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Poderi Colla crede con forza che la pazienza è intrinseca alla figura dell’agricoltore
Quando ci si reca in visita presso Poderi Colla a San Rocco Seno d’Elvio, un tiro di schioppo da Alba, si avverte subito che si sta entrando in contatto con una delle aziende che hanno percorso, e hanno scritto, per oltre trecento anni gran parte della storia pluricentenaria del vino piemontese, mentre, al termine della visita, dopo aver degustato i vini prodotti e aver parlato con i protagonisti, sorge spontaneo domandarsi quali siano le leve, i punti di forza che Poderi Colla ha manovrato per attraversare con successo un periodo di tempo così lungo.
Per trovare la risposta, mi sono rifatto ad alcuni concetti di analisi economica e finanziaria cui fui introdotto tempo fa, secondo i quali esistono le longlasting star o evergreen companies, aziende che attraversano le mode, i periodi difficili e quelli meno, i cambiamenti del mercato, i capricci dei governi, uscendone sempre migliori perché non si preoccupano di differenziare solo i prodotti e i mercati ma si impegnano a differenziare i valori aziendali e, una volta trovati i propri, a non modificarli più.
Storia e valori
Per essere una longlasting star occorrono parecchi anni di storia e quella di Poderi Colla inizia nel 1703, a Santo Stefano Belbo, provincia di Cuneo. I documenti attestano che Carlo Colla, con il figlio Stefano, in quell’epoca vendeva “bottelli di Rosatello” e “brente di vino Negro” prodotti nei vigneti di proprietà in città. Nel 1778 il nipote Pietro acquista una cascina con vigna a S. Giorgio (un tempo Arzignano) di Castiglione Tinella e vende il “Moscatello”. I Colla sono di sicuro bravi a produrre e vendere vino perché hanno i fondi necessari per seguire l’attitudine ad innovare, ad aprirsi ai nuovi prodotti e nel 1800 partecipano alla nascita e diffusione del Vermouth, il “moscato aromatico” inventato da Carpano, la cui produzione diventa un’arte che Pietro Colla e il figlio primogenito Giuseppe fanno propria. Dopo il Vermouth è il turno delle bollicine: Giuseppe Colla diventa l’uomo di fiducia di Carlo Gancia, pur continuando la produzione dei vini di famiglia a Castiglione Tinella, ma è Pietro Colla, classe 1894, che apprende le tante sfaccettature del metodo champenoise direttamente da Giuseppe Gallese, che decenni prima l’aveva importato dalla Champagne, e divulga l’arte e la qualità dello Spumante Metodo Classico grazie al suo lavoro alla Gancia e all’acquisto di vigneti pregiati a Moncucco di Santo Stefano Belbo.
Persona stimata e reputata, richiesta da importanti aziende del tempo, è uno dei più importanti soci del neonato Consorzio dell’Asti, siamo nel 1932, e vende i suoi vini in Italia e all’estero. Nel 1930 nasce Beppe Colla, figlio di Pietro, che nel 1956 rileva la ditta del Cav. Prunotto e, quando ancora i vini piemontesi erano pochissimo conosciuti, la rende una realtà famosa nel mondo. Beppe Colla è una delle figure centrali della recente storia enologica delle Langhe, uomo dal pensiero preciso, chiaro ed innovativo, partecipa attivamente alla stesura dei disciplinari di produzione delle Denominazioni dei vini dell’albese e persegue costantemente la qualità: negli anni ’60 per primo in Langa inizia a vinificare separatamente le uve delle posizioni migliori ed introduce in etichetta la parola cru, mostrando a tutti che il termine è di grande importanza per la tutela del territorio.
La storia prosegue e nel 1994 Beppe Colla, il fratello Tino e la figlia Federica Colla scrivono un nuovo capitolo: la Poderi Colla, che nasce dall’unione sotto un unico cappello societario di tre grandi territori vocati alla vitivinicoltura: Cascine Drago a San Rocco Seno d’Elvio di Alba, Tenuta Roncaglie a Barbaresco e Dardi Le Rose a Bussia di Monforte d’Alba. A queste tre realtà simbolo dell’enologia delle Langhe a fine 2016 si è aggiunto il Bricco Bompè a Madonna di Como di Alba.
A Federica, che si occupa degli aspetti finanziari e logistici dell’azienda, a Tino Colla e a Beppe, si aggiunge Pietro, il figlio di Tino, che dopo aver conseguito la laurea in enologia ad Alba, assume in prima persona la conduzione agronomica ed enologica. Per completare la lunga storia di Poderi Colla è necessario spendere qualche parola sull’amicizia tra Beppe Colla e Luciano Degiacomi, farmacista e gastronomo, tra i promotori e fondatori della Famija Albèisa, di cui fu presidente dal 1963 al 1970; Luciano Degiacomi fu tra i più strenui e convinti propugnatori dell’Enoteca Regionale Piemontese, costituita nel castello di Grinzane Cavour nel 1966.

L’amicizia tra Beppe Colla e Luciano Degiacomi
Beppe Colla e Luciano Degiacomi nel 1967, insieme ad un gruppo di amici, diedero vita all’Ordine dei Cavalieri del Tartufo e dei Vini di Alba, di cui per venticinque anni Degiacomi fu il Gran Maestro e l’instancabile animatore, carica che alla sua scomparsa passò a Beppe Colla. Cascine Drago apparteneva a Luciano Degiacomi, che l’aveva eletta a casa delle vacanze; la proprietà passa ai Colla perché gli eredi Degiacomi non erano interessati e la famiglia Colla già curava l’agronomia e l’aspetto enologico delle tenuta. Luciano Degiacomi fu anche il creatore del Bricco del Drago di Poderi Colla, il primo super vino da tavola del Piemonte, forse in Italia.
Da una storia lunga e densa di avvenimenti di successo come quella dei Colla, si possono distillare i valori che caratterizzano la filosofia aziendale: la famiglia Colla crede con forza che la pazienza è intrinseca alla figura dell’agricoltore, che deve accettare i ritmi della natura, ammettere e riconoscere i rischi, e attendere che la natura, lungo il sentiero tracciato dall’uomo, faccia il suo corso, e alla pazienza aggiungono l’istinto di chi ha la più profonda conoscenza dei suoli, dei vigneti e dei vitigni, istinto e conoscenza che sono gli elementi essenziali per la qualità dei vini nonché per la costruzione dell’identità aziendale che nel caso dei Colla parla di distinzione rispetto alla massa e alle mode.
L’applicazione produttiva della filosofia aziendale di Poderi Colla è molto semplice. Si parte dal principio “una vigna, un vitigno, un’etichetta”, che discende dal concetto dei Cru già usato nel 1961, applicato non solo a Barolo e Barbaresco ma anche agli altri vini le cui uve arrivano sempre da una sola vigna, per ottenere la massima espressività di quel vitigno in quel particolare territorio. Si prosegue con l’innovazione: abbiamo già verificato che i Colla non hanno mai avuto paura della sperimentazione e la tradizione è proseguita fino ai tempi nostri.
Tino Colla studia alla Scuola Enologica di Alba e successivamente va a perfezionarsi in Borgogna dove si innamora del Pinot Nero. Al suo rientro, Tino e il fratello Beppe decidono di piantare vitigni che non siano solo quelli autoctoni e la scelta cade sul pinot nero, impiantato a Campo Romano nel 1977. L’innovazione prosegue con il riesling, piantato nel 1985 nel vigneto Renana. Chi predica la virtù della pazienza in agricoltura non può che essere tradizionalista in cantina: dolcetto e riesling fermentano e affinano in acciaio mentre gli altri rossi fermentano in vasche di cemento, mai abbandonate anche quando non erano più di moda, e affinano in botti grandi di rovere di Slavonia Garbellotto dai 2000 ai 9000 litri. Mai usate le barriques ad eccezione di un esperimento con il Barolo, subito abbandonato, e dei primissimi anni di produzione del Pinot Nero, fino a quando Beppe e Tino Colla non si rendono conto che l’equazione “pinot nero in barrique” funziona in Borgogna ma nel terroir delle Langhe il nobile pinot fornisce il meglio di sé in botte grande.
I vini di Poderi Colla
Alta Langa Pietro Colla 1909 Blanc de Noir Extra Brut 2021
90% pinot nero 10% nebbiolo. I vitigni sono importanti e crescono su un terroir che dona uve importanti, ricche, adatte ai lunghi invecchiamenti; e questo extra brut da 2, massimo 3 g/l, quindi quasi un pas dosè, sboccato a febbraio, è uno spumante ricco, importante, consigliato per aperitivo anche se lo vedo bene a tutto pasto. All’inizio se ne sta sulle sue, da vero piemontese, ma una volta che la conoscenza è stata approfondita svela in pieno la sua eleganza, la classe, la finezza, la complessità e la piacevolissima beva sostenuta dalla vivace acidità e dalla sapidità. Sia al naso sia alla retrolfattiva, oltre ai profumi di un grande Metodo Classico, si percepiscono aromi di frutta rossa e al palato tanta struttura.
Langhe Riesling Ranera 2022
100% riesling solo acciaio. Da barbatelle di riesling renano per ottenere l’essenza piena del vitigno, piantate nel 1985 a seguito delle esperienze di Tino Colla in Francia. Il nome del vino deriva dal canto delle rane che si può sentire da un piccolo fiumiciattolo che si trova nel vigneto sito presso le Cascine Drago. Il progetto prevede di produrre un riesling con caratteristiche da grande bianco cui si coniugano le attitudini all’invecchiamento tipiche dei vini rossi. L’annata 2022 mostra un bel giallo paglierino e un profilo olfattivo agrumato, floreale e minerale. Al palato si evidenziano i primi segni di evoluzione in termini di ispessimento della struttura già ora ben integrata alla sapidità, alla freschezza e alla mineralità. Un ottimo riesling langarolo.
Dolcetto d’Alba Pian Balbo 2024
100% dolcetto. In questo caso non voglio scrivere delle note di degustazione, perché il Pian Balbo, a mio parere, merita di essere etichettato come il “nobile vino quotidiano” che deve essere presente in tutte le cantine e su tutte le tavole. Buonissimo, piacevolissimo, la sua bevibilità ti cattura: si apre la bottiglia, si affetta un salame genuino e in meno di trenta minuti il Pian Balbo è terminato. Vino spensierato, non impegna la mente ma la gratifica, come gratifica e coccola il palato. A tutto pasto, fresco anche d’estate e, perché no, con la pizza.
Langhe Pinot Nero Campo Romano 2022
100% pinot nero. È il risultato dell’incontro tra l’eleganza e la finezza del pinot nero francese e il terroir piemontese che gli dona tanta struttura. Il nome deriva dal ritrovamento, all’epoca dello scasso per piantare il vigneto, di resti di un insediamento romano: pezzi di mattone, tegole ed anfore. Macerazione e fermentazione in vasche di cemento, poi un anno di affinamento in botte grande. Siamo lontani dall’idea di pinot nero borgognone; in degustazione alla cieca potrebbe essere confuso con un nebbiolo. Naso che evidenzia la frutta rossa macerata, la foglia di tabacco, il sottobosco e un bel profilo speziato scuro. Al palato evidenzia meglio i suoi caratteri sabaudi, con l’estesa trama tannica e il sorso di corpo e di buona struttura. Lungo il finale.
Barbera d’Alba Costa Bruna 2023
100% barbera.L’incontro tra la famiglia Colla e il vigneto Costa Bruna è stato quasi fortuito e risale all’acquisto del Cru Roncaglie in Barbaresco: i Colla scoprirono un tesoro posto esattamente all’interno di un altro tesoro: due ettari impiantati a barbera di piante di almeno 90 anni. Macerazione e fermentazione in vasche di cemento ed affinamento di un anno in botte grande. Il Costa Bruna parla di coesistenza tra la struttura e la complessità della vigna vecchia cresciuta sulle marne dalle quali arriva il Barbaresco con la freschezza e la facilità di beva della barbera. Profilo olfattivo di fragole, ciliegie, rosa, geranio e mix di spezie. Al palato il Costa Bruna segna due bei gol: ottimo corpo e tanta fresca e piacevole acidità che svolge alla grande il suo mestiere principale di rendere il sorso bevibile e scorrevole perché non deve preoccuparsi di tenere a bada l’invadente alcolicità che negli ultimi anni di climate change ha assunto la barbera, in questo caso 13,5% di alcol. Ottima evoluzione prospettica.
Nebbiolo d’Alba Drago 2023
100% nebbiolo. Macerazione di 10/12 giorni e fermentazione in vasche di cemento. Affinamento di circa un anno in botti grandi da 9000 litri. Bellissima etichetta su cotone che raffigura Bacco, riproduzione di un dipinto donato alla famiglia. Nebbiolo paradigmatico, identitario, una volta assaggiato si memorizzano le caratteristiche del nebbiolo; inoltre è un nebbiolo d’Alba da uve delle Cascine Drago al confine con la zona del Barbaresco, quasi un piccolo Barbaresco. Bouquet olfattivo di prugna, spezie, mirtilli, lampone, rosa e violetta. Al palato evidenzia struttura e tannini importanti e integrati nel sorso. Persistente nel lungo finale fruttato e speziato.
Barbaresco Roncaglie 2022
100% nebbiolo.Macerazione con le bucce per circa 12/15 giorni, malolattica svolta prima dell’inverno. In primavera inizia l’affinamento di circa 12/14 mesi in botti grandi di rovere di Slavonia. Già prima del riconoscimento delle MGA di Barolo e Barbaresco, la tradizione contadina tramandata nelle Langhe parlava del Cru Roncaglie come di uno dei posti più vocati per la produzione di Barbaresco, grazie alla sua esposizione sud-sud ovest e all’altitudine tra i 240m e i 280 slm, unite alle leggendarie marne delle Langhe.
Profilo olfattivo pronunciato e complesso di more, spezie, sottobosco, rosa e violetta. Al palato è ricco, intenso, avvolgente, tessuto tannico vellutato che dona personalità e piacevolezza al sorso. Finale lunghissimo con richiami fruttati e grande potenziale di invecchiamento.
Barbaresco Roncaglie 2021
100% nebbiolo. Non si concede subito, prima sussurra e ti fa intendere che è ottimo, una volta che lo hai atteso si mostra in piena luce e conferma la prima impressione: profilo olfattivo che sullo sfondo leggermente salmastro evidenzia more e lamponi, viole fresche e rose essiccate, pepe nero e bianco, zenzero fresco, resina di pino e soffi balsamici. Il sorso ti avvolge spinto dal tannino serrato, fitto e setoso, che sostiene la struttura sostanziosa, allunga il finale speziato e garantisce la lunga evoluzione futura.
Barolo Bussia Dardi Le Rose 2021
100% nebbiolo. Macerazione con le bucce per 12/15 giorni, fermentazione malolattica completa prima dell’inverno. In primavera inizia l’affinamento che varia tra i 24 e i 28 mesi in botti grandi di rovere di Slavonia. Il Barolo Bussia dei Colla rappresenta il punto di origine del concetto di Cru in Langa. Parte con il Bussia l’idea di Beppe Colla di vinificare e imbottigliare separatamente le uve provenienti da diverse zone del Barolo che, fino ad allora, erano trasformate in vino massa unica.
Profilo olfattivo elegante e preciso di frutta rossa macerata, viola e composta di rosa, cannella, pepe nero, arancia rossa, sottobosco e un tocco mentolato. Sorso elegante, avvolgente, tannini fitti che insieme alla freschezza donano tanta persistenza.
Bricco del Drago 2021
85% ca dolcetto 15% ca nebbiolo. In produzione dalla vendemmia 1969, è stato il primo “Super Vino da Tavola” in Piemonte, forse anche in Italia. Il terreno ed il microclima in questa vigna conferiscono al dolcetto complessità e struttura. Per questo motivo Luciano Degiacomi, creatore del vino, chiese consiglio a Beppe Colla e cercarono di ammorbidire il dolcetto mettendo una piccola percentuale di nebbiolo, per aggiungere finezza ed eleganza, ed affinandolo per un periodo di tempo in legno: il risultato fu un vino importante, elegante, piacevole, longevo.
Il Bricco del Drago è così particolare da essere l’unico vino da tavola ad aver ottenuto la delimitazione della zona di produzione con Decreto del Presidente della Repubblica n. 196 del 1987, in pratica un monopole.
Le due uve sono vinificate separatamente poiché maturano in tempi differenti; l’assemblaggio è effettuato in un secondo momento. Il dolcetto macera per circa 5/8 giorni mentre il nebbiolo per 10/12 giorni. La sosta in botti grandi di rovere dura almeno un anno. Rubino intenso e profondo, profumi di viola, liquirizia, cacao, pepe nero, ginepro su sfondo di sottobosco. Il sorso sul palato è ampio, saporito, fresco e succoso, avvolgente, ripropone le note di sottobosco. Finale lungo
Vermouth Bonmè
Dimenticate i vermouth per i cocktail, spesso molto dolci o molto secchi, dove l’assenzio e le infusioni di erbe, spezie e scorze la fanno da padrone. Il Bonmè, assenzio in dialetto piemontese, è in equilibrio tra l’ampia aromaticità del moscato che compensa l’esuberanza olfattiva delle infusioni, perché dopo la torchiatura delle uve, per inibire la fermentazione si aggiunge alcol buongusto. In tal modo lo zucchero naturale del moscato agisce in compensazione. Il Bonmè può essere un aperitivo o un fine pasto, con i dolci e anche con il cioccolato amaro, nonché ideale con i formaggi forti, piccanti ed erborinati.
credits photo: @podericolla – illustra La famiglia Colla al completo con ancora Beppe Colla, mancato nel 2019.















