Diego Bosoni 

Lvnae_evidenza_Diego Bosoni in cantina

Tempo di Lettura: 6 minuti

Lvnae è un nome che evoca un territorio, un vitigno e soprattutto un’idea

Il territorio è quello dei Colli di Luni nel Levante ligure, il vitigno è il Vermentino e l’idea è quella di Paolo Bosoni, padre di Diego, a cui ha negli ultimi anni passato il testimone che sin dagli anni ’60, con concretezza e lungimiranza, ha sempre creduto nella eccellenza e unicità di questa terra e dei suoi frutti, in particolare del vitigno simbolo Vermentino. Gli ultimi anni in particolare hanno visto fatti significativi dall’acquisto nel 2018 di Sarticola, con successivo reimpianto a gradoni, sino alla nuova cantina, inaugurata nel 2023.

Vermentino dei Colli di Luni

Oggi il Vermentino dei Colli di Luni è il principe dei vini bianchi del Mediterraneo e a Lvnae si declina in una collezione di vini capaci di leggere le sfumature dei suoli e interpretare le potenzialità del tempo. La loro storia è quella di un’azienda prima pioniera e oggi custode di un ‘genius loci’, pazientemente alimentato, che ruota tutta sulla valorizzazione e il rispetto del proprio territorio e delle sue tante espressioni. Su questo paesaggio unico si estende, o per meglio dire, si distribuisce il loro parco vitato di oltre 40 parcelle di vigneto che punteggiando il territorio in ordine sparso a partire dai filari prospicenti l’antico anfiteatro di Luni, fino ai vigneti più elevati, piantati con perizia e coraggio su strette fasce di terra, da dove il mare è solo una striscia blu brillante all’orizzonte. Un dedalo di stradine li collega uno all’altro in una ragnatela di scorciatoie e incroci, invisibili a una guida poco meno che esperta.

Queste strade sono state consumate da generazioni di contadini e anche dai miei nonni” racconta Diego, protagonista del nostro ritratto, che con i genitori e la sorella Debora gestisce l’azienda “e continuano a essere consumate da noi oggi che le percorriamo costantemente nella gestione quotidiana dei vigneti.

I Colli di Luni

Siamo nel comune di Luni, ultimo lembo di Liguria al confine con la Toscana. Molti secoli fa, dove oggi crescono le viti, c’erano ancorate triremi e velieri di ricche colonie romane, un porto fiorente da dove i vini dell’entroterra, già famosi, partivano alla volta di Roma, oltre al marmo estratto già allora dalle cave di Carrara. 

Oggi i colli di Luni si dividono in tre fasce: la zona pianeggiante, quella pedecollinare e infine quella più alta i cui vigneti arrivano – quasi d’un balzo – ai 300 metri d’altitudine e oltre. Una netta linea di demarcazione tra la prima e le altre due, è tracciata dall’Aurelia, antica arteria romana. A sud della strada, dove la terra ha via via conquistato il mare, i suoli sono sabbiosi, chiari, sciolti: è la parte pianeggiante, più prossima alla costa. Qui il vento è salmastro e la sera – anche nell’estate più torrida – alle brezze del mare si aggiunge un velo di umidità che ristora le viti come una doccia leggera. È la terra dei vini Liguria di Levante Igt. Appena attraversata l’Aurelia, lo scheletro si fa più evidente e i suoli acquistano complessità e caratteristiche differenti. Inizia la Doc dei Colli di Luni. 

Qui i primi che si incontrano sono i vigneti pedecollinari, caratterizzati da suoli di medio impasto, con ciottoli alluvionali di pietra arenaria via via più grandi. Sono vigneti su declivi dolci, appena accennati: il mare si intuisce, al di là dei tetti e dei rami più alti degli ulivi, a pochi chilometri. Poi all’improvviso la pendenza si fa aspra e difficile. I tornanti si stringono e i filari devono conquistarsi lo spazio tagliando a terrazze la montagna. L’aria è subito fine, il vento leggero, dove il silenzio crea un’aura magica. L’abbraccio della montagna invece è paradossalmente più caldo. In queste zone si trovano suoli antichi ricchi di scheletro, caratterizzate da differenti tipologie di pietre, le più prevalenti sono argilliti e macigno. Suoli molto drenanti e altissima vocazione che accarezzati da un microclima unico dall’ottima esposizione e ventilazione, riescono ad esprimere il massimo le potenzialità qualitative del territorio. 

La famiglia Bosoni ha acquisito i vigneti poco alla volta, nel corso degli anni e oggi conta 65 ettari scelti con cura, uno ad uno, per la loro personalità. Alle vigne di proprietà si affiancano da sempre anche vigneti condotti con lunghi affitti agricoli e numerosi conferitori che, in molti casi, hanno iniziato la collaborazione con Paolo già negli anni ’70, agli albori della loro storia. In tutto il parco vitato conta circa 80 ettari. In questo patrimonio il Vermentino fa la parte del leone con circa il 70% della superficie. L’Albarola e il Ciliegiolo seguono a ruota, posizionandosi tra gli ambasciatori storici del territorio. 

I Colli di Luni però custodiscono anche altri vitigni autoctoni, rari e dal carattere unico: il Vermentino Nero, la Pollera Nera e la Massareta. Tutti e tre sono coltivati in piccole quantità e a livello locale. Per Lvnae rappresentano da sempre una interessante tavolozza di sfumature che attingono all’essenza più profonda del territorio. Altri vitigni presenti sono: l’Albarossa, l’Alicante, il Greco e la Malvasia ma anche Sangiovese, Canaiolo e Merlot, coltivati qui da generazioni. 

In ogni caso, è un panorama viticolo molto peculiare il nostro spiega Diego – ogni vigna è profondamente diversa e questa parcellizzazione ci ha imposto da sempre una conoscenza capillare di tutto il territorio. Ogni appezzamento è come il tasto di un pianoforte e solo nell’insieme sentiamo l’armonia dei Colli di Luni. 

Le vigne del corpo principale sono i 10 ettari che circondano Ca’ Lvnae, cuore operativo e storico dell’azienda. Qui si trova un’ampia porzione di Vermentino di circa 10 anni, e alcuni vecchi filari di Merlot. Dal punto di vista cronologico invece i primi vigneti sono quelli di nonno Oriente, padre di Paolo, di pochi ettari in collina rivolti a sud. Accanto all’Anfiteatro romano, dagli anni ’90, sono stati acquisiti progressivamente una serie di piccoli appezzamenti (che oggi rappresentano 9 ettari) ed è stata studiata a lungo la combinazione tra il suolo sabbioso e l’influenza del mare. Ed è lo scheletro il parametro che indica l’altitudine e la distanza dal mare: più ci si allontana dalla costa, più i sassi si fanno scuri, grandi e anche taglienti. Sempre nella fascia alta delle colline si posiziona la più recente acquisizione della famiglia Bosoni con un importante corpo di 30 ettari, situati a Sarticola. 

Si tratta di un anfiteatro naturale con vista mare dalla bellezza mozzafiato, naturalmente protetto dalle Alpi Apuane con suoli ricchi di scheletro, un luogo ad altissima vocazione storicamente legato alla coltivazione del Vermentino” racconta Diego che su questo progetto lavora da anni. “Dopo molte riflessioni abbiamo deciso di riqualificare l’intera proprietà, ristrutturando gli antichi terrazzamenti e impiantando nuove barbatelle di Vermentino per un estensione totale di circa 5 ettari che saranno gestiti totalmente in biologico.  

Tutto fa intuire che queste viti daranno raccolti di grande qualità. In questa stessa fascia altimetrica hanno messo radici anche le piante di Vermentino più preziose, quelle che Paolo Bosoni ha individuato e dedicato ai suoi cru e quelle che nelle annate migliori danno vita a Numero Chiuso, di cui proponiamo come etichetta protagonista il formato Jeroboam dell’annata 2021, con un’etichetta firmata dal designer Andrea Del Sere, autore anche degli spazi della nuova cantina di Lvnae.

Numero Chiuso Vermentino dei Colli di Luni Doc 2021 in Jeroboam

Studiando la complessità che il tempo apportava nelle annate migliori a questa varietà, nel 2008 abbiamo deciso di vinificare diversamente le bacche di due nostri appezzamenti storici. Cercavamo lo spessore di un vino da invecchiamento senza perdere le caratteristiche di freschezza che distinguono le migliori espressioni di un vino bianco” ci racconta Diego proseguendo. “Oggi, alla 13° annata, possiamo dire che quell’intuizione ci ha svelato un aspetto prezioso e nascosto del Vermentino. 

Le bottiglie di Numero Chiuso finora prodotte dimostrano, infatti, di avere una interessante prospettiva evolutiva e allo stesso tempo “di essere fortemente radicate nel presente”. Per questo motivo dell’annata 2021, una parte della già esigua tiratura (il vino corrisponde al contenuto di una sola botte di rovere da 20 ettolitri) sarà riservata a un’edizione ancora più speciale con 20 Jeroboam, ambasciatrici di “questo incredibile equilibrio tra tempo e momento”.

Sin dalla prima annata è prodotto da Vermentino, impiantato su suoli dalle rocce antiche, argilliti ferrose, pietra arenaria e poca sabbia. Le vigne si trovano tra i Colli di Luni e Castelnuovo Magra, a circa 350 metri d’altitudine, con una esposizione ottimale anche alle brezze marine, dove i boschi che circondano le parcelle favoriscono una ricca biodiversità conferendo al tempo stesso una precisa impronta identitaria al vino. In cantina dopo la macerazione a freddo sulle bucce per circa 12 ore, una fermentazione a temperatura controllata in vasca d’acciaio, affina in una botte di rovere per circa 18 mesi. Dopo l’imbottigliamento fa un ulteriore affinamento in bottiglia per altri 18. 

Dopo un giallo paglierino brillante, dai riflessi dorati, al naso è complesso, con note di frutta sia tropicale che fresca, come pesca e albicocca, seguito da note di vaniglia, di fiori d’acacia. Il sorso è intenso, sapido, reso vivace da un’acidità che esalta il lungo finale ammandorlato esaltato dal formato jeroboam.

 

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Numero Chiuso 2021

 

credit photo @Lvnae

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