Tempo di Lettura: 5 minuti
Dal Monferrato il racconto di una vendemmia “a due velocità”: il racconto di un territorio chiamato ad adattarsi ai cambiamenti climatici
C’è un momento preciso, ogni anno, in cui il vino smette di essere soltanto bottiglia, degustazione o racconto commerciale e torna a essere soprattutto territorio. Succede quando si parla di vendemmia. Lunedì 11 maggio, nelle sale del Castello Paleologo di Casale Monferrato, questo momento ha preso forma durante “Anteprima grignolino & Co. 2026”, la giornata organizzata dal Consorzio di Tutela Vini Colline del Monferrato Casalese insieme alla Città di Casale Monferrato e ad AIS Piemonte. Una doppia masterclass rivolta ad addetti al settore che, oltre alla degustazione delle nuove etichette, ha acceso i riflettori su un tema ormai inevitabile: il rapporto tra grignolino e cambiamento climatico.
Perché se esiste un vitigno capace di raccontare con estrema sincerità l’andamento di un’annata, quello è proprio il Grignolino.
Un’uva sottile, nervosa, elegantissima ma fragile negli equilibri, che assorbe ogni minima variazione climatica trasformandola direttamente nel bicchiere. E forse proprio per questo oggi il grignolino appare uno dei vini più contemporanei del Piemonte.
A guidare la degustazione l’enologo Mario Ronco, che ha definito l’ultima annata come “una vendemmia a due velocità”. Una definizione che sintetizza bene ciò che sta accadendo nel Monferrato casalese: da una parte una qualità potenzialmente molto alta, dall’altra un contesto climatico sempre più complesso e imprevedibile.
Al di là dei suoli, del lavoro dell’uomo, dell’esposizione, dell’altitudine e del vitigno, a impattare sulle caratteristiche dell’annata è indubbiamente l’elemento meteo – ha spiegato Ronco durante la masterclass.
Il clima, il grande protagonista silenzioso della viticoltura contemporanea

Negli ultimi anni il Monferrato ha vissuto stagioni profondamente differenti tra loro. Dopo la siccità estrema del 2022 e le situazioni climatiche molto complesse del 2023, il 2024 aveva riportato precipitazioni abbondanti, con valori vicini ai 900-1000 millimetri annui. Nel 2025, invece, le piogge sono tornate su livelli più vicini alla media storica, grazie anche al monitoraggio effettuato attraverso le tre stazioni meteorologiche presenti negli areali del grignolino del Monferrato Casalese.
Il vero dato, però, non è tanto la quantità di pioggia, quanto la continua alternanza di estremi. Le temperature medie continuano infatti a crescere rispetto alle medie storiche 1991-2020, confermando una tendenza ormai strutturale. E nelle slide tecniche presentate compare una frase che fotografa perfettamente il momento storico della viticoltura italiana: “Il cambiamento climatico è un dato di fatto da capire per poterlo affrontare”.
Il Grignolino, più di altri, sembra quasi sentire queste variazioni sulla propria pelle. Le colline del Monferrato casalese, da Vignale Monferrato a Gabiano, sono un mosaico di esposizioni, altitudini e ventilazioni differenti. Qui ogni vigneto reagisce in maniera diversa alle stagioni, e basta spostarsi di pochi chilometri per trovare maturazioni, stress idrici o equilibri vegetativi completamente differenti.
Secondo Ronco, il 2025 è stato caratterizzato da un andamento più regolare rispetto agli anni precedenti. L’inverno, leggermente più caldo della media, ha però garantito una buona riserva idrica grazie alle abbondanti precipitazioni accumulate nel 2024. Il germogliamento è stato registrato mediamente intorno al 24 marzo, con un anticipo significativo rispetto all’anno precedente, quando era avvenuto attorno al 2 aprile.

Poi è arrivata una primavera relativamente equilibrata, accompagnata da piogge tipiche del periodo e da qualche episodio di peronospora e oidio, fortunatamente contenuti. Ma è stata soprattutto l’estate a definire il profilo dell’annata. Giugno molto caldo e secco, ma senza particolari stress grazie alla riserva idrica nei suoli. Luglio quasi ideale, con temperature massime mai eccessive e notti fresche che hanno consentito alle vigne di lavorare con continuità. “Le viti hanno lavorato molto bene senza soste”, ha spiegato Ronco, sottolineando come questo abbia accelerato la maturazione, soprattutto nelle basi spumante.
Poi Ferragosto ha cambiato improvvisamente il quadro. Un’ondata di caldo intenso, seguita da temporali violenti, ha generato situazioni di sofferenza nei vigneti più esposti. E proprio qui emerge uno degli aspetti più delicati della viticoltura contemporanea: la vite oggi non deve più affrontare soltanto il caldo, ma la rapidità estrema dei cambiamenti climatici.
A questo si è aggiunta una presenza diffusa di Tignoletta, insetto dell’uva, fenomeno che non si registrava con questa intensità da anni. Il risultato finale è stato però sorprendentemente positivo: vendemmia anticipata, rese moderate ma qualità molto alta. Acidità ben preservate e un quadro fenolico interessante, caratterizzato da meno antociani e più flavonoidi rispetto all’annata precedente.
Il vino che racconta le stagioni
Tradotto nel bicchiere, significa probabilmente vini meno muscolari ma più tesi, leggibili e territoriali. Ed è forse proprio questa la direzione stilistica che il grignolino sta cercando oggi. Per anni considerato vino rustico, difficile o addirittura “spigoloso”, ora sta vivendo una fase di profonda rilettura. Sempre più produttori cercano eleganza, precisione aromatica e finezza tannica piuttosto che struttura ed estrazione.
Anche durante le degustazioni del pomeriggio è emersa chiaramente questa tendenza. Daniele Guaschino, delegato AIS di Casale Monferrato, ha sottolineato come il grignolino affinato in acciaio dovrebbe riposare almeno due anni in bottiglia, mentre le versioni Riserva necessitano di un legno “silenzioso”, capace di accompagnare il vino senza sovrastarne l’identità.
In degustazione si sono alternati Metodo Classico, Martinotti, Barbera e ovviamente diverse interpretazioni di Grignolino, a conferma della vitalità espressiva del territorio. Dai vini di Hic et Nunc e Vicara fino alle interpretazioni di Accornero, Castello di Gabiano, Cinque Quinti e dei produttori del progetto Monferace, il filo conduttore è sembrato proprio quello della ricerca di identità territoriale.

Il grignolino come specchio del territorio
Perché oggi il Grignolino non sembra più voler rincorrere altri modelli stilistici. Anzi, pare aver finalmente capito che la sua forza sta proprio nella sua diversità. In un mondo del vino che per anni ha inseguito concentrazione, colore e potenza, il grignolino continua invece a difendere tensione, verticalità, trasparenza e capacità di raccontare il paesaggio.
Ed è anche per questo che il Casalese appare oggi uno dei territori più interessanti da osservare. Perché qui il cambiamento climatico non viene raccontato soltanto come emergenza, ma come elemento con cui imparare a convivere, adattando continuamente pratiche agronomiche, gestione del vigneto e perfino interpretazioni stilistiche.
Il futuro del vino, probabilmente, passerà sempre meno dalla standardizzazione e sempre più dalla capacità di leggere il territorio. E il Grignolino, con la sua fragilità elegante e la sua sensibilità estrema alle stagioni, sembra averlo capito prima di molti altri.







