Roberto Cipresso premiato come “Enologo dell’anno”

Roberto Cipresso_evidenza

Tempo di Lettura: 6 minuti

Il visionario del vino che racconta il mondo attraverso una vigna

Ci sono enologi che interpretano la terra, altri che la studiano, altri ancora che la traducono in vini tecnicamente impeccabili. E poi c’è Roberto Cipresso, una figura che trascende ogni definizione professionale: enologo, filosofo agricolo, narratore di terroir e instancabile viaggiatore del gusto. Un uomo che ha costruito una carriera internazionale senza mai abbandonare l’idea che il vino sia, prima di tutto, un ponte tra luoghi, persone e culture. A distanza di vent’anni la Fondazione Italiana Sommelier, durante la presentazione ufficiale di Bibenda 2026, lo ha premiato nuovamente come “Enologo dell’anno”, riconoscendogli meriti, non solo come professionista, ma anche come visionario. Una visione che ha saputo unire scienza ed emozione, tecnica e poesia, senza mai perdere il contatto con la vite, con la terra, con l’essenza agricola del mestiere.

Dalla Val di Cembra a Montalcino, l’inizio di un viaggio senza confini

Il suo percorso comincia in Trentino, con gli insegnamenti del Prof. Attilio Scienza, tra le asperità della Val di Cembra, dove il vigneto è per definizione verticale ed eroico. Un luogo dove si impara presto che il vino è fatica prima ancora che eleganza. Ma la sua carriera ha inizio con il suo arrivo a Montalcino, alla fine degli anni Ottanta, che rappresenta il primo snodo fondamentale della sua carriera: è qui che comprende come un territorio possa essere una lingua da decifrare, come il sangiovese possa cambiare pelle a ogni collina, e come un vino possa diventare un racconto.

Le sue collaborazioni con alcuni dei produttori più importanti tra cui Case Basse, Poggio Antico e Ciacci Piccolomini d’Aragona, gli permettono di affinare le sue conoscenze, e vivere esperienze che oggi definiremmo pionieristiche. Studia il comportamento dei suoli, sperimenta tecniche agronomiche, osserva i microclimi come fossero personaggi e soprattutto trova una sua idea di vino, volutamente identitaria, mai standardizzata.

Il laboratorio del mondo, l’enologo che attraversa i confini

L’evoluzione successiva è una sorta di migrazione naturale. Cipresso inizia a lavorare in Argentina, in Spagna, nell’Est Europa, nei Balcani, dove porta non una ricetta, ma un metodo: ascoltare la terra e interpretarla, senza imporre uno stile. Il risultato è un mosaico di esperienze che pochi enologi possono vantare: vigne in altitudine, terreni vulcanici, vitigni dimenticati, climi estremi. Roberto si muove come un interprete che cambia lingua senza perdere il proprio accento, costruendo vini capaci di raccogliere la voce dei luoghi. Il suo approccio lo porta a essere consulente e mentore di molti progetti internazionali, contribuendo a far crescere interi territori e nuove generazioni di vignaioli.

La filosofia del vino come racconto

Se c’è un tratto che lo rende riconoscibile nel panorama enologico mondiale è la sua capacità di attribuire al vino un valore narrativo.Per lui ogni bottiglia è un racconto di geologia, vento, uomini, storia. Non esiste vino senza un contesto culturale. Non esiste viticoltura senza un’etica agricola.

È un pensiero che negli anni ha anticipato molte tendenze contemporanee: la ricerca del terroir, l’attenzione al clima, la riscoperta dei vitigni locali, l’idea che la sostenibilità non sia una moda ma una responsabilità. La sua è una visione artigiana, che non rinnega la tecnologia, ma la utilizza per rispettare – non per forzare – ciò che la natura offre.

Che la Fondazione Italiana Sommelier abbia scelto proprio lui come “Enologo dell’anno” non è dunque sorprendente. La sua figura incarna un’idea di vino sempre più centrale nel panorama globale: un vino autentico, agricolo, umano. Un vino che non segue il mercato, ma dialoga con il paesaggio.

Tra progetti sperimentali, viaggi nei vigneti di mezzo mondo e un approccio che unisce scienza e sensibilità, è oggi una delle voci più autorevoli dell’enologia contemporanea. La sua vittoria non è solo personale, ma rappresenta un riconoscimento all’intero movimento del vino artigianale italiano e al valore delle storie custodite nei nostri territori. E il premio sottolinea anche una verità spesso sottovalutata: l’Italia ha ancora molto da dire nel mondo del vino, e professionisti come Cipresso sono gli ambasciatori più credibili di questa ricchezza.

roberto cipresso_testo
Roberto Cipresso

Breve intervista 

Qual è il significato più importante di questo premio? 

Il fatto che siamo ancora qua. Sono passati vent’anni dal primo oscar, non abbiamo mai mollato, e questa fatica viene riconosciuta. Poi sono successe tante cose, mi sono dedicato molto di più all’estero e questa cosa è riconosciuta. Abbiamo portato un po’ di cultura italiana in Argentina, negli Stati Uniti, in Francia, in Spagna. Questo è ciò che mi dà più soddisfazione, è riconosciuto un lavoro nel tempo”.

C’è un vino, una vendemmia, a cui ti senti particolarmente legato? 

È una domanda complicata perché ce ne sono tanti. Sicuramente sono molto legato al malbec in Argentina. Ma ho una memoria storica anche di tante belle annate di Brunello di Montalcino, perché il sangiovese ha questa capacità di evolversi lentamente e emozionare negli anni.  Ultimamente  mi sto avvicinando molto al pinot nero, perché sto facendo dei vini in Borgogna. Mi sorprendono e mi entusiasmano”. 

Quali sfide all’orizzonte dopo questo premio? 

Ho un progetto che si chiama Wines of Silence, e di cui vado molto fiero. Ho messo insieme 12 personaggi del vino che conosco da tanti anni, e che stimo molto. Insieme a loro sosteniamo, e diamo supporto tecnico, a vignaioli di paesi segnati da conflitti militari, o dove la viticoltura è in abbandono. Abbiamo fatto vino in Ucraina, in Armenia, in Iran, e a breve in Libano, Etiopia e in altre zone di tensione. Se poi si pensa che in quei paesi ci sono vitigni secolari, capiamo l’importanza del progetto. Come in Armenia, dove stiamo recuperando varietà che sono a rischio estinzione. Inoltre, portare il vino in una dimensione drammatica ci fa riflettere anche sul suo vero significato. Diventa un messaggio di resilienza e di aiuto a chi è in difficoltà”. 

Tu oggi sei considerato un capostipite. Cosa consigli a un giovane che vuole fare l’enologo, o che si sta avvicinando a questo mondo? 

Io ho trasformato la mia cantina in una specie di laboratorio, con una foresteria, dove ospito continuamente ragazzi che stanno iniziando il loro percorso.Sicuramente il primo consiglio è di andare sempre a fare esperienze in giro per il mondo, fare tante vendemmie, assaggiare uve diverse. America, Australia, Argentina, Perù. L’importante è fare esperienze, perché è proprio quello il vero valore di una winemaker. E poi continuare ad avere stimoli, curiosità, passione, allenare l’istinto. Sorprendersi sempre”. 

Quali sono le differenze tra la consulenza in Italia e fuori confine?

Domanda interessante.Io ho avuto la fortuna di lavorare in tutta Italia, per tanti anni. Il rapporto che si crea tra imprenditori e consulenti è più un rapporto di scambio di ruoli, di obiettivi, di strategie. All’estero è diverso, perché noi trasmettiamo un background, un know-how, che è molto di più di quello che si va a vendere nelle realtà. E abbiamo un’esperienza e una creatività che sono molto apprezzati. Più che consulenti diventiamo dei confessori, degli psicologi. Prima c’è una consulenza, ma poi si creano rapporti che si intensificano nel tempo. È più quello che ti porti a casa di quello che dai. Invece in Italia misuriamo sempre i tempi, le azioni. Poi ovviamente, all’estero è sempre una novità. Magari hai imparato a fare un buon Brunello di Montalcino, ma non hai un protocollo che copi e incolli. Ogni volta c’è una realtà diversa, hai dei modelli che quotidianamente ridisegni. Adesso sto portando avanti un progetto in Perù, in una zona di confine con il Texas, non troppo lontano da Monterrey in Messico. Una zona di indiani americani, dove, grazie al clima, convivono meravigliosamente tante varietà di piante, e di vitigni. Stiamo piantando un vigneto a piede americano e cerchiamo di creare una piccola Borgogna. Ma la cosa più bella è che abbiamo “assunto” tutti gli abitanti del pueblito all’interno di quel territorio. È un messaggio sociale forte. Facciamo una cantina di persone, ridando un’identità a una terra che non ha tradizioni ma che ha grande potenziale”.

Se dovessi citare un vitigno sconosciuto che secondo te potrebbe avere successo? 

Un mese fa sono stato in Russia, nella zone del conflitto, e ho scoperto due varietà che non conoscevo e che secondo me hanno un potenziale pazzesco. Krasnostop zolodovsky e zimlyansky chorny, nomi difficili da ricordare, ma che in bocca ti rimangono impressi. Poi ce ne sono altri molto interessanti, come il carignan in Argentina e in Cile. E tra le varietà nuove, mi piacciono molto l’areni noir in Armenia, e il saperavi in Georgia”. 

roberto cipresso_testo

Hai un azienda?

Vuoi far conoscere la tua passione, il tuo territorio e la qualità dei tuoi vini a un pubblico più vasto? Se la tua cantina merita più visibilità online e notorietà, possiamo aiutarti.

Non Lasciarti Sfuggire Nulla!

Per ricevere contenuti esclusivi, anteprime e offerte dedicate, entra a far parte della nostra comunity. Iscriviti e scopri il nostro prossimo segreto!

kombucha

Fermentazione inoculata di lieviti e batteri che lavorano in sinergia

Piemonte
Vermouth Superiore Bianco di Torino Bèrto

Distilleria Quaglia

Piemonte
London Dry Gin Fulmine

Glep

Veneto
Prestige Collection
Spumanti

Mionetto

Alto Adige
Kettmeir Riserva "1919" Extra Brut
Spumanti

Kettmeir

Lombardia
Bottinus Metodo Classico Pas Dosè Garda Doc
Spumanti

Cantina Bottenago

Lombardia
Bellerica Riviera del Garda Classico Doc
Vino Rosato

Scolari

Toscana
Nàcchero Ciliegiolo Toscana Igt
Vino Rosso

Grillesino

Alto Adige
Pinot Bianco Alto Adige Doc
Vino Bianco

Tenuta J. Hofstätter

Veneto
0% Alcohol Free Sparkling
No Alcol

Montelvini

Friuli Venezia Giulia
Ribolla Venezia Giulia Igt
Vino Bianco

Gravner

Veneto
Turchetta Veneto Igt
Vino Rosso

Corte Carezzabella

Toscana
La Madda Ansonica Maremma Toscana Doc
Vino Bianco

Provveditore

Piemonte
Nebbiolo Superiore Prunent Diecibrente Doc
Vino Rosso

Cantine Garrone

Veneto
ioAura Metodo Classico Lessini Durello Riversa Doc
Spumanti

Cantina Tonello

Alto Adige
Sanct Valentin Passito Comtess Alto Adige Doc
Vino Dolce

St.Micheal Eppan

Toscana
Rosato di Ampeleia
Vino Rosato

Ampeleia

Iscriviti alla Newsletter

Per non perderti i contenuti e le promozioni di GiuColVino, iscriviti alla nostra Newsletter mensile!