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Le opportunità che offre il Vinitaly
Spesso criticata e poco amata, la fiera veronese presenta sempre opportunità difficili da trovare nella quotidianità lavorativa. Anche l’edizione 2026 del Vinitaly, il salone italiano del vino che molti criticano e vorrebbero che assumesse un’altra veste, è andato in archivio. Anche quest’anno possiamo affermare che siamo fortunati che questa kermesse esista: in caso contrario, tutta la comunicazione del settore vinicolo ne soffrirebbe e gli operatori del settore avrebbero meno chance di approfondimento, di incontro e di business.
Spesso leggo che la forza del Vinitaly risiede nelle oltre 4mila aziende vinicole, più le associazioni di settore e i consorzi di tutela, e i buyer da oltre 70 paesi presenti; tutto vero ma è la necessità di offrire a questa massiccia presenza approfondimenti di qualità e occasioni di incontro importanti che continua a conferire al Vinitaly i suoi tratti distintivi.
Degustazioni e masterclass: il valore formativo
Il Pinot Nero di territori lontani
Il primo esempio che voglio portare alla vostra attenzione arriva dalle decine di masterclass e degustazioni guidate che sono state organizzate nel corso del Vinitaly 2026, tutte di alto livello: tra queste spendo qualche parola per The Many Faces of Pinot Noir: a comparative Masterclass organizzata dalla rivista Verte de Vin e condotta da Erika Mantovan, giornalista e international wine expert.

La domanda sorge spontanea: che ha di particolare questa masterclass?
Che cosa la distingue dalle decine di degustazioni dedicate ad uno dei principi dei vitigni a bacca rossa che si organizzano giornalmente in Italia? È stata una ghiotta occasione di analisi, della quale hanno approfittato professionisti del settore, giornalisti e buyers, delle sfaccettature di quest’importante vitigno collegate a bottiglie provenienti da territori di vocazione ma che per vari motivi, in primis le poche bottiglie inviate all’estero, sono poco conosciuti.
Parliamo della Nuova Zelanda e del Pinot Noir 2021 del Domaine Schubert, dalla zona di Malborough, uno dei climi più vocati per la crescita del pinot nero, sempre ventilato e fresco: bouquet ricco e lussureggiante di ciliegia, cenni di buccia d’arancia e spezie; sorso di media struttura che richiama gli aromi del bouquet olfattivo su un tessuto tannico di trama fitta.

Proseguiamo con il Pinot Noir Division Eola Amity 2022, prodotto dalla Eola Springs Vineyard in Oregon USA, altro microclima leggendario per il pinot nero,, anch’esso fresco e ventilato per un pinot nero dal profilo olfattivo di ciliegie e lamponi su sfondo speziato, erbe aromatiche essiccate, rosa canina e liquirizia. Di medio corpo, sorso croccante e fresco, con note di arancia sanguinella e sentori salini sulla texture tannica. Finale lungo e sapido.
Le altre bottiglie in degustazione erano Pommard 1er Cru Pezerolles 2022 dalla Borgogna e il Langhe Doc Pinot Nero 2024 di Gian Luca Colombo, ottimi campioni, di più facile reperibilità. L’iniziativa fa parte di un più vasto progetto editoriale ed educazionale che vedrà Verte de Vin giocare un ruolo centrale in tutti gli eventi internazionali che si terranno nei prossimi mesi del 2026.
La fortuna di avere dei Big Player
Siamo onesti, siamo più attratti dal piccolo produttore vinicolo, per vari motivi: crediamo che sia l’unico a preservare il territorio, siamo convinti che la qualità intrinseca sia superiore e che senza i piccoli il settore vinicolo nazionale sarebbe destinato a sparire.
Ma al Vinitaly è possibile organizzare quasi su due piedi un’incontro con un big player che fattura cifre da capogiro e ti rendi conto che i grandi produttori svolgono un ruolo centrale e imprescindibile per il successo del vino italiano. Mi riferisco al Gruppo Mionetto, storico produttore veneto, nato nel lontano 1887 fra le colline di Valdobbiadene grazie al suo fondatore Francesco Mionetto, dal 2008 di proprietà della Henkell Freixenet, che fattura 180 milioni di euro all’anno, rappresentato da Paolo Bogoni, Global Chief Marketing Officer del Gruppo Mionetto.

Parlare con il Dr Bogoni mi ha confermato che un big player qual è Mionetto non ha obiettivi diversi da qualsiasi altro produttore di minori dimensioni, sono diverse alcune strade per ottenerli. Il Dr. Bogoni mi parla di qualità dei prodotti, che ho avuto modo di verificare sono di livello assoluto, senza la quale non si va da nessuna parte, cui è necessario aggiungere tanti valori e processi efficienti. I valori si incentrano sull’accoglienza del consumatore che quando degusta un vino di Mionetto deve trovarsi al centro di un’esperienza di stile, molto elegante, con appeal che richiama l’italian way of life, nonché la chance di identificarsi con un territorio speciale, come sancito dall’ingresso nell’UNESCO Heritage, sempre traghettato in quest’esperienza dalla qualità del prodotto.
Come tanti produttori italiani, Mionetto ottiene l’80% del fatturato dal canale dell’estero e la capacità di mantenere un tale lusinghiero risultato, e di eventualmente migliorarlo, passa dalla capacità di lavorare sui mercati esteri come se fossero domestici tramite la rete di consociate che hanno, tra i tanti compiti, quello di rinsaldare i messaggi di qualità del prodotto, di fare formazione e di prestare attenzione al consumatore su tutte le piazze internazionali. Il Dr. Bogoni afferma che consolidare questa mentalità è la sfida del futuro, fondamentale per assorbire gli eventuali shock esterni.
Strategia e visione
Il Dr.Paolo Bogoni mi parla della capacità dell’azienda veneta di interpretare un ruolo di big player nel mondo delle bollicine grazie anche alla continua attenzione all’innovazione, giungendo al tema attuale dei vini low alcol e no alcol, prodotti che non sono visti come una negazione dei prodotti attualmente presenti sul mercato ma come un’accoglimento delle richieste che giungono da una fetta di consumatori, per soddisfare le quali è necessario ampliare la gamma di offerta attraverso prodotti specifici. In questo caso Mionetto ha deciso di far partire il processo di dealcolazione dall’uva per mantenere tutte le caratteristiche intrinseche dei prodotti Mionetto ormai interiorizzate dai consumatori.

Smentire tanti luoghi comuni
In definitiva, un’azienda come Mionetto partecipa ad un campionato leggermente diverso, forse più competitivo, con regole quasi simili ma sul medesimo campo di gioco, trainando il business cui partecipano anche altri competitori che possono approfittare dei risultati raggiunti dai big player.







