabilizzò a Cormons nel 1928 acquistando la proprietà, che allora comprendeva una lunga serie di coltivazioni, oltre al vino in produzione limitata e venduto in loco. Fu poi il nonno di Luca a dedicarsi alla viticoltura indirizzando l’azienda con le caratteristiche che conosciamo oggi. Il papà Dario ha infine ereditato l’arte del fare vino, senza nascere viticoltore. Da ingegnere alla cura della vite, il passaggio è avvenuto quando il nonno si è ammalato, perché le strade della famiglia Raccaro si indirizzassero alla produzione di vino e all’imbottigliamento. 

Con mio papà Dario l’azienda è stata definitivamente portata alla ricerca di qualità. Conosceva questo mondo ma non era quello che avrebbe voluto nella vita”. Ma si sa, il richiamo della vite e del vino è forte e pochi sanno resistergli. Luca e il fratello Paolo adesso sono i grandi protagonisti dell’azienda, con la supervisione del padre. Chi si occupa di cosa? “Sapendo fare tutti tutto, ciascuno, anche da solo, saprebbe portare avanti l’attività al cento per cento. 

Ricco di interessi e passioni

Luca Raccaro è stato conquistato dal mondo del vino già all’epoca degli studi superiori, mentre il fratello si è dedicato maggiormente alla parte agraria. A soli 37 anni Luca può elencare già un lungo fascicolo di successi, sembra che tutto quello che tocca, diventi oro. Fin da giovanissimo si è dedicato al pattinaggio artistico, in una famiglia di cestisti. “Ero piccolo per iniziare nel mondo del basket così è stata la mia mamma a farmi provare questa disciplina, molto di moda a Cormons”. 

Gli è piaciuto a tal punto che ha trovato la partner perfetta per un percorso stellato. Dopo il ritiro della sua compagna, Luca ha proseguito da solo ed è suo l’oro ai mondiali di Roma nel 2005. L’apice a 18 anni per poi passare ad altro, nel 2011, logorato fisicamente ma certamente non nell’animo. 

Senza filtri, Luca è un esempio di virtù. Dopo lo sport, il canto. Le corde vocali ci sono sempre state, ma la scoperta di un talento è stato lento e tardivo rispetto al resto. L’attività di allenatore di pattinaggio, dopo i successi ottenuti, non lo ha mai soddisfatto, e per cambiare pagina nel 2019 è avvenuta per caso la sua entrata nel canto lirico, “mi è sempre piaciuto cantare, ero nel coro da bambino e anche il pattinaggio mi ha aiutato a rimanere in contatto con la musica”. Ha intrapreso un percorso di studi che lo ha portato agli esami preparativi per il conservatorio, ma avendo un’attività come quella del vino, confessa che cantare rimane uno sfogo al di fuori dello stress lavorativo giornaliero. 

Luca e i vini Raccaro

Il papà ha dato una forte impronta territoriale già agli inizi degli anni ’90 quando aveva in vigneto le varietà autoctone che a dire il vero, “nessuno si filava”. Tra le tante, la Malvasia Istriana considerata tradizionale si vendeva un po’ a Trieste e Venezia (la Malvasia parte dalla penisola istriana e arriva in Friuli), era sconosciuta a un mercato più ampio, già a Udine si faceva fatica. Forse più affiatata con il mercato di Roma e del lazio, già avvezzo alla Malvasia Puntinata tipica della regione. Affiancando il Tocai Friulano si è iniziato un percorso insieme ad altri produttori, e oggi se viene venduta bene, è merito di questo lavoro. A Cormons, è la sede dell’enoteca (fondata da Dario Raccaro e altri) il trampolino di lancio, per le aziende e il territorio in generale, e motivo di attrazione per chi ama l’enoturismo.

“Per noi è un grande vanto e una delle cose che ha dato un input a migliorare qualitativamente”. I produttori hanno collaborato, ma in generale la base è la volontà di arrivare ad avere una propria identità e differenziazione rispetto ad altre zone del Friuli e della Venezia Giulia. 

Le varietà e la transazione verso un Collio sempre più identitario

Nella produzione aziendale, dal 2022 si aggiunge il Pinot Grigio, accanto alle varietà già presenti. Iconico è il Friulano, come abbiamo detto la Malvasia, e il Collio Bianco (blend di diverse uve). Infine, il Merlot che è però molto marginale (1300 bottiglie). 

Lo zoccolo duro rimane il Friulano che non è mai tramontato. Tra alti e bassi l’azienda è sempre riuscita ad ottenere risultati di eccellenza e la chiave, di fatto, è stata interpretare l’annata. “Non rientra nei nostri canoni essere sempre uguali anno dopo anno. Si estrapola il massimo livello da quello che l’annata ci offre”. Diversità e meno coerenza, il cambiamento climatico influenza moltissimo il risultato finale. 

Il Collio viene prodotto da tantissimi anni, il 2022 è stato lo spartiacque. Composto inizialmente da Ribolla, Pinot Grigio, Sauvignon e pochissimo Tocai Friulano, mentre adesso viene fatto con Ribolla, Tocai, Malvasia e minima percentuale di Sauvignon (espiantati i vigneti, si è mantenuto solo un piccolo appezzamento in affitto).

A me piace perché contribuisce, quando hai percentuali così basse, alla complessità aromatica. Usato in maggiore quantità, andava a sovrastare. Il Collio di adesso lascia maggiore spazio al Tocai e alla Malvasia, per farle emergere a scapito dell’aromaticità dell’internazionale, che vorremmo lentamente eliminare, per avere un vino più territoriale possibile. 

Senza sacrificare nulla, è una scelta consapevole per capire come si può ottenere un blend equilibrato e completo, d’altra parte le esigenze aziendali sono invalicabili. Fare passi troppo veloci non è positivo, meglio dare costanza al lavoro e operare delle scelte che siano definitive e non “fuochi di paglia”. 

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Otto ettari, tutti in un unico territorio, vicini alla cantina, perché “ci sono differenze microclimatiche tra zona e zona, anche abbastanza importanti”. Già nello stesso comune di Cormons chi ha i vigneti sui due lati del Monte Quarìn (il monte che è alle spalle del paese) presenta differenze notevoli che si ripercuotono sui tempi della vendemmia. Si può parlare tranquillamente di microaree climatiche e per avere maggiore controllo per omogeneità, meglio che i terreni siano vicini, il che compromette una possibile espansione dell’azienda. Oggi produciamo circa 30mila bottiglie, il massimale sarebbe una produzione di 50mila, non di più, per non snaturare quello che Raccaro definisce il livello artigianale. 

“Oggi so fare e seguire tutta la filiera, e voglio poterlo fare nel futuro. Per questo devo entrare a compromessi con la mia capacità lavorativa. Quindi, 50mila bottiglie è il numero ideale per poter continuare a dire che seguo tutta la filiera”. 

Gli assaggi 

Una verticale di Friulano, chiamato Rolat da un toponimo antico (di epoca austro-ungarica) che deve il nome a rol che significa rovere, proprio perché questa zona è ricchissima di querce. Tappo esclusivamente in sughero, come sottolinea il papà Dario, fiero di aver trovato in un angolo di Sardegna un’azienda dove si produce il sughero migliore. Tutti i pezzi derivano da tagli molto precisi e attenti, e ogni tappo viene analizzato e odorato per assicurarne la perfezione. La bottiglia, secondo Dario Raccaro, mantiene la sua integrità grazie a questo elemento, che permette un’ossigenazione minima per venire incontro alle esigenze del vino.

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Annata 2022, una delle annate più secche che si ricorda. Ha piovuto molto poco. Normalmente in Collio le primavere alternano bel tempo e pioggia importante, con temperature al di sotto delle medie, fino almeno a fine giugno. Poi con luglio si alternano sole e piogge fino a una siccità quasi estrema tra la seconda metà di luglio e agosto, e a fine agosto ricomincia la pioggia ricorrente. Durante l’estate 2022 è stato molto caldo e poche le piogge frequenti. Le temperature hanno superato i 35 gradi. Il vino promette una bella tenuta al tempo, molto identitario, equilibrato e di ottima freschezza. Persistente e piacevole al sorso. Simbolo dell’azienda.

L’annata 2023 è stata l’esatto opposto, è arrivata la pioggia già da inizio primavera. Le temperature sono scese e in estate si è percepita umidità con caldo e precipitazioni. La vendemmia è stata molto umida, poiché il Tocai soffre molto l’umidità, per lui la finestra vendemmiale è stata molto breve. Il vino non presenta il classico palato friulano, ma al mercato non è dispiaciuto.

Annata 2024 è iniziata bene ma l’estate ha presentato caratteristiche secche e calde, quindi uscendo dalla 2023, in quest’annata si sono avuti meno grappoli. Durante il caldo estremo la quantità è scesa e le rese sono state più basse. La produzione è risultata in difetto almeno del 40%. Le caratteristiche si mantengono integre e riconoscibili, il sorso è più marcato e le note della varietà sono molto intense. 

Annata 2016 annata molto calda, ricca nel risultato. L’opposto della 2014, questa ha portato a vini di grande complessità e struttura. Il Friulano targato Raccaro si esprime con una lucidità di sentori impressionante, la pulizia del vino è perfetta, olfatto complesso e sorso minerale e fresco. La profondità della beva avvince per la sua schiettezza. Un vino eccellente. 

I mercati e la sovraproduzione

L’andamento altalenante è la chiave di lettura di questo periodo storico. Nel mondo del vino in generale c’è una contrazione dei consumi perché si produce troppo vino.

“Non possiamo continuare a produrre sempre di più e pensare di coprire fette di mercato che si stanno diversificando. Se parliamo del Collio, zona piccola e produzione limitata (7 milioni di bottiglie), direi che i dazi non ci colpiranno in maniera forte come in altre realtà. Parlo delle grandissime Doc qui vicino (che hanno enorme mercato negli Usa). Sta tutto nelle quantità e nel posizionamento. Il prodotto di nicchia ti consente di mantenere un prezzo più alto e si fissa in una fascia di acquirenti che continua a spendere per il vino”. 

Un tempo il vino era buono o cattivo, e oggi?

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Le proiezioni nel tempo rimangono una grande incognita, il lavoro di adesso è: “riavvicinare il mondo dei giovani a un consumo consapevole del vino, perché fa parte della nostra cultura e almeno assaggiarlo è una soddisfazione legata a tutto il percorso storico”.

Il modo?  “Dobbiamo riformulare il modo di comunicare perché abbiamo solo aggiunto paroloni incomprensibili, per un prodotto che fino agli anni ’80 era di largo consumo in tutte le tavole e deve continuare a essere così”.

Adesso i termini utilizzati sono troppi“faccio queste considerazioni pensando alla crisi del vino come della musica classica, perché il giovane odierno e moderno vede la musica classica come di difficile comprensione, però di base è musica, quindi ti piace o no. Lo stesso deve valere per il vino, non c’è bisogno di essere professionisti per apprezzare un prodotto di qualità o semplicemente di supermercato. A chi mi chiede di insegnare a degustare il vino, rispondo che si tratta di bere più vini e fare delle comparazioni, senza farsi dire da nessuno quello che a uno piace”. 

Collio Evolution

Il Tocai Friulano è varietà regina dell’invecchiamento. Per questo il Consorzio ha iniziato la sfilata delle sue varietà tradizionali al pubblico con l’evento che sarà a cadenza annuale, chiamato Collio Evolution, che prende il via proprio nel 2025 con il Friulano, con due date a ottobre, ricche di incontri, degustazioni e confronto. “Questa è la prima edizione e vogliamo che sia impeccabile per dare un’idea che la marcia è cambiata e che ci riprendiamo il nostro spazio di visibilità. Abbiamo le carte in regola per farlo. Vorremmo far assaggiare il Friulano in tutte le sue facce, e parlare di quello che sarà questa varietà nel futuro”. 

Riconquistare lo spazio del Collio? 

“Siamo passati da una fase propositiva dagli anni ’90 per cedere a un cambio di marcia. Il palato ha chiesto vini meno opulenti e meno strutturati e purtroppo nel Collio i produttori non sono stati in grado di recepire il cambiamento e riproporsi sul mercato come oggi. Paradossalmente, nel 2011 i prodotti erano ancora più strutturati e più alcolici. Nel frattempo, sono anche emerse altre zone vocate per i bianchi, come le Marche, Abruzzo e Campania ed è innegabile che l’Alto Adige abbia preso una fetta di mercato importante”. 

All’oggi Luca Raccaro come neopresidente del Consorzio Collio rappresenta un importante cambio generazionale e la possibilità di cavalcare il presente con una marcia diversa e una certa freschezza e vivacità di idee e volontà. 

Ci lasciamo alle spalle il Quarin, le viti e i bellissimi colori del Friuli, mentre Luca e il papà camminano tra i filari a controllare l’andamento vendemmiale, che per adesso promette bene. Staremo a vedere. 

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