Oltrepò Pavese: rinasce il “Classese”

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Il Classese, crasi tra classico e pavese

Il 2025 segna un anniversario fondamentale per l’Oltrepò Pavese: 160 anni dalle prime bottiglie spumantizzate prodotte a Rocca de’ Giorgi nel 1865. Un traguardo che coincide con una svolta storica per il territorio. L’assemblea del Consorzio 2025 ha infatti approvato il nuovo disciplinare che introduce il nome Classese (crasi tra classico e pavese), destinato a diventare la nuova DOCG del Metodo Classico oltrepadano. Una scelta che riconosce ufficialmente l’Oltrepò come la prima denominazione al mondo fondata sul Metodo Classico da Pinot Nero vinificato in bianco o in rosé, rafforzando l’identità di una terra che di questo vitigno ha fatto la sua cifra stilistica.

Il ruolo del Consorzio Classese Oltrepò Pavese 

Il Consorzio, nato nel 1977 e riconosciuto dal Ministero dell’Agricoltura come unico organismo di tutela, promuove e protegge sette denominazioni, tra cui la DOCG Oltrepò Pavese Metodo Classico, le DOC Pinot Nero, Oltrepò Pavese, Bonarda, Buttafuoco e Sangue di Giuda, oltre ai vini IGP Pavia. Dal 2025 il Consorzio adotta anche il marchio collettivo Classese, dedicato alla valorizzazione del Pinot Nero Metodo Classico, insieme a un nuovo statuto innovativo che garantisce maggiore rappresentatività ai piccoli produttori. Con 155 aziende associate e centinaia di soci indiretti, il Consorzio rappresenta una produzione di circa 25 milioni di bottiglie l’anno, provenienti da 11.000 ettari vitati, la superficie più ampia della Lombardia.

Un territorio unico per vocazione

A meno di 50 km da Milano, l’Oltrepò Pavese è una terra di confine tra Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna e Liguria, modellata da un paesaggio di colline e alture appenniniche che oscillano tra i 120 e i 550 metri. I terreni, anticamente sommersi da un mare tropicale, presentano marne, calcari e formazioni fossili che contribuiscono alla mineralità dei vini. Il clima, mite ma ventilato, favorisce un’eccellente maturazione delle uve e una spiccata vocazione per il Pinot Nero, che qui trova una delle sue espressioni più identitarie.

Origine di un primato: il primo blanc de noirs italiano

La storia oltrepadana del Metodo Classico nasce nella Valle Scuropasso, dove a metà Ottocento i Conti Giorgi di Vistarino introdussero le prime barbatelle di Pinot Nero rientrando da un viaggio in Francia. Dalle loro vigne partirono le uve per i primi esperimenti italiani di rifermentazione in bottiglia e, nel 1865, Augusto Giorgi di Vistarino produsse il primo blanc de noirs dell’Oltrepò, anticipando di fatto la stagione moderna delle bollicine italiane. 

Classese: un nome che torna, una visione che si rinnova

Il termine “Classese” non è nuovo. Era stato adottato nel 1984 da un gruppo di produttori per distinguere il Metodo Classico da Pinot Nero. Oggi quel nome torna con una forza rinnovata: diventerà la denominazione ufficiale, in seguito all’iter ministeriale, e comparirà subito sulle etichette tramite il marchio collettivo. Classese rappresenta l’affermazione della vocazione dell’Oltrepò al blanc de noirs, un unicum nel panorama vitivinicolo mondiale.

Un evento per celebrare i 160 anni

Le celebrazioni del 2025 sono culminate nel borgo medievale di Golferenzo, dove si è svolto l’evento Oltrepò: Terra di Pinot Nero. La cena stampa presso la Corte del Lupo ha riunito produttori e giornalisti, offrendo un percorso di degustazione dedicato alle migliori espressioni del Pinot Nero oltrepadano e del Metodo Classico. 

Racconto di alcune degustazioni particolarmente riuscite

Il carattere: Scuropasso, Roccapietra Cruasé Oltrepò Pavese Metodo Classico Docg Pinot Nero Rosé Extra Brut 

Vitigni Pinot nero. Si trova a Pietra de’ Giorgi (PV) a circa 280 m s.l.m. con esposizione a ovest. La sboccatura avviene dopo 60 mesi di permanenza sui lieviti, con rotazione annuale delle cataste. Cruasé, (crasi di cru – un vigneto specifico di una zona delimitata – e rosè). Una bollicina ricca e di carattere, che arriva dritta in bocca, morbida e potente allo stesso tempo. Il Pinot Nero che in purezza e qualità rivela persistenza ed eleganza.

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Quaquarini Francesco insieme a Montecerucco sono stati i primi a coniare il nome classese già 50 anni fa. Oggi il nome è stato rilanciato in particolare da Brandolini, Scuropasso e Bruno Verdi e confermato come marchio collettivo frutto di un progetto lungimirante del Consorzio Tutela Vini Oltrepo’ Pavese.

L’eleganza: Oltrenero, Selezione 2010 Oltrepò Pavese Metodo Classico Docg Rosé Brut 

La Tenuta si trova a Zenevredo, “la terra dove nascono i ginepri”. Almeno 36 mesi sui lieviti. Fragrante bouquet di piacevoli note agrumate come il mandarino, il cedro  e a caratteristici sentori di piccoli frutti rossi, dal lampone, al ribes fino alle fragoline selvatiche. Il finale è elegante e ricorda la crosta di pane e il burro di malga. In bocca risulta deciso, fresco e con ottima sapidità.

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L’austero: Fiamberti, Caristoro Ambrogio 2013 Oltrepò Pavese Metodo Classico Docg Blanc de Noir

La famiglia Fiamberti ha radici nella zona di Canneto Pavese (Oltrepò Pavese) fin dalla seconda metà del Cinquecento. La sede storica della famiglia è la “casa-cascina Caristoro”, da cui deriva anche il nome del vino. Fa almeno 30 mesi sui lieviti. Prevalgono note erbacee, secche-vegetali e terrose, naso con sentori di frutti di bosco scuri, un po’ di amarena e tabacco. Nel complesso un vino piuttosto austero, note di tabacco e cacao, presente la noce, note speziate di pepe verde, lievi sfumature di confetture scure.

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L’outsider: Torre degli Alberi, Oltrepò Pavese Metodo Classico Docg Pinot Nero Pas Dosè

Prodotto da Agricoltura Biologica – senza diserbanti, pesticidi o trattamenti chimici. Affinamento minimo sui lieviti di 42 mesi. Torre degli Alberi è un piccolo borgo raccolto intorno ad un torre trecentesca, di proprietà storica dei Dal Verme, antica famiglia nobiliare in cui Luchino, è stato anche impegnato nella Resistenza partigiana.  Un calice brillante e intenso nel colore, con note di frutta croccante che si fondono a sentori di selce bagnata, fumè e di crosta di pane. Al gusto è pieno, secco e sapido, perlage fine ed elegante e di grande persistenza.

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Tanti altri gli assaggi meritevoli da Travaglino con la sua Gran Cuvée Blanc de Noir 2019 millesimato, a Vergomberra di Bruno Verdi Dosaggio Zero 2018, Talento La Piotta Brut 2021, il Castello di Cigognola Cuvée More Pas Dosè, Tenuta Frecciarossa Extra Brut, Le Fiole Isabel col suo Brut, La Genisia e Calatroni, Prime Alture con le loro linee. 

Il pinot nero richiede grande maestria in vigna essendo un vitigno “capriccioso” e lunatico come dicono alcuni produttori, va accudito. In cantina richiede affinamenti lunghi per esprimersi nella variante spumantizzata, con un disciplinare che richiede inoltre standard elevati. Il pinot nero soprattutto nella versione spumantizzata con Metodo Classico ad oggi non è più una promessa ma un’eccellenza consolidata di eleganza, freschezza e complessità. In una parola raffinatezza e ricerca continua che il Classese saprà degnamente rappresentare come ulteriore gioiello lombardo, in Italia e nel mondo. 

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