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Come invecchia il Vermentino di Maremma
Il Vermentino in Maremma ha trascorso vicende alterne pur rimanendo protagonista tra le uve a bacca bianca, insieme ad Ansonica, Trebbiano e Viognier. Associato alla Liguria prima e alla Sardegna poi, in Toscana il Vermentino affida le sue caratteristiche a un territorio che sa ben interpretarle.
Il potenziale di invecchiamento del Vermentino
Non è il caso di dire “non lo avremmo mai detto”, perché il potenziale di invecchiamento di una varietà come il Vermentino non è cosa nuova.
Il Bargaglino Maremma Toscana Doc di Provveditore (85% di Vermentino, 15% di Trebbiano Toscano, Chardonnay, Sauvignon e Ansonica), una delle aziende della Doc Maremma, oltre alla produzione di Morellino di Scansano Docg, più influenti sulla produzione di Vermentino, ne è un esempio.
Partiamo dalla titolare che è mente e braccio di tutta questa storia. Cristina Bargagli oggi al timone dell’azienda Provveditore, lavora a fianco del papà da quando era piccola, a 12 anni prende parte al suo primo Vinitaly e oggi è artefice di tutta una produzione vincente di Morellino di Scansano Docg e di altre varietà territoriali, tra cui appunto il Vermentino. Il papà di Cristina è stato pioniere e tra i primi ad aprire la strada al Consorzio del Morellino, oggi ancora faro e riferimento di una denominazione in continuo movimento.

Finora però nessuno aveva pensato a una verticale di Vermentino, un vino che molti associano, sbagliando, all’immediatezza, al vino da spiaggia. Non è un caso che ve ne parliamo, una narrazione che segue quella già dedicata all’azienda Terenzuola e ai vini di Ivan Graziani al confine tra Toscana e Liguria.
Il Vermentino toscano invecchiato nelle sue declinazioni sa esprimersi a seconda dell’annata con una complessità e una grazia diverse. Intanto i profumi, poi il colore, infine i sentori. Non da ultimi gli abbinamenti che per l’occasione ci sono stati proposti, durante il pranzo da Alfredo alla Scrofa, noto ristorante romano.
Le annate che abbiamo assaggiato
Assaggiamo l’annata 2025 in anteprima, a seguire 2024, 2022, 2020 e infine la 2018 che è la prima ad essere stata messa a dimora per verificarne appunto la capacità evolutiva. Cristina è stata pioniera anche in questo, premettendo lavorazioni in cantina fuori da un contesto tradizionale, puntando molto sui lieviti selezionati, criomacerazioni, utilizzo di mosto non pressato e dal 2022 la stabulazione statica.
Infine, e qui ci inchiniamo, l’utilizzo del tappo a vite. Da almeno dieci anni, Cristina Bargagli è accanto agli Svitati per promuovere l’utilizzo del tappo a vite, lei per prima acquistando una macchina per tappare direttamente in azienda, a fronte di spese enormi che poi le hanno dato ragione. Ed effettivamente l’evoluzione di questi vini è commovente per la loro linearità e pulizia. Un invecchiamento, senza compromessi con l’ossigeno, che può avvenire serenamente, grazie solo alle qualità dell’uva e alla visione in cantina.
La 2025 che assaggiamo per ultima è un’esplosione di profumi e di sensazioni organolettiche complesse ma ancora slegate. Come un adolescente pazzo che canta a squarciagola, intonato si, ma ancora da educare. Un vino che ci ha comunque esaltato, dalla freschezza all’immediatezza di un naso fragrante, croccante, finanche levigato da un cenno di cosmesi, cipria. In bocca ricco e pieno di sapidità, note minerali che accompagnano lievi cenni glicerici di frutto, litchi, lampone, per tornare sulla scia agrumata e infine salina che permea tutti questi assaggi.

Qualche abbinamento
Tutti i vini sono stati assaggiati prima e poi abbinati al menu di Alfredo alla Scrofa, storico locale romano dove le Fettuccine Alfredo sono il piatto che ha reso noto il ristorante. Il Vermentino 2025 viene abbinato all’antipasto, Sformatino di Pecorino alla Vignarola.
Il Bargaglino 2024 ha ancora tutta l’energia della gioventù, dai profumi intensi e vigorosi, la nota salmastra pungente, note quasi agrumate, risalta una certa parte glicerica di frutto a polpa bianca (susina e pesca tabacchiera) e fiore (glicine) che ben si accompagna con la spiccata mineralità inconfondibile di questi assaggi.
Bargaglino 2022 inizia una fase evolutiva più accesa, i sentori si amalgamano, i profumi si intensificano e sono meno pungenti. La rotondità dell’olfatto riporta a sentori di forno, pasticceria, crema pasticcera. Subentrano fiore essiccato, mela cotogna, miele. Il sorso è più discreto, meno esplosivo, un assaggio ancora timido, quasi restio ad esprimersi nella sua interezza.
Andiamo perciò alla 2020, un’annata miracolosa per il Bargaglino che qui è all’apice della forma, con tutto ben equilibrato e rotondità di beva. Il naso è complesso, accenna quasi a un idrocarburo, sovviene una nota agrumata di lime e cedro, zesta, poi salvia, una parte di macchia mediterranea, mallo di noce, infine burro. Il sorso è pieno, gustoso, appagante, corroborato da una scia salina lunga che accompagna fino alla fine del sorso, richiamando la beva.

Bargaglino 2018 ci fa entrare nella storia di questa linea, la prima annata che Cristina ha tenuto da parte per verificarne la capacità evolutiva. Spiazzante e dalla forte personalità. Il colore è giallo dorato, naso complesso e intenso, ci immerge direttamente nel paesaggio maremmano, così vario, colorato, intrigante. Naso di frutto giallo maturo, anche frutta secca, candito, foglia verde, sensazione aromatica decisa, grafite, gesso, pietra focaia. Il sorso è ampio, sensuale, meditativo, ben equilibrato tra le note, che tendono a una certa tostatura, infine matrice salina immancabile. Per un attimo la mente viaggia e va a un’immagine di un bel signore distinto che entra in una sala gremita e col suo elegante silenzio si fa notare, senza proferire parola.
Il menù ha previsto a seguire Alici fritte, ottime con le annate più giovani, grazie a un’impanatura che ha reso il piatto abbinabile alla mineralità spinta del vino. Le Fettuccine Alfredo, fatte con burro e parmigiano al momento, vanno bene con l’annata 2022 o la 2020 capaci di smorzarne la grassezza, che ben si ottempera con una qualità di fettuccina superba, dalla pasta molto fine e quasi scioglievole in bocca.
La Ricciola con insalata di Fagiolini, pesto di basilico e pinoli calza bene con l’annata 2025, che dopo qualche sorso assume una consistenza piena, si arricchisce con una sensazione di grassezza, quasi oleosa, riportando in una seconda olfazione, a sentori di rosa canina. Infine, i formaggi, quello fresco di capra, la malga e l’erborinato di bufala, eccellenti con l’annata 2018.

Conclusioni aperte
Dagli anni in cui si faceva Morellino in quantità ad oggi che si parla di verticale di Vermentino se ne è fatta di strada e Cristina, dai tempi del nonno, passando per il papà, oggi è voce e altoparlante di un territorio, del suo territorio.
Il vino è come una scarpa da donna – dice Cristina – la indossi in base all’umore.
Il vino non è più alimento o fase accessoria di uno stile di vita, è diventato abitudine e rituale di un’epoca in cui il dettaglio è la sostanza. I vini oggi si fanno con cura e tecnica che diviene regola ma anche eccezione. Una sfida coraggiosa, oltre che economica, quella della Bargagli, “ho portato della femminilità in ciò che si beve – conclude”. E se femminilità vuol dire decisione e concretezza, ecco, questo Vermentino parla la lingua di Provveditore, solido passato per un futuro grintoso e cucito su competenza e consapevolezza.
credits photo: @Federica Schir, @Provveditore







