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AIS Piemonte e la città di Olivola presentano EvoWine Day e una sorprendente selezione degli oli del Monferrato
Il Piemonte non è nell’immaginario collettivo una regione “olivicola”, ma in diverse aree, la storia testimonia come l’olivo non sia un ospite recente. L’olivicoltura in Piemonte ha radici storiche antiche: l’olivo e la produzione dell’olio erano già diffuse nel Medioevo, rappresentando un settore economico importante. Tra il Settecento e l’Ottocento il Piemonte vide un progressivo abbandono dell’olivo, a causa delle ondate di gelo e dell’apertura delle vie di commercio con il Sud.
A partire dagli anni ‘90 si è però aperta una fase di rinnovato interesse produttivo. Un’occasione interessante di conoscenza dell’olio piemontese, in particolare di quello prodotto in Monferrato, è stata organizzata da AIS Piemonte e dalla città di Olivola, prima città dell’olio in Piemonte, per la presentazione dell’EvoWine Day di Olivola. L’interesse di AIS Piemonte per l’olio affonda nei contatti sensoriali e degustativi con il mondo del vino, tanto stretti che una lezione dei corsi per il diploma da sommelier verte sull’olio e sulle sue caratteristiche. Gli oli che arrivano dalle colline del Monferrato sono stati presentati dal Presidente di AIS Piemonte Mauro Carosso e da Luigi Ronchetti, Maestro Assaggiatore, Docente ONAV e sommelier dell’olio, un vero esperto in materia.
L’olivicoltura piemontese
La nuova filiera olivicola piemontese presenta due caratteristiche ben precise. La prima parla di una connotazione tecnico-scientifica elevata, che puntava a colmare l’assenza di una cultura pregressa, che era stata persa con l’abbandono della coltivazione degli olivi nel ‘700 e ‘800; di conseguenza quando si decise di partire con l’olivo i produttori si rivolsero alla scienza, tramite collaborazioni con le università, e ai professionisti delle zone olivicole nazionali, tramite le consulenze. La seconda caratteristica riguarda le cultivar utilizzate: per i motivi storici appena esposti, il Piemonte non possedeva più cultivar autoctone e ciò ha costretto i produttori ad importare le cultivar dal resto del territorio nazionale: di conseguenza, gli oli piemontesi sono, finora, tutti degli assemblaggi.
La gioventù della produzione olivicola piemontese si porta dietro un altro aspetto: gli oli piemontesi sono tutti classificati come oli italiani. I produttori si stanno mobilitando per ottenere riconoscimenti più specifici, a partire dall’etichetta Olio del Piemonte, per puntare alle denominazioni IGP o DOP. La strada più indicata da percorrere per la valorizzazione anche normativa del prodotto è quella delle peculiarità olfattive e gustative delle cultivar impiegate su suoli molto particolari, spesso condivisi con il mondo della vite e del vino, e le colline del Monferrato ricche di calcare e di marne possono giocare un ruolo molto importante.

L’assaggio degli oli
L’assaggio dell’olio è abbastanza simile a quello del vino, differenziandosene per un motivo fondamentale: il vino è una bevanda che accompagna bene il cibo, mentre l’olio è un alimento che può essere assaggiato a sé stante per motivi professionali di valutazione ma trova la sua ragion d’essere nel condimento, nell’assaggio in accompagnamento al cibo. Per questo motivo, oltre alla degustazione “tecnica” di sei oli, l’evento ha previsto l’assaggio degli oli con il pane da lievito madre, una robiola di Roccaverano e una battuta di Fassona, preparati dal Ristorante la Magione di Olivola.
La degustazione tecnica degli oli prevede la valutazione degli aspetti olfattivo e gusto olfattivo e la ricerca di eventuali difetti, mentre la valutazione dell’aspetto visivo può portare piacevolezza all’esperienza ma non assegna alcuna valutazione. Inoltre, Luigi Ronchetti precisa che le sensazioni gustative di amaricante e di piccantezza degli oli sono sempre un indicatore della qualità dell’olio extravergine di oliva.
Arente 2025 – Azienda Costa Arente – Veneto Valpolicella DOP
Grignan, Favarol, Leccio del Corno, Casaliva
Il primo olio in degustazione non è piemontese bensì un DOP veneto, dalla Valpolicella, zona vinicola molto importante. Quest’olio serve per costruire un punto di riferimento di un prodotto che arriva da una zona con clima abbastanza simile al Piemonte. Al naso presenta sentori di frutta bianca, poi la foglia d’olivo e l’erba di campo. In un secondo momento arrivano un fondo floreale e note di agrumi. All’assaggio si mostra medio intenso ma complesso, di ottima fluidità, con una punta di piccante e un’altra di amaricante. Il finale riporta gli agrumi, la frutta bianca e le note vegetali.
xSbaglio 2025 – Azienda xSbaglio – Calamandrana (AT)
Leccino, Grignan
Siamo in Piemonte, nel Monferrato astigiano. Profilo olfattivo che parla di un fruttato bianco leggero, di erba fresca, fieno fresco, qualche sentore di agrumi e sullo sfondo fiori gialli. Al palato non presenta il vigore piccante e amaro dell’olio precedente però queste sensazioni sono presenti e soddisfano la bocca. Un olio sottile, fine e persistente.
Smeraldo 2025 – Azienda Agorà – Ozzano (AL)/Moncalvo (AT) – Frantoio oleario a Trino vercellese (VC)
Leccino, Frantoio, Coratina, Modaiolo, Leccio del Corno, Pendolino
Siamo nel Monferrato casalese, l’azienda possiede un suo frantoio e per questo assemblaggio usa, tra le altre, la Coratina, forse la cultivar più amara d’Italia e dalla Calabria il Leccio del Corno, cultivar di nicchia. Naso complesso e intenso. Un fruttato maturo a polpa gialla, sentori di foglia di pomodoro, foglia d’olivo, erbe officinali, cardo, carciofo. Al palato si percepisce subito la delicata sensazione piccante che si unisce al sentore amaricante che si integrano con la bella fluidità per una bocca soddisfatta.
Questi primi tre oli sono molto piacevoli quando degustati con il pane da lievito madre e con la robiola di Roccaverano, mentre mancano di un pizzico di complessità gustativa per la battuta di Fassona.
Il Marino 2025 – Azienda Carucci – Vignale Monferrato (AL)
Grignan, Casaliva
È un naso ricco, intenso e complesso di foglia di pomodoro, foglia d’olivo, erba tagliata, poi frutta bianca, timo e rosmarino. Anche in questo caso il piccante e l’amaricante si fanno trasportare dalla fluidità e donano molta finezza. A mio parere è il miglior olio da abbinare alla robiola per la sua bella carica vegetale che torna alche al palato.
Robur 2025 – Azienda Piero Veglio – Moncalvo (AT)
Leccino, Modaiolo, Carboncella, Frantoio, Grignan
Siamo sul confine tra Monferrato astigiano e casalese. Olfatto di media intensità ma complesso di frutta bianca, la mela, e gialla, la pesca, la foglia d’olivo, il cardo, il carciofo, il fieno. Anche al palato si presenta complesso, il marcato amaro lascia spazio al piccante e ai ritorni fruttati che si insediano sulla fluidità e scorrevolezza. Persistente.
L’unico 2025 – Azienda Oliviera – Olivola (AL)
Maurino, Leccino, Picholine, Leccio del Corno, Grignan, Bianchera, Frantoio, Carolea, Ascolana, Casaliva, Pendolino
Profilo olfattivo intenso e complesso di frutta bianca, agrume, erbe aromatiche, foglia di pomodoro, foglia d’olivo, fieno fresco. La complessità si presenta anche al palato, dove ritroviamo i ritorni olfattivi vegetali e fruttati, ben accolti dalla piccantezza e dall’amaricante, per un palato che è soddisfatto, che gradisce la rotondità e la persistenza.













