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L’intento dell’evento
Il 7 maggio, a Milano, un gruppo di aziende dell’Oltrepò Pavese ha presentato alcune etichette di varietà meno conosciute, in occasione di un pranzo organizzato dal giornalista Davide Bortone, direttore di Winemag, presso la storica trattoria Masuelli.
Presentare intanto il Riesling Italico ben diverso dal Renano ma che in Oltrepò non si può nemmeno indicare in etichetta, andando a creare enorme confusione e poca consapevolezza di ciò che si beve. Poi le altre varietà, come Croatina, Uva Rara, Mornasca o uva di Mornico, Vespolina, tutte uve di altissima qualità che in passato hanno fatto la fortuna di altri. Un modo per parlare di un territorio che oggi sta vivendo una rinascita, dopo anni di alterne vicende. In un momento storico in cui all’interno del Consorzio si inizia a parlare una sola lingua e a intendersi su comuni obiettivi.
L’intervista a Davide Bortone
Partiamo da un presupposto, questi vini sono buoni. Sarebbe bello assaggiarli prima di sentirne parlare, ma se dopo averci letto, avrete il desiderio di provarli, allora potremo dirci in parte soddisfatti.
“Io sono un amante dell’Oltrepò a livelli spasmodici – commenta Davide Bortone. Se faccio questo lavoro ringrazio sia mio nonno che mi versava Bonarda al posto del latte, sia questo territorio che amo profondamente ma che a tratti odio”. Il racconto di oggi è fatto di pancia, oltre che di concetto, e dalle prime parole di Bortone è chiaramente percepibile.
“Me ne rammarico perché non si racconta nella sua totalità. L’Oltrepò ha necessità di essere conosciuto attraverso le sue stratificazioni, le sue specificità e le denominazioni. Oggi ho cercato di dimostrarlo selezionando alcuni produttori simbolo, con alcune varietà che purtroppo sono state tralasciate nel racconto moderno di questa realtà”.
Quando si inizia a parlare di Oltrepò?
“Con il Pinot Nero Metodo Classico, ma attorno a questa storicità non è mai stato costruito un vero valore. Sono state vendute basi ad altri territori, per esempio alcuni produttori di altre zone hanno sviluppato centri di imbottigliamento in Oltrepò, per i loro vini. I viticoltori dell’Oltrepò Pavese sono in pratica diventati buoni produttori di uve per il successo di altri”.

Intorno al Pinot Nero si è costruita una comunicazione?
“Il Consorzio lo sta facendo ma a mio parere in maniera semplicistica. Perché sembra che esista solo il Pinot Nero. Le altre varietà non hanno una loro letteratura, ci troviamo a spiegare ancora oggi che il Riesling Italico non è minimamente legato al Riesling Renano, ci troviamo a parlare di Croatina, l’uva che si può usare nell’uvaggio dell’Amarone e che è ben valorizzato al dilà della collina, nei Colli Tortonesi. Se ne parla più di là che di qua, mentre questa è la sua terra di origine. L’uva di Mornico o Mornasca è una super nicchia che oggi abbiamo assaggiato e che quasi nessuno conosce”.
Perché l’Oltrepò Pavese è in un certo senso indietro?
“Perché non ha saputo costruire un’immagine di qualità attorno alle sue gemme e ha rinunciato a costruire una piramide della qualità onesta e sincera, che aiutasse i consumatori a districarsi tra i tanti vitigni e le tante denominazioni. Parlare oggi solo di Pinot Nero è una semplificazione che da un lato può aiutare i produttori di spumanti metodo classico, dall’altro penalizzare una buona fetta del racconto territoriale”.
Il caso del Riesling italico. Si parla di fare chiarezza, ma in questo caso è proprio quello che manca.
“Si parla tanto di essere trasparenti nei confronti del consumatore, indichiamo gli ingredienti del vino in etichetta e poi consentiamo di indicare Riesling senza la specifica se renano o italico. È una semplificazione grave a cui consorzio, produttori, comitato vini devono trovare una soluzione il prima possibile.”.
Il Consorzio, nel 2025, ha fatto alcuni passi importanti, tra cui dare un nome univoco al Metodo Classico da Pinot Nero, il Classese.
“La trovo un’idea rispettabilissima, dare centralità a un vino, e qui va bene la semplificazione, ma non si può dimenticare tutto il resto. Ed è l’errore che adesso sta facendo la politica in Oltrepò Pavese. Se pensiamo ad alcune associazioni relegate a ruoli secondari nella scala delle priorità. Una di queste è il Club del Buttafuoco Storico, un’eccellenza Oltrepadana assoluta, che ha appena compiuto i trent’anni ma non ha saputo imporsi. Non solo tra i consumatori ma nemmeno in consorzio”.
La piramide di qualità in Oltrepò fatica a costituirsi. Perché?
“I produttori hanno l’interesse ma sono in balia delle correnti e delle maggioranze. Oggi la maggioranza per fortuna non è più rappresentata dalle cooperative, perché la più grande è fallita. Bisogna uscire da questo tunnel e bisogna parlare di questo territorio nella sua integrità, sennò si perde qualcosa”.
Potremmo definire quello di oggi un evento pionieristico?
“Si spera davvero, non c’è nulla di calendarizzato nel futuro. Oggi è un invito, una provocazione, la preghiera di non dimenticare tutta la bellezza di questo territorio e la sua varietà”.
Per farsi conoscere le aziende si stanno organizzando in maniera strutturata nel settore dell’enoturismo, oggi che si punta molto sugli stranieri e la loro attitudine ad apprezzare le meraviglie del nostro paese. Le bottiglie di Oltrepò arrivano nelle aree limitrofe, non riescono a superare la barriera del nord Italia, ma la speranza è di vederle arrivare nel resto della penisola, e poi, chissà, anche oltre i confini nazionali.
Che cosa vi consigliamo, il Riesling Italico

Dezza 1890, Carlo Giorgio Metodo Classico Brut: 15/18 mesi sui lieviti, si tratta in realtà di un non dosato con bollicina da Satèn. Una beva piacevole, fresca, che si apre con toni floreali, glicerici all’olfattiva mentre al gusto erbaceo, vegetale e lievemente amaricante sul finale.
Bruno Verdi, O.P. Riesling Doc Frizzante 2025: Il vino più semplice dell’azienda, un rifermentato in autoclave con lieviti indigeni. La freschezza è immediata, piacevole, morbido e floreale. Un vino da bere senza indugi e senza complicazioni.
Colle del Bricco, Khione Riesling Igt Provincia di Pavia 2024: A presentarci Colle del Bricco è Matteo Maggi, giovanissimo e fresco di studi di marketing. Ha ritirato nel 2012 l’attività dal padre, prendendo in affitto i terreni e acquistandone altri. Ha rifatti i vigneti, costruito la cantina e innovato i mezzi, con lavoro enorme in vigna e intervento minimo in cantina.
Da una vigna di 70 anni, fa due vendemmie diverse, affina in acciaio con svolgimento di malolattica. Il naso risulta complesso, il colore giallo dorato fa percepire un sorso già più strutturato. Infatti, evidenti sono le note di frutta secca, in bocca è rotondo, invoglia la beva con una pienezza di sorso e ottimo equilibrio con una parte vegetale che rimane solo sottesa.
Ca’ del Gè, Brinà O.P. Riesling Doc 2024: Ottimi i vini dell’azienda Ca’ del Gè, tra Montalto Pavese e Cicognola, 44 ettari di proprietà con produzione di 150mila bottiglie. A governare è la famiglia Padroggi. Brinà, colore verdolino, al naso si apre tra il frutto garbato e una nota vegetale, la bocca è piena, ampia e persistente, tornano le note di frutto esotico e mela. Molto buono.
A conquistarci è Filagn Long, Igt Provincia di Pavia 2024. Un magnifico cru di 70 anni che va lasciato tranquillo, come dice la titolare. Una bandiera di tipicità, con l’impressione che le uve siano andate in surmaturazione. Un, vino che si lascia sulle fecce fini fino a luglio. Il sorso è diritto, complesso, molto succoso tendente al frutto maturo.
Il Riesling Italico si dimostra versatile, frizzante, metodo classico e fermo secco non teme confronti. Il fatto che non possa essere indicato in etichetta è un ostacolo alla sua comunicazione e diffusione, specialmente nella mente di chi lo consuma. Nulla ha a che vedere con l’idrocarburo del renano, che si affida a lunghissimi invecchiamenti. L’italico si sofferma sul presente con note autentiche e di grande freschezza. Per questo ci piace molto.
I rossi

Croatina, Barbera, Uva Rara e Vespolina. Non da ultima la Mornasca o uva di Mornico, che ha buon tannino e moderato colore. Questa varietà semi sconosciuta rientra nell’elenco nel 2010. Resistente alle malattie, prevalgono il frutto, la spezia e il vegetale secco. Se affinata in legno mostra una parte molto intensa e profonda, che la rende buona come uva da taglio ma anche in purezza.
Cascina Gnocco, Orione Mornasca Igt 2018: il colore rimanda alla Tintilia, compatto e rubino intenso, molto profondo, l’occhio ci si perde. Al naso frutto di ogni genere, anche in confettura, il tannino si fa sentire ma è rotondo, levigato, al sorso rimane un’ottima acidità, con varie note di terziarizzazione. Ottimo assaggio.
Torniamo a Colle del Bricco con Gipsy Red Rosso Igt Provincia di Pavia 2024: prevalenza di Barbera (35%, con Croatina, Uva Rara e Vespolina). Vino che sembra risultato di una semicarbonica, il 50% vinificato in rosso, il resto a grappolo intero, con fermentazione in cemento e poi acciaio. Il tappo è a vite e di questo siamo grati. Risulta molto fresco, profumato, subentra una ciliegia poco matura, fragole, susina, molto interessante. Da bere anche fresco in estate.
Andiamo indietro nel tempo con Perego&Perego, Barocco 2018: croatina, barbera e varietà autoctone. Vengono usate botti esauste per cinque anni e poi bottiglia. Con appassimento in pianta, no filtrazioni o uso di solfiti. Attendono il tempo necessario perché questo vino si affini ed effettivamente il sorso gli da ragione. Al naso una lievissima nota di ossidazione che svanisce con l’attesa, al sorso inebriante, succoso, tra frutta scura e essiccata come la prugna, e note scure, boschive, fino agli aromi di scatola da sigari, cuoio. Ottimo.
Infine Picchioni, Buttafuoco Doc 2016: Croatina al 60%, Barbera e Ughetta (10%). Profumato di fiori scuri, pot-pourri, erbe essiccate, al sorso un tripudio di profondità e succo. Amarena, cioccolato, radice, sensazioni di bosco, note vanigliate. Il colore rimanda all’assaggio e si presenta compatto e intenso. Vino molto piacevole.
L’annata 2020 Buttafuoco Doc sempre di Picchioni è strepitosa. Il frutto è intatto e in equilibrio con una freschezza pimpante. Un vino che invoglia la beva e per questo lo consigliamo.
Cascina Gnocco, Vigna Ambrogina 1989, Riesling Italico indicato in etichetta. Si nomina il cru e anche la varietà, quando la norma non era scritta e la ragionevolezza vinceva. Allora si poteva fare, oggi siamo tornati indietro e no, in etichetta non è consentito. Un vino indimenticabile, perché assaggiarlo è come infilarsi in un sequel di ritorno al futuro e leggere il passato con la coscienza di adesso, senza però determinarne il destino.

Una breve riflessione
Errori, poca determinazione e zero visione hanno scritto lo spartito di un territorio pieno di talento ma poco compreso. Oggi si sta lavorando a un nuovo Oltrepò Pavese, nuovo negli intenti ma fermo nelle sue certezze, e questa giornata è stata un ottimo inizio.







