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Il girl power under 40 del mondo vinicolo italiano
Ogni volta che partecipo ad un evento delle Sbarbatelle percepisco la giovane vitalità femminile, la tensione verso il lavoro fatto a regola d’arte e la capacità di innovare restando nell’alveo della tradizione, ulteriori travolgenti attitudini femminili. E anche quest’anno, nel curatissimo parco all’inglese e nell’oragerie barocca del castello dei Marchesi Alfieri, tenuta vinicola carica di storia e di eccellenza produttiva, ho sentito le medesime piacevoli sensazioni.
Sbarbatelle, da evento a movimento associativo
Il fenomeno delle Sbarbatelle iniziò nel 2017, a seguito di una geniale intuizione di AIS Asti, e del suo Delegato Paolo Poncino, e di AIS Piemonte, che invitarono le giovani produttrici a raccontarsi attraverso le loro etichette. Ero presente e rimasi colpito dalla ricchezza del racconto del vino quale espressione della terra e della sapienza delle mani di chi la lavora coniugato al femminile. È vero che il vino buono è sempre espressione del territorio e delle sapienti mani del produttore, ma la trama scritta e le parole scelte da giovani personaggi femminili fanno ben apprezzare che occorre credere nel proprio sogno, che può essere raggiunto solo attraverso il faticoso lavoro, alimentato dall’energia, dalla vitalità, dalla passione e dalla competenza, qualità che devono nutrirsi delle esperienze del passato per poter traguardare il futuro e accettare le imponenti sfide che pone.
Ma le giovani Sbarbatelle fecero subito anche gruppo, iniziarono a confrontarsi e aiutarsi: la via era già tracciata e nel 2024 Sbarbatelle evolve in un movimento, anzi un’Associazione non-profit di produttrici di vino under 40 provenienti da tutta Italia, che declinano nel manifesto programmatico:
Rappresentiamo una nuova generazione di donne nel mondo del vino che porta avanti l’eredità del territorio con spirito innovativo.
Ciò che nacque come evento vinicolo si è trasformato in uno spazio inclusivo dove è possibile condividere esperienze, affrontare sfide comuni e crescere insieme, con una particolare attenzione all’innovazione del settore vitivinicolo nazionale e alla salvaguardia della ricchezza culturale del patrimonio enologico italiano. Per raggiungere gli scopi associativi, Sbarbatelle svolge il ruolo di rete di supporto dinamica e innovativa per le aderenti, tramite una ricca gamma di attività e iniziative pensate per stimolare il networking e fornire supporto concreto alle socie, come specifici programmi di formazione, viaggi studio, visite ad aziende, partecipazioni a fiere, eventi e condivisione di esperienze e contatti commerciali e produttivi. Ad oggi gravitano attorno al mondo Sbarbatelle oltre duecento produttrici, delle quali novanta sono associate.
Sbarbatelle 2025: l’ottava edizione
Per la sua ottava edizione, Sbarbatelle ha confermato la storica location della bellissima Tenuta Marchesi Alfieri, in San Martino Alfieri, in pieno Monferrato. Nel parco all’inglese e nell’orangerie barocca della tenuta, oltre settanta Sbarbatelle hanno presentato duecento vini ai banchi d’assaggio. Anche se non si tratta dell’aspetto più importante di un evento – movimento – associazione, qualche nome di produttrice e di bottiglie che mi hanno colpito meritano qualche parola.
Iniziamo con i vini di Diletta Pieraccini dell’azienda Col di Lamo di Montalcino (SI). Le etichette con il profilo femminile sono bellissime ed evocative del girl power, e ottimi sono i vini. Il Brunello di Montalcino 2011 ha un olfatto ampio e articolato di marasche e more in caramelle gommose, di composta di arancia sanguinella, delle note affumicate, dei sentori di spezie scure, pepe nero, e dolciastre. Il tessuto del sorso è elegante, ampio, corposo, gustoso, in equilibrio sul gioco dei raffinati tannini e della piacevole sapidità. Molto bevibile con un finale persistente e complesso.
Proseguiamo con Diletta Tonello, dell’omonima azienda di Montorso Vicentino (VI) sui Monti Lessini. Conobbi Diletta e i suoi vini, che mi piacciono tantissimo, in una precedente edizione di Sbarbatelle, e in questa edizione mi ha colpito IoEos 2022, 100% garganega, per la pregevole fattura di vino vulcanico. IoEos 2022 è di colore paglierino non troppo carico ma denso, con un profilo olfattivo di frutta esotica matura – ananas, mango, frutto della passione – pasta di mandorle, con decisi sentori speziati di pepe bianco ben equilibrati dall’elegante vaniglia in baccello. In bocca si presenta secco, di acidità che fa salivare, di piacevole sapidità e di lungo finale fruttato e speziato.
Grande impressione mi hanno fatto i vini di Marianna Velenosi, dell’azienda di famiglia di Ascoli Piceno. In particolare mi ha colpito l’Offida Rosso Ludi 2021 – 85% montepulciano, 8% cabernet sauvignon, 7% merlot. Rubino denso e brillante, bouquet olfattivo molto fine di composta di prugne, vaniglia, foglie di tabacco biondo, cuoio, pepe verde, con un intrigante finale balsamico di foglie di cedro. Il sorso avvolge il palato, trainato dall’alcol in sinergia con il fitto tannino e la freschezza. Il lungo finale regala note balsamiche e speziate.
Termino con Flavia Fusco, dell’azienda Merumalia di Frascati (Roma) e con il suo Frascati Superiore “Primo” 2024 bio. Paglierino vivace con sfumature dorate. Seducente profilo olfattivo intessuto di scorze di agrumi, melone cantalupo, fiori del tiglio, biancospino e miele di acacia. Sorso pieno, elegante ed equilibrato, grazie alle sensazioni di freschezza e sapidità che dialogano con l’alcol e determinano un lungo e accattivante finale.












