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A “La Prima del Valtènesi” presentata l’annata 2025 del rosé che nasce dalla storia
C’è un filo sottile, ma tenace, che lega la storia millenaria della Valtènesi al suo presente più dinamico. È il filo rosato di una tradizione che non nasce per seguire le mode, ma per esprimere un’identità. Questo è il messaggio emerso con forza durante “La Prima del Valtènesi”, l’evento organizzato dal Consorzio Valtènesi il 23 marzo alla Casa del Vino di Villa Galnica, a Puegnago del Garda. Un appuntamento che non è stato solo una vetrina per l’ultima annata uscita in commercio, la 2025, ma anche un momento di riflessione sul percorso intrapreso da una delle denominazioni più riconoscibili del panorama italiano dei rosé.
Una vocazione storica, non una tendenza
In Valtènesi il rosé non è una scelta recente. È una vocazione che affonda le radici nel 1896, quando il senatore Pompeo Molmenti codificò per la prima volta il metodo di vinificazione in rosa. Una tecnica raffinata, basata su una breve macerazione delle bucce, il cosiddetto “vino di una notte”, che ancora oggi rappresenta il cuore stilistico della produzione locale.
Ma la storia della viticoltura in questo territorio, affacciato sulla sponda bresciana del Lago di Garda, è molto più antica. Già in epoca romana la coltivazione della vite trovava qui condizioni ideali, mentre nel Medioevo furono soprattutto i monaci benedettini a custodire e tramandare le pratiche agricole. Il Rinascimento, poi, ne consolidò il valore qualitativo grazie all’intervento delle famiglie nobiliari e alle nuove scoperte agronomiche.
Un lungo percorso che ha portato nel 2010 al riconoscimento ufficiale della sottozona Valtènesi all’interno della DOC Riviera del Garda Classico, sancendo il ruolo di questo territorio come patria italiana del rosé.

Il territorio: un equilibrio unico
Il segreto della Valtènesi è anche geografico. Un microclima sorprendentemente mediterraneo, reso possibile dalla presenza del Lago di Garda, considerato dai Romani un “mare interno”, che mitiga le temperature e favorisce una viticoltura elegante e sostenibile.
I suoli morenici, ricchi di minerali e ben drenati, contribuiscono a definire vini caratterizzati da finezza, eleganza, freschezza e sapidità. Ma più ancora del terroir, è la dimensione umana a fare la differenza: oltre cento produttori, spesso realtà familiari, che lavorano in filiera corta e con un forte legame con il territorio.
Groppello e identità rosé
Protagonista assoluto è il Groppello, coltivato esclusivamente su circa 500 ettari localizzati nella regione. Un vitigno autoctono delicato e difficile, ma capace di restituire vini di grande eleganza. Accanto a lui, piccole percentuali di altre varietà come Barbera, Sangiovese e Marzemino, contribuiscono a definire lo stile dei rosé della denominazione.
Negli ultimi anni, il Consorzio ha lavorato per rafforzare questa identità attraverso strumenti come il Protocollo Rosé, introdotto nel 2021, che stabilisce criteri rigorosi di produzione, puntando su qualità, riconoscibilità e coerenza stilistica.
E nel 2022 il progetto Rosé Connection, un’iniziativa che ha siglato il legame tra la Provenza e la Valtènesi, due territori molto diversi tra loro, ma che condividono una storica vocazionalità alla produzione di vini rosati di altissima qualità
Oggi, la Valtènesi è la denominazione italiana più premiata nella categoria rosé, e nessun altro territorio ha ottenuto tanti premi di qualità in così poco tempo. E a questo si aggiunge un posizionamento sempre più forte anche sui mercati internazionali.
L’evento
L’evento del 23 marzo ha rappresentato un momento importante per presentare la nuova annata, ma anche per confrontarsi con il passato, grazie a degustazioni comparative tra diverse vendemmie. I numeri raccontano una denominazione in salute: circa 3 milioni di bottiglie annue, con una forte specializzazione nei rosé (oltre il 70% della produzione), e una filiera sempre più orientata alla sostenibilità, con il 90% delle aziende certificate Bio o SQNPI.
L’annata 2025 si presenta particolarmente promettente, quasi perfetta per le uve del territorio. Dopo un inverno equilibrato e una primavera fresca e piovosa, l’estate calda ha garantito sanità delle uve, mentre un agosto più mite ha favorito una maturazione completa, mantenendo una buona acidità.
Il risultato? Vini di grande equilibrio, giocati su freschezza, tensione e bevibilità, ma con una struttura tale da permettere anche una buona evoluzione nel tempo.

Una denominazione in crescita e un futuro in evoluzione
“La Prima del Valtènesi” ha confermato una direzione chiara: qualità, identità e sostenibilità come pilastri di sviluppo. Il legame con il turismo, sempre più centrale, e l’apertura ai mercati esteri rappresentano le sfide dei prossimi anni.
In un contesto globale in cui il rosé è spesso sinonimo di tendenza, la Valtènesi continua a distinguersi per autenticità: qui il vino rosa non segue le mode, le anticipa.







