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Storia, Tempo, Terra
Un appuntamento di rilievo per il territorio e per il mondo vitivinicolo emiliano: l’inaugurazione del nuovo wine shop delle Cantine Romagnoli a Villò di Vigolzone (PC) , che ha visto la partecipazione del Ministro per gli Affari Europei, il PNRR e le Politiche di Coesione Tommaso Foti. Accanto alle istituzioni nazionali e locali, erano presenti la proprietà, rappresentata dalla famiglia Bertola, dalle autorità comunali di Vigolzone, chiamate al tradizionale taglio del nastro. Un momento simbolico che unisce impresa, istituzioni e territorio, sottolineando il ruolo crescente delle cantine come presìdi produttivi e culturali radicati nel tessuto locale e aperti a una visione di sviluppo più ampia.
Inaugurazione del Wine shop
Un passaggio recente e significativo per l’azienda è l’apertura del nuovo Wine Shop, uno spazio rinnovato e moderno affacciato sui loro vigneti dei Colli Piacentini, pensato come punto di riferimento per la valorizzazione delle produzioni aziendali e del territorio.
L’inaugurazione, avvenuta a febbraio 2026 presso la sede di Via Genova 20 a Villò di Vigolzone, si è svolta alla presenza della famiglia Bertola, dell’amministratore Franco Albertini e del Ministro per gli Affari Europei Tommaso Foti, intervenuto in veste amicale e in un clima di vicinanza al territorio delle sue origini. L’evento è stato accompagnato da un brindisi inaugurale con degustazioni di vini aziendali in abbinamento alle specialità della Val Tidone.
Aperto quotidianamente, il nuovo spazio non è solo punto vendita ma anche luogo di accoglienza e incontro, con possibilità di degustazioni, visite guidate e approfondimento diretto dell’identità produttiva della cantina.
Visita in cantina
Molto immersiva la visita in cantina con l’enologo dell’azienda dal 2020 Matteo Brunelli dove ha destato particolare curiosità il Cliver in gres porcellanato (detto anche ovetto) da cui degusto direttamente lo Chardonnay. Una mano enologica che privilegia l’equilibrio, la bevibilità e la fedeltà al territorio dei Colli Piacentini, in piena coerenza con i valori di storia, tempo e terra che guidano l’azienda.

Cantine Romagnoli
La narrazione del vino, quando è efficace, si fonda su pochi concetti chiave. Nel caso delle Cantine Romagnoli, il racconto si articola attorno a tre elementi: Storia, Tempo e Terra. La coltivazione della vite in queste terre risale al 1857 e trova ancora oggi testimonianza negli edifici rurali della cantina, che conservano l’impianto originario delle corti agricole ottocentesche, nate in un’Italia preunitaria. Le origini del vino attuale si inseriscono così in una continuità storica di quasi 170 anni, fatta di lavoro agricolo, adattamento e resilienza.
Storia
Un passaggio determinante si registra negli anni Venti del Novecento, quando, dopo la crisi della fillossera, la famiglia Romagnoli investe nella ricostruzione del patrimonio viticolo locale, sostenuta anche dalle politiche di rilancio del settore agricolo. Un intervento che consolida in modo definitivo il legame tra azienda e territorio.
Nel 2007 la gestione passa alla famiglia Bertola insieme ad altri soci, fino al raggiungimento della piena autonomia nel 2015. Un’evoluzione che non interrompe la continuità, ma ne rappresenta piuttosto lo sviluppo coerente nel segno della tradizione e della trasformazione.
Tempo
Il tempo rappresenta una variabile produttiva centrale. I vini seguono cicli di maturazione non accelerati, sia per le tipologie ferme sia per i metodo classico. L’affinamento in legno (barrique e tonneaux ), in anfora e in bottiglia è gestito senza forzature, con l’obiettivo di raggiungere equilibrio e stabilità espressiva. Anche la nomenclatura aziendale – come “Pigro” o “P188” – richiama esplicitamente questa filosofia.
Terra
La dimensione pedologica e ambientale è parte integrante del modello produttivo. Il riferimento al colore P188 identifica simbolicamente il suolo da cui originano i vini. La gestione agronomica si basa su pratiche di agricoltura biologica, integrate da approcci riconducibili alla biodinamica nella linea Tenute Nura. La conservazione della fertilità e della vitalità del suolo è considerata un obiettivo strategico di lungo periodo.
Il Pigro etichetta simbolo dell’azienda

Il Pigro nella versione brut, pas dosè rosè, è uno dei simboli della cantina. Ottenuto principalmente da Pinot Nero, nasce per restare a lungo sui lieviti, sviluppando una complessità che non cerca mai l’eccesso. Nel premiato e favorito Dosaggio zero emerge il colore giallo paglierino scarico. Perlage fine ma persistente. Al naso sentore di lieviti, ben integrati con note minerali. In bocca acidità sostenuta da salinità, lunghezza gustativa e retronasale. Spuma cremosa ed accattivante; al palato è gradevole, verticale, con una perlage fine e una chiusura sapida.
Linea P188
La linea P188 raccoglie vini che parlano direttamente il linguaggio del suolo dal suo colore Pantone 188. Ortrugo: fresco, essenziale, con profumi di mela verde, erbe di campo e una beva scorrevole che invita al secondo sorso; Malvasia di Candia Aromatica: espressiva ma misurata, floreale e agrumata, con un finale asciutto; Barbera: dinamica, giocata su acidità e frutto più che sulla potenza. Interessante anche la nuova versione spumantizzata metodo classico; Bonarda (Croatina): profonda, con note di mora, pepe e una trama tannica elegante.
Tenute Nura
È la selezione più identitaria, quella dove il lavoro in vigna e il tempo di affinamento trovano la loro massima sintesi. Qui i vini sono più complessi, capaci di evolvere a lungo in bottiglia. Ogni etichetta è pensata come una fotografia fedele di un luogo e di un’annata.
In questa selezione Tenute Nura entrano anche alcuni principi dell’agricoltura biodinamica, intesi come ascolto del vigneto e rispetto dei suoi equilibri naturali. L’obiettivo è chiaro: consegnare alle generazioni future una terra viva, fertile, capace di raccontarsi ancora.
I vini si sono sposati perfettamente con gli abbinamenti del territorio, in particolare il tartufo emiliano della Val Tidone, pregiato e profumatissimo, esistenete anche nella versione bianco ed estiva.

Conclusioni
Alle Cantine Romagnoli il racconto si fonda su tre principi essenziali — storia, tempo e terra — oggi arricchiti dalla dimensione dell’accoglienza introdotta dal nuovo Wine Shop, spazio di contatto diretto con il pubblico e con l’identità aziendale, le migliori bottiglie locali e non solo. Il resto è affidato ai vini: non dichiarato, ma espresso in modo discreto e continuo, attraverso il calice e la sua capacità di raccontare il territorio a chi sa interpretarlo.







